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La squadra garantista per separare le carriere

Da Pera e Quagliariello a Salvi e Latorre: liberali ed ex diessini insieme per "Le ragioni del Sì"

La squadra garantista per separare le carriere
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A volere giudici e pm nella stessa carriera fu il fascismo, con il Regio decreto Grandi del 1941. La monarchia, invece, aveva messo il primo dipendente dal ministero della Giustizia e il secondo da quello dell'Interno, separati.

Marcello Pera, ex presidente del Senato con il governo Berlusconi, oggi di FdI e Cesare Salvi, giurista ed ex ministro del Lavoro del governo D'Alema, spiegano che la riforma costituzionale non si può definire certo di destra. Tutt'altro. Non per nulla ha le firme di grandi giuristi di sinistra, come Giuliano Vassalli e Giandomenico Pisapia. In un convegno a palazzo Giustiniani su "Dialogo. Le ragioni del Sì", i due riprendono in vista del referendum di marzo il filo che 28 anni fa li fece lavorare insieme, per introdurre in Italia il processo accusatorio. Prevedeva il "giudice terzo", poi mai davvero realizzato. Fino ad ora.

"Nel 99 eravamo divisi politicamente, ma uniti dalla convinzione che il problema si risolvesse in maniera trasversale. Come me, Salvi ne era convinto, sulla linea garantista nel suo partito, il Pds. Il processo accusatorio languiva, per interventi vari e discutibili sentenze della Consulta e cercammo di rimediare con la riforma del giusto processo', che cambiò la Costituzione con decisione unanime".

Proprio "nello spirito del 99" è arrivato il momento, dicono in sostanza Pera e Salvi, di togliere le magliette delle squadre locali e indossare quella della nazionale, per un accordo bipartisan sulla riforma. "Molto grave -dice Pera- è la posizione dell'Anm per il no, perché tipicamente politica. Fa dell'associazione un partito".

Per Salvi, quella sulla separazione delle carriere "è una riforma garantista e il garantismo non è né di destra né di sinistra, vale per tutti".

Precisa che "la legge dice che l'indipendenza di giudici e pm è al riparo da qualsiasi interferenza politica e chi sostiene il contrario non l'ha letta o mente". Salvi cita Rousseau, favorevole al sorteggio per incarichi pubblici, per difendere il sistema elettorale scelto per il Csm.

All'iniziativa partecipano personaggi di centrodestra e di centrosinistra, come i presidenti emeriti della Corte Costituzionale Augusto Barbera e Antonio Baldassarre, Gaetano Quagliariello, Claudio Petruccioli, Enrico Morando, Giorgio Tonini, Stefano Ceccanti, Nicola Latorre, Claudia Mancina, Claudio Velardi, Ferdinando Adornato. Dice Nicolò Zanon, ex vicepresidente della Consulta: "Paradossalmente oggi si dice che chi vota sì è fascista, mentre si smantella una scelta culturale del Ventennio.

Il sì libera i magistrati dal peso delle correnti, il no difende il potere dell'Anm sul Csm".

Per il giurista Giorgio Spangher, Grandi voleva l'unità delle carriere per difendere l'ordine pubblico fascista e "questa è una riforma di sinistra, se si guarda la storia".

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