Leggi il settimanale

Quell'utopia di un "Miracolo a Milano"

La regia di Claudio Longhi mette in scena il grande classico di De Sica e Zavattini

Quell'utopia di un "Miracolo a Milano"
00:00 00:00

Claudio Longhi, prima di approdare alla direzione del Piccolo Teatro, vantava una ricca attività di regista nella quale aveva messo in scena spettacoli come La Peste e il Caligola di Albert Camus, Edipo e la sfinge di Hugo von Hofmannsthal, La notte poco prima della foresta di Bernard-Marie Koltes, La resistibile ascesa di Arturo UI di Bertold Brecht con Umberto Orsini, Prometeo al Teatro Greco di Siracusa con Massimo Popolizio.

Perché questa premessa? Perché "subìta" la direzione del Piccolo, Longhi aveva rinunciato a questa attività, essendosi ritrovato catapultato nel tempio di Strehler e Ronconi e per differenziarsi aveva scelto una strada diversa e impervia che, dopo qualche anno, gli è stata riconosciuta. Dopo tale conferma, è tornato a fare il regista con Ho paura Torero, adattamento di un romanzo di Alejandro Tantanian e adesso con Miracolo a Milano, un omaggio alla città vista con gli occhi favolistici di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini. E anche in questa occasione, non ha scelto un testo come El nost Milan, perché il suo omaggio non intendeva percorrere le strade del naturalismo, bensì quelle del realismo magico. Evitando così qualsiasi sovrastruttura di carattere realistico che mettesse a confronto la povera gente con i signori. Longhi ha preferito mettere a confronto il dinamismo della realizzazione scenica con il dinamismo della città di Milano. E a dire il vero, la scelta aveva una sua complicazione, essendosi trovato dinanzi a una sceneggiatura e a un romanzo come Totò il buono, pubblicato da Zavattini con Bompiani. Dovendo trasferire due generi diversi in un copione per il palcoscenico, Longhi non poteva non pensare a un nuovo montaggio, consapevole del fatto che la scrittura contemporanea ricorra spesso al testo narrativo, fino all'invenzione di una nuova grammatica scenica. Ronconi Insegna! E così pensando alla riduzione di un Miracolo a Milano diviso non in atti, ma in capitoli, Longhi ha scelto dei collaboratori: per la drammaturgia Lino Guanciale e Corrado Rovida, per la trasposizione teatrale Paolo Di Paolo, per le scene Guia Buzzi, per i costumi Gianluca Sbicca, per il visual design Riccardo Fratti, mettendoci così dinanzi a uno spettacolo complesso, con settanta persone che si muovono tra palcoscenico e dietro le quinte. Affrontando una materia favolistica, quella del giovane Totò (Lino Guanciale) trovato sotto un cavolo da Lolotta (Giulia Lazzarini), vissuto in orfanotrofio e successivamente in una baraccopoli della periferia milanese che si trova a guidare gli amici barboni con i quali, in occasione di una festa, scopre che nel terreno sottostante c'è il petrolio. Sarà Rappi, uno di loro, a informare Mappi, un ricco industriale che, con l'aiuto della forza pubblica riesce a scacciare i barboni. Totò userà il potere di una colomba magica, donatale da Lolotta, per liberare i suoi amici e volare con loro in cielo, partendo da Piazza Duomo.

La favola è un genere complesso, solo che Claudio Longhi si è ricordato di un modello esemplare, quello della favola di Ibsen, il Peer Gynt la cui struttura a stazioni permetteva di rappresentare meglio l'inconsistenza dell'uomo rimasto bambino, privo di volontà, oltre che di ideali che però non ha il candore di Totò che, al contrario di Peter, possiede una specie di innocenza consapevole, accompagnata da una purezza relazionale. Insomma si tratta di un candore di tipo filosofico, tanto che la favola, raccontata da Miracolo a Milano, può rientrare in questa categoria. Perché il candore permette a Totò di osservare il mondo senza pregiudizi e di guidare la sua crociata, con gli amici diseredati, verso un "Oltre" che può riconnettersi al sacro, visto che tutti volano verso il cielo.

È questa apertura all'invisibile, alla trascendenza che rende Miracolo a Milano, un capolavoro che anticipa certi stilemi felliniani. Con Longhi che oggi parte da un Dopoguerra, durante il quale i cittadini milanesi, oltre che la povertà, subivano l'ingiustizia sociale e assistevano all'inizio della speculazione edilizia, ma nello stesso tempo, attraverso la dimensione della favola, ci ha restituito il volto di una città utopica dove è ancora possibile salire in cielo a cavallo di una scopa.

Con un finale a sorpresa.

"Miracolo a Milano" di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, nuova produzione Piccolo Teatro di Milano diretta da Claudio Longhi con Lino Guanciale e Giulia Lazzarini al Teatro Strehler dal 4 marzo all'1 aprile

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica