Coronavirus, tutte le bugie dei 5S sulla Lombardia

L'attacco alla Camera del grillino Ricciardi è ideologica e infarcita di errori. Così i 5S scordano le falle del governo

Coronavirus, tutte le bugie dei 5S sulla Lombardia

"Qui finisce male...". In Aula, questa mattina, Giancarlo Giorgetti era una vera furia. E non solo perché l'intervento del deputato Cinque Stelle, Riccardo Ricciardi, dopo l'informativa del premier Giuseppe Conte sulla "fase 2", lo ha chiamato in causa in prima persona, ma perché quelle parole hanno infagato la Regione Lombardia, che più di tutte ha combattuto in prima linea l'epidemia da coronavirus, e le migliaia di morti che sta ancora piangendo. Il punto è che l'invettiva del grillino a Montecitorio non solo è ideologica, ma è pure infarcita di bugie.

Il tono è quello sprezzante che contraddistingue in Cinque Stelle. Sono sempre i primi a puntare il dito. Oggi lo hanno fatto contro il "modello Lombardia", panacea - a detta loro - delle vittime del coronavirus. Un'accusa talmente assurda e campata per aria che ha scatenato una durissima reazione da parte de parlamentari di centrodestra, i leghisti in primis. "Buffone buffone!", hanno urlato contro il pentastellato. "Giù le mani dalla Lombardia!". In Aula si è quasi sfiorata la rissa a causa delle bugie raccontate dal grillino (guarda il video). Prima se l'è presa con l'ospedale costruito in Fiera a tempo di record quando la pressione dell'emergenza sanitaria era alle stelle. "Hanno speso 21 milioni per 25 pazienti - ha tuonato - ecco come sono stati spesi i soldi delle tasse e dei cittadini lombardi! E non li ha spesi Roma ladrona, li ha spesi la Lombardia". Peccato che era stato proprio il governo, con una circolare del 1 marzo del ministero della Salute, a chiedere a tutte le Regioni di aumentare del 50 per cento i posti in terapia intensiva. Sul territorio tutti avevano fatto la propria parte: dagli Spedali Civili di Brescia al San Matteo di Pavia, dal Papa Giovanni XXIII di Bergamo al nosocomio di Cremona, sono tutti corsi ad aumentare i posti letto in terapia intensiva, a recuperare i ventilatori e a fare incetta dei dispositivi di protezione individuale (Dpi). In campo sono scesi anche le cliniche private, con 334 posti in rianimazione e altri 8.383 letti per i casi acuti. Eppure sembrava tutto inutile o comunque insufficiente. Anche quando a Cremona i pazienti Covid erano 600 e i posti di terapia intensiva erano stati aumentati a 58 (otto di questi messi nell'ospedale da campo creato in tre giorni dai volontari della Samaritan's Purse), la situazione era al collasso. Tanto che erano stati disposti trasferimenti extra regione.

Per Ricciardi l'emergenza in Lombardia va ricercata nelle politiche dell'ex governatore Roberto Formigoni, che ha "tagliato, in poco più di vent'anni, 25 mila posti letto pubblici, assegnando il 40 per cento delle risorse alla sanità privata". E i ritardi causati dagli errori contenuti nelle carte del governo? Gli standard (sbagliati) sulla tipologia di paziente a cui fare il tampone? Il divieto di fare autopsie sulle vittime del coronavirus? Senza queste direttive, forse, all'ospedale di Codogno avrebbero scoperto qualche giorno prima che Mattia Mestri era stato contagiato. Forse, i medici lombardi, che combettevano in prima linea, avrebbero capito prima l'importanza dell'eparina per sconfiggere le trombosi causate del coronavirus. E che dire delle mancate zone rosse nei Comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro e in quello bresciano di Orzinuovi? Eh sì che l'Istituto superiore di sanità li aveva avvertiti già all'inizio di marzo che la situazione si stava mettendo davvero male. I ritardi dell'esecutivo hanno procrastinato una decisione già scritta di almeno una settimana. D'altro canto, come rivelato da Repubblica, nel governo i grillini erano i più riottosi all'idea del lockdown.

L'ultima balla di Ricciardi ha investito la gestione delle Rsa. "Allora, la delibera della regione Lombardia ad inizio marzo, il presidente Luca Degani, parole sue, l'associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo, ci chiede di ospitare pazienti con i sintomi Covid-19, è stato come accendere un cerino in un pagliaio...". Peccato che anche questa lettura sulle case di riposo sia quantomeno fantasiosa. Intanto la deliberazione del Pirellone è frutto dell'emergenza, e aveva lo scopo di "liberare rapidamente posti letto di Terapia Intensiva e Sub Intensiva" per evitare altre ecatombi. Forse questo dettaglio andrebbe ricordato, prima di puntare il dito. Inoltre la Regione chiedeva all'Ats di individuare solo ed esclusivamente le Rsa con "strutture autonome dal punto di vista strutturale (padiglione separato dagli altri o struttura fisicamente indipendente) e dal punto di vista organizzativo". Non tutte, quindi. Nessun cerino in un pagliaio. Lo dimostra il fatto che le Rsa incapaci di garantire i requisiti richiesti non ha ospitato alcun infetto, come la "Gerosa Brichetto" di via Mecenate a Milano. Ne ha accolti invece la struttura di Cremona Solidale, nella città guidata dal centrosinistra, il cui sindaco ha prima criticato la gestione lombarda delle Rsa e per s'è ritrovato in pancia un'azienda cha seguito alla lettera la tanto criticata direttiva di Gallera&Co. Non era tutta colpa di Fontana&co?

All'onorevole Ricciardi va però dato atto che il M5S non è incappato in nessuna polemica sulla gestione regionale dell'emergenza. È vero. Ma il motivo è semplice: i grillini non ne governano neppure una. "Solo chi fa sbaglia", diceva un vecchio adagio. E loro a livello regionale non hanno "fatto" e quindi non hanno "sbagliato". Sono però al governo. E lì di errori se ne possono contare a bizzeffe.

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