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Il video tutorial di Giorgia. "Una croce per la riforma"

Meloni: "Occasione storica per una giustizia giusta". E poi confessa: "Mi è dispiaciuta la politicizzazione"

Il video tutorial di Giorgia. "Una croce per la riforma"
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"È una occasione storica per una giustizia più giusta ed efficiente. Andate a votare e mettete una crocetta sul Sì". Giorgia Meloni si affida a una sorta di videotutorial pubblicato sui social per spiegare ai cittadini, in modo semplice e immediato, quali sono gli obiettivi della riforma della giustizia e come funziona il voto. Un video in cui mostra la scheda elettorale, raccomandando la presenza alle urne. Il messaggio viene poi rafforzato in una intervista al Tg1 delle 20. Un passaggio, quello nel telegiornale delle rete ammiraglia della Rai, che arriva il giorno prima della messa in onda del podcast - che tanto ha fatto discutere - con Fedez. Un modo per intercettare fasce di elettorato e generazioni differenti.

Nel suo messaggio, Meloni sottolinea un elemento cruciale che distingue questa consultazione da altre: l'assenza del quorum. "La differenza la fa chi va a votare", afferma la premier, trasformando l'invito in un richiamo alla responsabilità civica. Il voto non è solo un gesto formale ma una scelta sul modello di giustizia e sul futuro del Paese.

"Chiaramente, il mio invito è di andare al seggio e mettere una croce sul SÌ. Perché in quella croce c'è molto più di un segno su un foglio: c'è l'idea di giustizia in cui crediamo, c'è il futuro che vogliamo lasciare ai nostri figli, c'è la fiducia nel fatto che possiamo cambiare ciò che non funziona, c'è il messaggio che non accetteremo che tutto rimanga sempre uguale. È un'occasione storica per rendere la giustizia più meritocratica, più responsabile, più efficiente. Più giusta. Un'occasione che potrebbe non tornare". Al Tg1 confessa che ciò che le è maggiormente dispiaciuto della campagna referendaria è stato "vedere molte persone autorevoli diffondere notizie false per convincere le persone a votare No. E poi mi è dispiaciuta la politicizzazione, la riforma non è né di destra né di sinistra, alcune parti vennero proposte anche da chi oggi è nel fronte del No". Infine un passaggio sulla prospettiva post-referendaria. "Se vince il No non mi dimetterò e non temo contraccolpi politici. I governi cadono quando non hanno maggioranze solide a sostenerle. Mi pare piuttosto che il fronte del No non sia compatto, atteso che autorevolissimi esponenti della sinistra invitano a votare Sì. Se non passa la riforma a pagare il prezzo saranno gli italiani".

A rafforzare la linea del governo Antonio Tajani, che, ospite di Agorà, ribadisce la necessità di votare Sì per avvicinare il sistema giudiziario agli standard europei. "Bisogna cambiare un sistema giudiziario entrato in vigore con il regime fascista. Fu Mussolini a volere la riunificazione delle carriere". Tajani ricorre a una metafora efficace: un processo in cui giudice e accusa condividono lo stesso percorso sarebbe come una partita di calcio con un arbitro vicino a una delle due squadre.

"L'unificazione delle carriere è pericolosa perché è come se in una partita di calcio l'arbitro fosse amico di una delle due squadre e arrivasse allo stadio col pullman di una squadra mentre l'altra arriva da sola. Dobbiamo avere una pubblica accusa che abbia la stessa forza della difesa e poi il giudice terzo decide".

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