Che bello! La politica vera è tornata: è quella che quando l'hai letta due volte vorresti spararti. È di scena Walter Veltroni, il leader a metà, molto newyorkese per il fraterno legame con "the City" (fu lui che importò la moda del botton down dalla Fifth Avenue) e anzi kennediano (riuscì a concentrare in un cinemino romano mezza famiglia Kennedy). Molto romano, un grande sindaco, va detto. Ma adesso che cosa ci serve in tavola? Una articolessa: cioè quel genere leggermente enciclopedico che quando lo hai finito ti chiedi? Ma che ha detto? Il pezzo parte dalla prima del Corriere per poi dilagare, senza pietà, a pagina 34. Si parla di congresso naturalmente, di imminenti elezioni politiche, di fastose vittorie raggiunte come la caduta di Orban e il No al referendum italiano, che Veltroni giura di avere già vinto e stravinto, compreso il futuro Mattarella non sono stati fatti nomi. Al Nazareno in ogni sottoscala si accendono risse: "Compagni! Guardiamoci negli occhi: questo non è nell'interesse del Paese. Questo è nell'interesse della tua corrente". Attimi di sgomento riflessivo. "Puoi spiegaci, porca puttana! Di più? Ma non eravamo già sicuri di vincere?". Al lettore viene in soccorso il titolone redazionale: "Ora la Sinistra pensi al Paese". Un colpo da maestro. Vuol dire che finora il Pd non ha neppure cominciato a fare i compiti per governare, non soltanto per lacerarsi fregandosi l'argenteria. E dunque, molto chiasso per poco. Sotto il titolo, convergono versetti satanici: piantatela di farvi soltanto i cavoli vostri e fate qualcosa per quei poveri disgraziati che vi votano per tradizione etnica. Veltroni parla un linguaggio estinto: i partiti hanno bisogno di un leader anche adesso e lo si vede dal fatto che le democrazie non putinate l'hanno dimostrato.
Chi vince non ha un programma in 150 pagine, ma deve essere un leader. E invece Walter, come modello archetipo di candidato perfetto, ci ritira fuori nientemeno che Prodi, l'indomito. E poi tutto il seguito, D'Alema, la guerra contro Belgrado, un aroma di passato remoto, un che di tanfo.