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"Vigileremo noi". Meloni insorge contro l'ingerenza della Francia. La difesa del Colle

Le frasi del ministro, poi le scuse. Intervengono Mattarella e Macron. I diplomatici d’Oltralpe: "L’Italia non è Orban, è democrazia come noi"

"Vigileremo noi". Meloni insorge contro l'ingerenza della Francia. La difesa del Colle

Dunque Parigi ci controlla. Che succede, siamo sotto vigilanza? No, non scherziamo. «L'Italia sa badare a se stessa nel rispetto della sua Costituzione e dei valori europei», spiega lapidario Sergio Mattarella. E Mario Draghi a Praga rassicura tutti: la politica estera non cambierà. Il cordone sanitario istituzionale è scattato, nessuna ingerenza verrà ammessa. Quindi, «i francesi si facciano gli affari loro», commenta Carlo Calenda, che certo non è un grande amico della Meloni, e nemmeno un suo possibile alleato. Qualche giorno fa era stata la premier Elisabeth Borne a voler mettere sotto osservazione il futuro governo di Roma, accendendo un faro sui diritti civili e l'aborto. Adesso tocca a Laurence Boone, ministro per gli Affari europei, intervistata da Repubblica, tornare sull'argomento: «Abbiamo delle divergenze, saremo molto attenti al rispetto dei valori e delle regole dello Stato di diritto». Quando è troppo è troppo, così alla fine Giorgia deve replicare con durezza. «Confido che il governo di Parigi smentisca immediatamente queste parole, che somigliano troppo a un'inaccettabile ingerenza contro uno Stato sovrano, membro dell'Unione Europea. L'epoca dei governi che chiedono la tutela all'estero è finita». E infatti in serata è costretto ad intervenire da Praga Emmanuel Macron. «Non è il presidente della Francia a scegliere il presidente del Consiglio italiano, è il frutto del voto del popolo italiano. Io lavorerò con buona volontà con la persona che sarà indicata».

Insomma, siamo al limite dell'incidente diplomatico. L'uscita della Borne sull'Italia e l'aborto aveva già messo in grave imbarazzo l'Eliseo, al punto che Macron era dovuto scendere in campo per evitare una crisi. «Il popolo italiano ha fatto una scelta democratica e sovrana. Noi la rispettiamo. Come Paesi vicini e amici, dobbiamo continuare a lavorare insieme». Non è bastato. Come nemmeno ieri è stata ritenuta sufficiente la mezza smentita a caldo della Boone. «Il mio pensiero riportato su Repubblica è stato semplificato. Noi non vogliamo certo impartire lezioni e ovviamente la Francia rispetta le scelte democratiche dell'Italia». E neanche le rassicurazioni di fonti diplomatiche francesi, da giorni impegnate in un difficile lavoro di rammendo. «Roma non è l'Ungheria di Orban. Italia e Francia sono due grandi nazioni, amiche, alleate e sorelle». Ora a Parigi sperano che le parole di monsieur le president chiudano la questione.

Sarà vero? A Praga, a margine del Consiglio Europeo, Draghi è stato assalito dalle domande degli altri leader. «Quando c'è un cambio di governo - racconta - c'è sempre molta curiosità. Ma non preoccupazione. C'è rispetto per le decisioni degli elettori e voglia di sapere come sarà l'evoluzione del nuovo esecutivo». Lui li ha tranquillizzati. «In politica estera la linea italiana dovrebbe essere invariata». Giorgia Meloni ringrazia «Mattarella e Draghi» e conferma che «la politica internazionale non cambierà».

Resta il caso poco edificante di ministri di uno Stato alleato, cofondatore dell'Europa unita, che mettono becco sulle cose di casa nostra. È già successo, ricorda Antonio Tajani. «Nel 2011 ci furono pesanti ingerenze di altri governi europei nei confronti dell'Italia che portarono alla caduta del gabinetto Berlusconi, l'ultimo espressione della volontà popolare, anche con la compiacenza della sinistra. Faremo in modo che non accada più». Andrà così? «La Meloni ha perfettamente ragione ad arrabbiarsi - è sempre Calenda a parlare - io mi sarei espresso come lei. È stato un intervento inopportuno».

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