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"Sovranità" e "merito", nuova identità ai ministeri

Per un Presidente del Consiglio (non si farà mai chiamare "presidentessa"...) che preferisce parlare di "nazione" più che di "Paese" e che celebra l'Europa dei "patrioti", le parole hanno un fortissimo valore identitario.

"Sovranità" e "merito", nuova identità ai ministeri

Per un Presidente del Consiglio (non si farà mai chiamare «presidentessa»...) che preferisce parlare di «nazione» più che di «Paese» e che celebra l'Europa dei «patrioti», le parole hanno un fortissimo valore identitario. E tanto più lo hanno le denominazioni dei ministeri del nuovo Governo. Nomina sunt consequentia rerum significa essere convinti, e Giorgia Meloni lo è, che i nomi rivelino l'essenza delle cose. E lo ha spiegato molto bene agli italiani ieri sera quando ha letto la composizione della sua squadra. Lo Sviluppo economico diventa il ministero delle Imprese e del Made in Italy (con un certo orgoglio nazionale e un'attenzione alla tutela del «territorio»). Quello della Transizione ecologica - termine che Giorgia Meloni lascia volentieri alle sinistre di lotta e di greenpeace - si chiamerà Ambiente e sicurezza energetica. Le Politiche agricole, per la gioia di Matteo Salvini e non solo - cambiano in Agricoltura e sovranità alimentare (la parola «sovranità» non mancherà di infastidire più d'uno), e del resto già i cugini francesi hanno istituito un Ministère de l'Agriculture et de la Souveraineté alimentaire, anche se lì la contiguità sovranità-sovranismo è molto più debole che da noi. Ancora. Al ministero dell'Istruzione viene aggiunta - e non va sottovalutata - la dicitura «del merito»: l'ala conservatrice del Paese sarà più che contenta. Le politiche europee tornano a essere un ministero e includeranno anche la Coesione territoriale e il Pnrr; mentre il ministero del Sud sarà - attenzione - anche ministero del Mare (mare nostrum?). Ma, soprattutto, al ministero della Famiglia si aggiunge la natalità (e per terze, nella dicitura, le Pari opportunità).

Dietro il linguaggio, in particolare quello politico, non c'è mai nulla di casuale. E le denominazioni dei ministeri, un governo che sarà più che mai identitario, parlano - è il caso di dirlo -da sole. E infatti il segretario del Pd Enrico Letta ha subito twittato: «Dopo aver ascoltato lista, nomi e denominazioni del Governo Meloni dico ancora più convintamente opposizione, opposizione, opposizione».

Il confronto maggioranza-opposizione, che significa ancora una volta destra-sinistra, la quale è da anni che conduce una battaglia per imporre un linguaggio il più progressista e corretto possibile, parte da qui. Dalle parole. Dentro le quali si celano le cose.

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