Operazione disgelo. Si può riassumere con queste parole la missione del segretario di Stato americano Marco Rubio, che sarà in visita a Roma giovedì e venerdì, un doppio disgelo con l'Italia e il Vaticano dopo l'offensiva di Donald Trump nei confronti di Leone XIV e Giorgia Meloni nelle settimane passate. Giovedì Rubio incontrerà il pontefice e il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, mentre venerdì è previsto un incontro con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e un pranzo con il ministro della Difesa Guido Crosetto, mentre non è ancora ufficialmente confermato l'incontro con Giorgia Meloni. Tutto è iniziato il mese scorso quando il presidente americano ha attaccato il Santo Padre in un post: "Non sono un suo grande fan" ha detto, descrivendolo come "debole e pessimo nella politica estera". A stretto giro è arrivata la replica del Papa: "Non mi fa paura" e "non voglio aprire un dibattito" a cui è seguita la presa di posizione di Giorgia Meloni che ha definito "inaccettabili" le parole di Trump. Da qui il nuovo attacco di Trump alla premier: "Sono scioccato, su di lei mi sbagliavo per poi aggiungere "Non vuole aiutarci sull'Iran, credevo avesse coraggio". Parole che hanno provocato un'inevitabile frizione nelle relazioni transatlantiche che ora il cattolico Marco Rubio ha il compito di ricucire. Il fatto che sia Rubio a incontrare il Papa e i vertici del governo italiano non è casuale e, sebbene abbia la competenza per la politica estera, non è intervenuto (a differenza di Vance) nella diatriba con il Papa né si è espresso sulle parole di Meloni. Inoltre, come dimostra il suo discorso pronunciato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco lo scorso febbraio, Rubio (che non proviene dal mondo Maga ma dalla struttura tradizionale del Partito Repubblicano) usa toni più concilianti verso gli alleati europei. Con l'avvicinarsi delle elezioni di midterm a novembre, Trump non può permettersi una rottura con il mondo cattolico, specie con un Papa americano, e l'obiettivo di Rubio è proprio quello di ricucire il rapporto tra l'amministrazione americana e la Santa Sede. Il clima in cui Rubio si appresta a incontrare il Santo Padre nella sua terza visita in Italia è molto diverso da quello dello scorso maggio in cui partecipò insieme al vicepresidente Vance alla messa di inizio pontificato in San Pietro così come il suo incontro con gli esponenti del governo italiano arriva in un momento differente rispetto alla sua presenza all'inaugurazione delle Olimpiadi invernali lo scorso settembre. Solo pochi giorni fa Trump, dopo aver annunciato il ritiro di 5mila militari americani dalla Germania, ha dichiarato che presto potrebbe avvenire un ritiro di soldati anche dall'Italia e della Spagna. Nel nostro Paese oggi si trovano circa 13mila militari statunitensi in varie basi. Un tema che sarà argomento di discussione con il governo italiano così come l'utilizzo delle basi nell'eventualità di una ripresa del conflitto in Iran. C'è poi un piano squisitamente politico per cui oggi il governo Meloni rappresenta l'unico esecutivo conservatore dell'Europa occidentale che non ha preclusioni ideologiche verso Trump ma non ha remore a dire quando ha posizioni diverse dal presidente americano, che ha interesse a mantenere ben salde le relazioni transatlantiche in un quadro complesso come quello attuale.
E non a caso ieri Donald Trump ha condiviso sul suo social Truth un'intervista a Matteo Salvini pubblicata dal sito di destra americano Breitbart intitolata "Il coraggio di Trump per le basi culturali sta salvando l'Occidente".