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"Voto Sì convinta. Noi espropriati dai magistrati"

L'imprenditrice Giulia Ligresti arrestata e assolta: "Saremo più liberi"

"Voto Sì convinta. Noi espropriati dai magistrati"

Giulia Ligresti è tante cose. Figlia, madre, laureata in economia, dirigente d'azienda, designer, attivista umanitaria. Suo padre, siciliano, è stato uno dei maggiori imprenditori milanesi. Giulia Ligresti però è anche una ex imputata e una ex detenuta. Che ha vissuto sulla sua pelle un macroscopico errore giudiziario. Assolta da tutto, innocentissima: "Il fatto non sussiste".

Giulia, come voterà al referendum sulla giustizia?

"Voterò sì. Convintamente sì. Perché la riforma Nordio è un punto di partenza serio e necessario. Non risolve tutto, non lo nego. Ma questa riforma centra un obiettivo fondamentale: liberare la magistratura dall'interferenza della politica. E quando si parla di libertà dei magistrati, si parla della libertà dei cittadini".

Pensa che si riduca l'indipendenza della magistratura?

"Io credo esattamente il contrario. Prenda l'estrazione a sorte dei magistrati che entreranno nel Csm e quindi assumeranno il compito di governo della giustizia. Libererà i magistrati, sia i Pm che i giudici, dalla dittatura delle correnti. Questo tutela i magistrati che giudicavano in coscienza e diritto, e non sull'ordine delle correnti, e rende liberi i magistrati che si sentivano invece condizionati dalle correnti".

Dopo questa riforma potremo avere più fiducia nei magistrati?

"Sì, perché le due componenti saranno più libere".

Lei ha conosciuto una magistratura poco indipendente?

"Quello che ho vissuto sulla mia pelle è che spesso i pregiudizi sono preponderanti rispetto all'indipendenza morale e giuridica. Uno degli argomenti del fronte del Sì riguarda la figura del Gip, cioè il giudice delle indagini preliminari. Che spesso è troppo vicino al Pm e tende ad assecondare le sue richieste e i suoi punti di vista, senza verificare. Nella mia vicenda il Gip non mi ha dato nessuna garanzia".

Mi spieghi meglio.

"Lei sa che io ho deciso di patteggiare per ottenere la scarcerazione. Bene: l'udienza del patteggiamento sarà durata venti minuti, forse meno. Come è possibile che quella Gip - era una donna - potesse davvero sostenere o confutare o contraddire le indagini di un Pm durate mesi, in poco più di un quarto d'ora? Io ho trovato una Gip che a me è parsa totalmente appiattita sulle posizioni dell'accusa. Se questa gip avesse voluto entrare nel merito della vicenda avrebbe potuto chiedere una verifica delle prove. E smontare l'accusa. Non lo ha fatto. Capisce perché penso che le carriere del Gip e del Pm debbano essere separate?".

Il patteggiamento di un indagato in stato di arresto rischia di essere poco attendibile?

"Rischia di essere inattendibile per una ragione molto semplice: il patteggiamento conviene a chi è colpevole, non a chi è innocente. Se sei colpevole ci guadagni, se sei innocente ci rimetti. Poi ti dicono: Ma l'hai scelto tu. Lo dicono anche i giornali. Ma questa è una finzione. Come si può parlare di libera volontà quando una persona è in carcere e sa che, se non patteggia, potrebbe restarci per mesi?".

Quali sono i temi che ancora mancano nella riforma Nordio?

"La responsabilità civile dei magistrati".

Nel suo libro lei racconta la sua vicenda giudiziaria. Possiamo dire che è un caso di malagiustizia?

"Non mi piace il termine, mala giustizia".

Che parola preferisce?

"Errore macroscopico".

Chi subisce un errore come il suo cosa vive?

"Viene lasciato solo. Deve chiedere, dimostrare, resistere per ottenere un risarcimento che dovrebbe essergli riconosciuto come diritto. Qualsiasi cifra mi verrà riconosciuta sarà interamente destinata ai miei progetti umanitari. Ma questa battaglia non riguarda me. È una battaglia di principio. Che mi sta anche costando molti soldi".

E sulle spese processuali?

"Se sei povero, hai poche possibilità di difenderti. Io credo che la giustizia non sia uguale per tutti".

Lei chiese misure alternative. Perché non le ha ottenute?

"Ho letto nella ordinanza che mi negava le misure alternative espressioni incredibili. La prima che non avevo cambiato stile di vita. Volevano deciderlo loro il mio stile di vita. L'altra era che le misure alternative non erano sufficientemente afflittive. Chissà se avevano mai letto l'articolo 27 della Costituzione. Quando prevale l'ideologia".

Una fotografia, solo uno scatto di quel periodo di carcere?

"Si è rovesciato nella mia mente lo schema dei buoni e dei cattivi. Di colpo mi sono ritrovata in un paese come quelli che visito nelle missioni umanitarie, però stavolta senza avere il biglietto di ritorno".

C'è stato un accanimento intorno alla sua famiglia?

"Non parlerei di accanimento. Credo che ci fosse un disegno preciso".

Quale?

"Un esproprio. Il nostro era un gruppo sano. Chi dice una cosa diversa parla senza sapere la verità".

Suo padre chi era?

"Un grande imprenditore che ha dato lavoro a tante persone e ha cambiato il volto di Milano".

L'ultima volta che l'ho intervistata mi ha confidato un desiderio. Diventare sindaco di Milano. Ci hai ripensato?

"No. Nessun ripensamento".

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