Una piccolo mostra che a Villa Necchi Campiglio nasce da un'assenza: il prestito temporaneo dell'opera di Adolfo Wildt intitolata "Il puro folle (Parsifal)" del 1930, donata nel 2006 al Fai come parte della Collezione Claudia Gian Ferrari, e divenuta ormai un'icona della Villa di via Mozart. L'opera è stata prestata per la mostra "Barocco. Il Gran Teatro delle Idee" in corso al Museo Civico San Domenico di Forlì fino al 28 giugno 2026. Per così dire, in cambio, è arrivata a Villa Necchi da Forlì la "Maschera del dolore (Autoritratto)", opera di Adolfo Wildt del 1909. È nato così il percorso espositivo inedito (fino al 28 giugno) dedicato a Wildt (Milano 1868 1931), grande scultore del primo Novecento, disegnatore e medaglista di origine svizzera, proveniente da un'umile famiglia milanese. A Villa Necchi sono state accolte altre tre opere dell'artista prestate da collezionisti privati:le prime due sono "Atte (La Vedova)" del 1892, la prima opera di Wildt, in marmo di Candoglia come quello del Duomo, una sorta di addio della scultura al XIX secolo, e il "Martirologio" del 1895, anch'esso appartenente alla primissima produzione di Wildt ma che già lascia prefigurare gli sviluppi futuri della sua arte, entrambe provenienti dalla collezione di Massimo Minini. Ci sono poi "L'anima e la sua veste" del 1916, proveniente da una collezione privata milanese.
Sono tre opere "intense e intime, che consentono di approfondire, nell'evoluzione del linguaggio plastico dell'artista, la sua riflessione sulla dimensione interiore nella costruzione di un'immagine spirituale dell'individuo" spiegano dal Fai. Le opere saranno integrate nel percorso di visita e accompagnate da schede e approfondimenti dedicati.