Roma È tornata la quiete in Forza Italia, ma la tempesta c'è stata. Eccome. La sconfitta al referendum non ha fatto alzare la testa solo a quelli dell'opposizione, ma anche ai frondisti azzurri che hanno cercato di indebolire la leadership di Antonio Tajani. Ed è dovuta intervenire Marina Berlusconi per chiarire che va bene il rinnovamento e l'autocritica, ma lui non si tocca!
Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, si racconta, aveva ripreso abilmente a lavorare ai fianchi del segretario, forte proprio della dichiarata vicinanza a Marina che, si sa, da mesi chiede facce diverse e un cambiamento di passo nel partito. A Palazzo Madama il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo organizzava con Claudio Lotito, e il nome di peso del ministro delle Riforme Elisabetta Casellati, la raccolta di firme per sostituire il presidente dei senatori Maurizio Gasparri e intanto Mulè spingeva a Montecitorio per fare la stessa cosa con il capogruppo Paolo Barelli. Il caso Gasparri, già da tempo nell'occhio del ciclone per difficoltà nel gruppo e ancor più perché si vociferava che criticasse i figli del Cavaliere, rischiava di diventare anche un caso Tajani.
Solo che il leader azzurro, impegnato in Francia per il G7 dei colleghi ministri degli Esteri, ha reagito male a quel che accadeva dietro le sue spalle. "Quando torno in Italia, se le cose stanno così, tolgo il disturbo e mi dimetto", avrebbe minacciato. Una cosa era sostituire al Senato Gasparri con Stefania Craxi, fedelissima a lui quanto a Marina, una cosa far fuori anche l'amico Barelli, dando l'impressione di repulisti generale. Fatto mentre era lontano, invece di consultarsi con lui. E perché poi?
Il segretario azzurro, sicuro di aver dato l'anima per mesi in giro per l'Italia per sostenere il Sì, non ritiene di avere colpe per la vittoria del No. Non ci sta ad essere presentato come troppo accondiscendente con la premier Giorgia Meloni, anche sulla politica estera di Donald Trump. Il partito, poi, è sicuro di averlo guidato nel migliore dei modi, anche democratizzandolo, con i congressi provinciali e regionali che ha appena confermato.
Proprio questi, per i suoi avversari, servirebbero a blindare il partito attorno a lui. Gli amici ricordano che uno dei promotori della fronda, quel Zangrillo già ai ferri corti con il governatore del Piemonte Alberto Cirio che gli rimprovera una scarsa presenza sul territorio, non avrebbe le tessere per essere confermato come coordinatore della regione e ambirebbe a ben altro.
Fatto sta che mentre Gasparri un po' l'allontanamento se l'aspettava e ha accettato senza proteste di traslocare alla presidenza della commissione Esteri del Senato al posto della Craxi, l'operazione Barelli è stata stoppata. Un ruolo l'ha avuto la ministra dell'Università Anna Maria Bernini che ha informato Marina del terremoto in corso. A quel punto, la figlia di Silvio ha negato che Mulè agisse su suo input e l'ha chiamato per dargli l'alt. Una telefonata distensiva la Berlusconi l'ha fatta anche a Tajani, per confermargli sintonia e fiducia.
E una terza, non necessariamente in quest'ordine, a Giorgia Meloni con la quale, pur parlando di necessario segnale di rinnovamento in Fi dopo la sconfitta al referendum, spiegava che non era in discussione Tajani. Anche perché, ha concordato la premier, quello al suo vice sarebbe stato un colpo al governo.AMG