De Zolt-Albarello-Vanzetta-Fauner. Per gli appassionati di sport è una preghiera laica, quasi come compitare Zoff-Gentile-Cabrini eccetera. Quattro fondisti che scrissero il 22 febbraio del 1994 una delle più grandi pagine della storia dello sport italiano, la vittoria nella staffetta 4x10 km davanti ai leggendari norvegesi guidati da Bjorn Daehlie, che sciavano in casa, a Lillehammer. Probabilmente la più valorosa medaglia d'oro azzurra dei Giochi invernali, con buona pace di Alberto Tomba, di Manuela Di Centa e di Sofia Goggia.
Ma quegli eroi, 32 anni dopo, sono stati finalmente battuti. Da chi? Ma come da chi, dall'Uomo Gatto. E non delle nevi. No, quello di Sarabanda, impolverata trasmissione tv in cui si dovevano indovinare le canzoni ascoltando poche note. Dall'Uomo Gatto e anche da una folla di giornalisti, artisti, vippetti, influencer, amici degli sponsor, amici degli amici degli sponsor. Tutte persone che sono riuscite a farsi inserire nel novero dei 10.001 fortunati che hanno ciascuno trasportato la fiamma olimpica per un breve tratto nel suo girovagare per l'Italia avvicinandosi a Milano e a Cortina, dove i Giochi Olimpici partiranno il prossimo 6 gennaio.
Ma Silvio Fauner no. Non è stato invitato. E con lui molte altre leggende dello sport olimpico italiano. Fauner, ultimo frazionista di quella formidabile staffetta, colui che dette il colpo di reni per battere Daehlie, ha raccontato il suo fastidio alla Gazzetta dello Sport, dicendosi il rappresentante di "10 atleti olimpici che hanno conquistato 35 medaglie olimpiche. "Non siamo stati coinvolti minimamente in nessuna iniziativa per l'Olimpiade invernale nel nostro Peese. Né tedofori, né ambassador, nessun ruolo. Nulla".
Fauner accusa tutti: il Coni, la Fisi, Milano-Cortina. Che in serata precisa: Fauner non "non è stato invitato a prendere parte alla staffetta in quanto attualmente ricopre una carica politica". "Sissio" è infatti vicesindaco del Comune di Sappada e questa è una delle condizioni prelimiari di esclusione.
Ma se questo vale per Fauner non può valere per i tanti alti campioni sbianchettati e che Fauner dice di rappresentare, come Maurilio De Zolt, Giorgio Vanzetta, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Gabriella Paruzzi, tutti fondisti con medaglie al collo. La figuraccia resta e nel giro di poche ore è diventata un caso politico. Il ministro dello Sport Andrea Abodi è rimasto turbato da questo sgarbo alle glorie sportive e ha chiesto "alla luce di quello che è emerso, informazioni alla Fondazione Milano-Cortina e al Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione. In linea di principio è evidente che le leggende dello sport e chi ha fatto la storia dello sport dovrebbe essere tenuto in grandissima considerazione". E poi: "Credo che la platea degli olimpionici dovesse essere un'avanguardia".
Feroci anche le reazioni della Lega, che in una nota sottolinea come "la scelta dei tedofori, che non ha previsto il coinvolgimento complessivo dei miti dello sport, è incomprensibile e sconcertante. Anche perché non è stata in alcun modo concertata con il ministero di Matteo Salvini che più di tutti si è speso per la realizzazione dei Giochi".
Nel corso delle ultime settimane, con l'avvicinarsi della cerimonia di inaugurazione di Milano-Cortina 2026, sono stati diversi gli sportivi che si sono lamentati con il comitato organizzatore. Tra essi Kristian Ghedina, sciatore alpino e discesista italiano più vincente nella Coppa del Mondo, che un mesetto fa così si sfogò: "Mi aspettavo di essere uno dei volti delle Olimpiadi. Invece si sono dimenticati di me". Anche se poi l'ex sciatore cadorino, nato a pochi chilometri da Cortina d'Ampezzo, ha confessato di essere comunque riuscito a farsi inserire nella lunga lista dei tedofori "compilando la scheda online".
Come un signor nessuno, che per correre qualche centinaio di metri con la torcia in mano aveva una sola possibilità: scaricare entro lo scorso 25 giugno la app Coca-Cola e spiegare il modo in cui questo appuntamento fosse importante per lui. Insomma, spiegare i propri valori olimpici, da campione olimpico o da Uomo Gatto.