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Gli smash vincenti di Mulè, il Sinner del Sì. "I confronti in tv con Woodcock e la grillina? Li ho inchiodati sulle cose che rinnegano"

Il vicepresidente della Camera tra la scuola di giornalista e la lezione del Cav: "Documentarsi e rispondere agli schiaffi con un sorriso"

Gli smash vincenti di Mulè, il Sinner del Sì. "I confronti in tv con Woodcock e la grillina? Li ho inchiodati sulle cose che rinnegano"

Preciso e letale. Ti sconfigge ma con gentilezza. È il Sinner del Sì, Giorgio Mulè. Ne sa qualcosa John Woodcock che ha subito il gioco martellante del vicepresidente della Camera in un duello tv, ormai cult di questa campagna referendaria: "Lei non ha fratelli gemelli, no? Sa perché glielo chiedo? Perché lei ha dichiarato, e anche scritto, che al pm piace vincere facile perché il giudice è assoggettato al pm". Numeri da semifinale di un torneo del Grande Slam: il duello infatti veleggia già oltre 10 milioni di visualizzazioni. Mulè, siciliano di Caltanissetta, classe '68, giornalista, cronista di giudiziaria in Sicilia, già capo della redazione romana del Giornale e direttore di Studio Aperto e Panorama, oggi dirigente di Forza Italia e vicepresidente della Camera, si candida a essere il vincitore morale della campagna referendaria. "La parola vittoria non va pronunciata fino al 23 marzo" sorride seduto nel suo studio al primo piano di Montecitorio. "Le vede tutte queste carte che ho davanti? Ecco, io leggo e approfondisco".

Una disciplina quasi altoatesina - a proposito di Sinner - che è la sua cifra da quando per la prima volta ha varcato l'ingresso di Montecitorio. Corre l'anno 2018, Mulè lascia il giornalismo e approda alla Camera. Legislatura folle, quella del quinquennio '18-'22: si succedono tre governi e nel mezzo c'è la anche la pandemia che blocca il Paese. "È arrivato alla Camera portando i tempi del giornalista d'assalto. Qualcuno di noi lo ha fatto riflettere che in politica i tempi non sono gli stessi. Adesso ha imparato" confida un collega.

In punta di piedi Mulè scala i piani di Forza Italia e diviene sottosegretario alla Difesa del governo Draghi. Rieletto nel 2022, l'inizio della legislatura è un po' turbolento, qualche screzio con Antonio Tajani ("No a tripli incarichi, Antonio rifletta se lasciare il partito", tuonava in un'intervista a Repubblica). E qualche malumore con Giorgia Meloni per aver richiesto le dimissioni dell'ex sottosegretaria Augusta Montaruli dopo la condanna per peculato. Adesso tutto sembra rientrato. E non è un caso se sia stato scelto come coordinatore della campagna referendaria del Sì proprio da Tajani.

Da quella postazione ha sconfitto Woodcoock. E sta dando il meglio nei faccia a faccia tv. Ma quale tattica ha applicato il Sinner del Sì? "Documentarsi, quindi, non accontentarsi dell'intelligenza artificiale che riporta i primi tre link, incaponirsi nell'andare a recuperare articoli, storie, persone, anche se poi userai il 5% di quello che hai studiato. L'approccio è proprio quello delle carte, che erano le carte contaminate dal dubbio come diceva Leonardo Sciascia, ovvero coltivare il dubbio che in quelle carte non c'era la verità rivelata ma c'era qualcosa che ti invitava ad approfondire per vedere se corrispondeva alla verità reale. In sintesi la chiave è: inchiodarli rispetto a quello che adesso rinnegano". Tutto ciò col sorriso, l'ironia, senza mai alzare i toni: "Alla Sinner: sorriso e umiltà. Conviene prendere uno schiaffo, incassarlo, evitare di rispondere con un pugno, e replicare invece un sorriso smontando nel merito l'avversario. In questo c'è tanto di Berlusconi". Si torna sempre lì, con Mulè, che prima come direttore di Studio Aperto, poi come direttore di VideoNews, e ancora alla guida di Panorama, ha frequentato il Cavaliere. I pranzi e le cene a villa San Martino sono stati una scuola di formazione: "Il presidente aveva la capacità di rendere materie complesse semplici e quando veniva contestato con un sorriso o con una battuta metteva in difficoltà l'interlocutore".

E siccome c'ha preso gusto, giovedì scorso, ospite di Paolo Del Debbio a 4 di Sera, Mulè ha vinto in due set anche contro la vice-capogruppo del M5s, Vittoria Baldino, che sventolava il presunto "aumento della politica" determinato dalla riforma Nordio: "Nella nuova formulazione i magistrati togati sono 9, 3 rimangono laici, e si aggiungono 3 indovinate nominati da chi? Dal presidente della Repubblica. Nelle scuole che ho frequentato in Sicilia l'aritmetica dice questo". Game, set e match.

E adesso cosa succederà nella vita di Mulè? La sua stella è in ascesa, perché incarna un centrodestra moderato che si confronta con tutti. Da vicepresidente della Camera è apprezzato: "È il miglior conduttore dell'aula grazie alla sua ironia intelligente". In Transatlantico si parla di lui come candidato alla presidenza della Regione Sicilia per il post Schifani.

Sia come sia, ora Mulè preferisce non pensare al post ma all'ultimo scampolo di campagna per il Sì. "Il mio obiettivo è uno soltanto: rendere umana la riforma". Quattro giorno al voto. Certo è che quando finirà la corsa referendaria sarà difficile lasciare il Sinner del Sì in panchina.

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