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Il Sì dilapidato in poche settimane con la trappola del "politicizzare"

La scommessa vinta da Franceschini sui "fantasmi" da agitare per vincere. Ma la trasformazione dei No in voti è un'operazione tutt'altro che scontata

Il Sì dilapidato in poche settimane con la trappola del "politicizzare"
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Era partita col piede giusto: il Sì sembrava maggioranza, il Sì sembrava pronto ad agguantare una vittoria storica, il Sì era avanti di molti punti. Ma la lunga volata di queste settimane si è conclusa con il sorpasso dei No e la sconfitta dei riformatori. Game over e fine del sogno di cambiare la Costituzione.

"Abbiamo perso un'occasione storica per il nostro Paese - osserva Enrico Costa, deputato di Forza Italia, uno dei volti del Sì - ma sinceramente non credo che dobbiamo fare chissà quale autocritica. È arrivata la grande onda del No che ha messo insieme motivazioni diverse: la difesa ideologica della Costituzione più bella del mondo, la paura che la magistratura finisse sotto il controllo della politica, l'opposizione senza se e senza ma a Giorgia Meloni e alla maggioranza di centrodestra. A sinistra sono stati abili a toccare le corde della paura, dell'indignazione, del pregiudizio. E i contenuti reali - lo strapotere delle correnti, il perdonismo facile della Disciplinare, gli squilibri di un sistema in cui il giudice non è effettivamente terzo - sono rimasti purtroppo sullo sfondo".

Insomma, gli errori, se ci sono stati, vengono giudicati veniali e non decisivi. Sarà forse una lettura autoassolutoria che fa da scudo alla debacle, ma gli sponsor del si attribuiscono il risultato all'abilità del fronte del No che ha evocato fantasmi oscuri, ha delegittimato e distribuito dosi non proprio omeopatiche di disprezzo sui fautori del si, ha risvegliato in qualche modo milioni di elettori che avevano abbandonato il "campo largo".

"Il campo largo - come afferma Alessandro Sallusti - è diventato larghissimo. Ed è andato oltre le più ottimistiche previsioni". La storia del ribaltone è tutta qui.

"Noi abbiamo fatto la nostra parte - afferma Isabella Bertolini, consigliere laico del Csm - e poi chi dice con certezza che eravamo maggioranza all'inizio della contesa qualche mese fa? I sondaggi? Mah, i sondaggi mi spiace ma hanno fatto cilecca: ci avevano spiegato che la corsa in massa alle urne avrebbe premiato il Sì, è successo esattamente il contrario. Boom alle urne e vittoria del No. Forse, i calcoli erano sbagliati pure all'inizio o non rispecchiavano la situazione reale del Paese".

Insomma, pezzi della politica e della magistratura associata hanno realizzato un'operazione politica fingendo di combattere lo strapotere del Palazzo.

E la scommessa, quella della politicizzazione inventata a suo tempo da Dario Franceschini, è stata premiata. Il Csm, le correnti e il sorteggio sono serviti per dare l'assalto a Palazzo Chigi, ora il passaggio successivo sarà tentare di rimettere quei voti nell'urna l'anno prossimo, capitalizzare dunque il successo per dare la spallata a Giorgia Meloni nel 2027. "Ma un conto é dire No ad una riforma - nota Sallusti. - altra cosa è trasformare quei No di tanti colori nel mastice di una coalizione alternativa al centrodestra. Conte é stato rapidissimo nel lanciare le primarie di coalizione.

Insomma, si candida per la leadership delle opposizioni che vogliono conquistare il Palazzo".

La separazione delle carriere non s'ha da fare, Giorgia Meloni ha perso il tocco magico, a sinistra si coltivano propositi di gloria e si accendono nuovi duelli.

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