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Segre: "Mi dicono Perché non muori? C'è sempre più odio"

La senatrice al Memoriale con il ministro. "Stesse minacce quando ero bambina"

Segre: "Mi dicono Perché non muori? C'è sempre più odio"
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"Perché non muori?" Sono le parole che gli odiatori rivolgono ancora oggi a Liliana Segre, una signora che per decenni, nelle scuole come nelle istituzioni, non ha fatto altro che testimoniare il valore della memoria come antidoto all'odio.

E invece l'odio dilaga, tracimando dai social alle piazze. "Una valanga d'odio che trascina le persone a mandarmi messaggi a 96 anni perché non muori?", ha raccontato ieri la senatrice a vita, al Memoriale della Shoah, partecipando all'evento "Le vittime dell'odio" organizzato dell'Oscad, l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti intimidatori, uno strumento operativo interforze attivo nel contrasto dei reati di matrice discriminatoria.

Segre ha colloquiato con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e lo ha ringraziato definendolo "un amico". "Il mondo dell'odio è talmente vasto, è sempre più vasto" ha ammesso, e quelle minacce - ha raccontato nel momento più toccante della mattinata - sono le stesse "che ricevevo da bambina", quasi 90 anni fa. "Con la campagna razziale del 1938 - ha ricordato di fronte a una sala strapiena e silenziosa, a pochi metri dal Binario 21 - mio padre mi diceva di non rispondere più. Ma io qualche volta non obbedivo, lo faccio ancora per carattere, e rispondevo al telefono".

"Spesso - ha proseguito - c'era la voce di un uomo o una donna, io dicevo pronto, e sentivo perché non muori?". "Non posso e non vorrei andare avanti più di tanto", ha detto Liliana Segre, ma "non mi aspettavo che dopo tutto quello che è successo ancora a 96 anni qualcuno mi scrivesse così".

E "perché non morite?", e urla del genere, hanno risuonato anche nel centro di Milano il 25 aprile, quando lo spezzone ebraico e iraniano è stato letteralmente cacciato dal corteo celebrativo della Liberazione, da contestatori con la bava alla bocca.

"Purtroppo - ha ammesso il presidente del Memoriale Roberto Jarach - ci sono ancora incidenti, momenti preoccupanti, di tensioni e, diciamolo, di antisemitismo che era latente e continuiamo a ritenere che fosse un fenomeno carsico, non è mai scomparso, e purtroppo si sta rivitalizzando".

Non a caso, nel 2025 hanno raggiunto quota 605 le segnalazioni di episodi di antisemitismo arrivate all'Osservatorio. "Siamo qui per tenere alta l'attenzione su un tema che non riguarda solo la sicurezza pubblica ma la qualità stessa della nostra democrazia - ha spiegato il presidente dell'Oscad Raffaele Grassi - L'antisemitismo non è un fenomeno confinato nei libri di storia ma continua a manifestarsi in forme nuove ma non meno pericolose".

In un "contesto influenzato dal conflitto mediorientale", ha osservato Pasquale Angelosanto, coordinatore nazionale per la lotta contro l'antisemitismo, si registra un "preoccupante aumento di aggressioni fisiche, perpetrate principalmente da cittadini di fede islamica, anche registratesi in ambiti riconducibili all'antagonismo polarizzato tra le tematiche pro Palestina".

E parlando del 25 aprile, Piantedosi è stato chiarissimo, esprimendo la "condanna più netta e assoluta" per quello che è accaduto a Milano alla Brigata ebraica, e "una rinnovata solidarietà a chiunque abbia subito quell'atto vile". "Trovo grave che non si parta dalla denuncia secca" dell'accaduto, ha scandito, "ma si facciano manovre diversive". Il presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo ha poi replicato: "Piantedosi è male informato. Nessuno mette in discussione la presenza della bandiera della Brigata ebraica.

Ma che c'entrano col 25 aprile, per esempio, le bandiere dello scià e il manifesto con la scritta "Grazie, mister presidente Trump"?" Ma la bandiera che chiama "dello scià" è la bandiera dell'Iran pre-ayatollah, mentre sulla bandiera della Repubblica islamica in piazza, l'Anpi non ha niente da eccepire.

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