Si chiamerà il Ponte della Pace. Lo ha annunciato Matteo Salvini, ieri pomeriggio, a Messina. Lo ha ripetuto, scandendo le parole, per tre volte: "ponte della pace, la pace militare, la pace sociale". Si riferiva alle guerre che stanno travolgendo il mondo e si riferiva anche alla politica italiana.
La Lega riparte da qui, dopo la sconfitta del governo al referendum. La piazza era piena, c'era entusiasmo. Certo, nel centrodestra si sente forte la botta del referendum perduto, ma ieri la manifestazione pro-ponte era una cosa più grande e più larga del centrodestra. C'era il popolo che vuole le grandi opere, vuole il ponte sullo stretto, vuole una prospettiva nuova per la Sicilia e per la Calabria. Sul palco, accanto al capo della Lega, al governatore Schifani, all'onorevole Siracusano, a Ciccio Cannizzaro, candidato sindaco a Reggio, c'era anche Vincenzo Bianco. Ricordate? È stato ministro dell'Interno, è stato sindaco di Catania, è uno dei fondatori del Pd. Ha detto: "Io sono di sinistra ma sono stato da sempre favorevole al Ponte e lo sono ancora. Non cambio idea perché lo propone un governo di destra".
Il protagonista però era lui. Salvini. Ha detto subito che se gli elettori si esprimono bisogna dare loro retta. E se il referendum lo ha vinto il No bisogna prenderne atto. Poi però ha detto che si riparte. Perdere una battaglia non vuol dire perdere la guerra. E guardate bene da dove si riparte: dal Sud, dal Sud profondissimo (Calabria e Sicilia) e dalla Pace. Chi se lo sarebbe aspettato che la battaglia quasi identitaria della Lega, nata in Veneto e in Lombardia, sarebbe diventata la costruzione di una gigantesca infrastruttura tra la Calabria e la Sicilia, con lo scopo di ridare ricchezza e ossigeno, finalmente, al Mezzogiorno d'Italia?
Salvini ha parlato a lungo della necessità del ponte. Ha spiegato che sarà un'opera architettonica gigantesca, unica al mondo. "Un monumento che tutti ci invidieranno". Ha smontato una ad una tutte le obiezioni dei no-ponte e della sinistra, e ha ricordato come 150 anni fa le stesse obiezioni furono avanzate a chi aveva deciso di costruire il ponte di Brooklyn. "Dicevano che il vento lo avrebbe buttato giù, che non sarebbe servito a niente, che prima bisognava costruire altre opere pubbliche... E oggi? Oggi - ha detto Salvini, i no-ponte che cercano di mettere ostacoli al nostro progetto, poi vanno per turismo a New York e si fanno la foto ricordo, sorridenti, sul ponte di Brooklyn".
Soldi alla mafia? Salvini ha giurato che neanche un euro andrà alla criminalità, e che se la mafia si affaccerà sarà colpita "col machete". Salvini ha presentato il progetto come qualcosa di molto più importante della costruzione di un'opera pubblica. Ha detto che il suo valore è doppio: il valore funzionale, che semplifica e rende economici i trasporti dalla Sicilia e verso la Sicilia, e il valore ideale, e cioè il sogno che viene consegnato alle giovani generazioni siciliane e calabresi. Oggi, ha ricordato Salvini, migliaia di giovani nascono al Sud, studiano al Sud, si formano al Sud, si laureano al Sud, e poi sono costretti a emigrare in Europa o in America, perché qui non c'è lavoro. Il ponte, ha detto, creerà lavoro e speranze e sarà la più grande operazione di "remigrazione" a favore dei ragazzi italiani.
I tempi? Salvini ha detto che se tutto andrà come deve andare entro il 2026 potranno aprire i cantieri. E in otto anni avremo l'opera finita.
Le automobili, e i camion, e i Tir potranno in pochi minuti raggiungere la Sicilia e la Calabria, le esportazioni e le importazioni si sbloccheranno, una metropolitana effettuerà 200 corse al giorno. "Avremo una vera rivoluzione sia sul piano economico, sia su quello sociale sia su quello della architettura".