Non chiamatelo rimpasto. Giorgia Meloni si appresta a chiudere il risiko delle nomine post-referendum e a preparare lo sprint di fine legislatura. Nel prossimo Consiglio dei ministri, fissato per mercoledì, dovrebbero essere inserite le caselle dei sottosegretari mancanti. Un lavoro di cesello, più che una rivoluzione, che punta a disinnescare le tensioni e a evitare scossoni.
Le ipotesi in campo delineano un mosaico costruito con attenzione. Sara Kelany è indicata per la Giustizia, in quota Fratelli d'Italia, mentre il leghista Claudio Durigon rafforzerebbe la presenza della Lega al Mef, consolidando un presidio strategico su uno dei dicasteri chiave. Durigon peraltro lascerebbe vuota la casella di sottosegretario al Lavoro dove potrebbe approdare la deputata azzurra Chiara Tenerini. Per la Cultura prende quota il nome di Alessandro Amorese, attuale capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Cultura, in continuità con il lavoro parlamentare e con le linee già tracciate dal ministero. E poi c'è la casella degli Esteri per cui circola il nome di Massimo Dell'Utri, coordinatore regionale siciliano di Noi Moderati. Parallelamente si muove il dossier più delicato, quello che intreccia governo e authority. C'è uno schema su cui lavorano Giorgia Meloni e Antonio Tajani per sciogliere uno dei nodi più politicamente sensibili. L'ipotesi prevede che Federico Freni, attuale sottosegretario all'Economia, venga indicato per la guida della Consob, in un passaggio che richiede equilibrio e competenze tecniche. In cambio, Paolo Barelli, dimessosi da capogruppo di Forza Italia alla Camera a favore di Enrico Costa, entrerebbe nell'esecutivo con un incarico da viceministro, probabilmente ai Rapporti con il Parlamento, rafforzando il canale tra governo e aule. Il passaggio chiave sarebbe il via libera di Forza Italia a Freni, che supererebbe così il veto finora opposto da Tajani sulla sua nomina alla guida dell'autorità che vigila sui mercati.
Sulla corsa verso la presidenza Consob del sottosegretario al ministero dell'Economia è però in corso una valutazione legale, con la richiesta di un parere all'Avvocatura di Stato da parte di Palazzo Chigi. Sotto la lente c'è la sua delega alla legislazione, in base alla quale ha scritto la riforma del mercato dei capitali che ha modificato il Testo unico della finanza.
Al di là del caso Freni il rimpasto appare come un'operazione di manutenzione politica. Meloni punta a chiudere rapidamente il dossier per concentrare l'attenzione sulle priorità di fine legislatura, a partire dai dossier economici (ed energetici) e sulle riforme ancora in agenda. L'obiettivo è consolidare l'assetto della maggioranza e arrivare alla fase finale della legislatura con una squadra stabilizzata, capace di reggere l'urto delle prossime sfide politiche ed economiche.
Il risiko delle poltrone racconta il termometro dei rapporti di forza e la capacità della premier di tenere insieme le diverse sensibilità, gestendo ambizioni e necessità di rappresentanza. Un quadro in cui le nomine assumono un valore politico contribuendo a definire il perimetro del consenso e la tenuta dell'esecutivo.