Deluso?
"Che mazzata".
Le cinque del pomeriggio: l'ex direttore del Giornale e frontman del Sì, Alessandro Sallusti entra negli studi romani del Palatino, ospite di Nicola Porro e dello speciale di Quarta repubblica.
Sallusti, dove ha sbagliato Il fronte del Sì?
"Non credo ci siano stati grandi errori. Qualche eccesso forse, ma la nostra è stata una campagna precisa, puntuale, nel merito".
Però all'inizio i sondaggi davano in netto vantaggio i favorevoli. Che cosa è successo?
"Il popolo del Sì era già consapevole, in una certa misura già pronto al voto".
E quello del No?
"Siamo al passaggio decisivo: il centrosinistra è riuscito a risvegliare, mobilitare, strattonare gente che si era defilata da tempo, che non andava più alle urne, che ci aveva messo una croce sopra. Ora la croce l'ha messa sul no".
Come tradurresti questa tendenza in uno slogan?
"Il campo largo si è fatto larghissimo. Ma tutto questo è avvenuto con un gioco molto falloso, duro, politico che più politicizzato non si può. Anzi, per dirla tutta, hanno attaccato e delegittimato gli autori della riforma e le voci del Sì".
Compreso Sallusti.
"Esatto. Gratteri ha spiegato che non voleva stringermi la mano. Amen. Il punto è che l'attacco ha colpito anche i cittadini intenzionati a votare Sì. Li si è colpevolizzati, come se votare Sì fosse un'operazione sconveniente".
Forse, non avete spiegato con chiarezza i temi della riforma?
"Noi abbiamo informato i cittadini su tutte le questioni fondamentali e sul principio di fondo: modernizzare il sistema giudiziario, dare dignità alla difesa, separare le carriere non per punire qualcuno, ma per stabilire un corretto equilibrio fra accusa e difesa. Abbiamo cercato di chiarirlo in tutti i modi, ma il dibattito è stato spostato altrove. Si è gridato allo scandalo: la riforma, una riforma liberale, avrebbe portato i pm sotto il tallone dell'esecutivo, avrebbe schiacciato la magistratura, sottomettendola alla politica. Tutte fake, ma hanno funzionato. È un principio terra terra: è più facile coagulare i No, votare contro piuttosto che sposare con un Sì un ambizioso progetto riformatore".
Il dato politico qual è?
"Non mi pare si sia rotto il patto politico fra Giorgia Meloni e gli italiani. Per capirci, i voti presi dal centrodestra alle politiche del 2022 ci sono tutti. Sono gli altri che sono saliti".
Il Campo larghissimo?
"Sì. Hanno portato o riportato alle urne tanti che erano spariti. Ma attenzione: il Campo allargato non è una coalizione".
Oggi è nata una nuova maggioranza?
"Appunto: direi di no. Si sono messi insieme pezzi e segmenti diversi della società, ma da qui a formulare un programma comune ce ne corre. Facciamo un esempio".
Prego.
"Dubito che i tanti vincitori di oggi possano sedersi attorno a un tavolo e trovare una posizione comune sull'Iran. Ma certo, il tentativo sarà quello di capitalizzare quei milioni di voti venuti allo scoperto".