"Quando si parla dell'ordine giudiziario, una specie di ordine chiuso, una casta separata; quando si lascia la regolarizzazione di tutta la vita interna del potere giudiziario ai giudici stessi, può ancora sorgere una questione d'indipendenza, perché la carriera, le nomine, i trasferimenti saranno tutti affidati allo stesso corpo oltre alla questione d'indipendenza dall'esterno c'è né una anche dall'interno".
Questa plastica espressione non è di Silvio Berlusconi né di Giorgia Meloni, ma di uno dei più attivi e competenti membri comunisti della Costituente, Renzo Laconi. Anche se sembra una pronuncia espressa nell'attuale confronto pubblico sul referendum sulla giustizia.
Ebbene, il concetto di "casta separata" sostenuto come rischio anche dai Costituenti comunisti, è quello ancora oggi più attuale. Sia il modello di autogoverno della magistratura sino ad oggi in vigore infatti, sia le prese di posizione degli esponenti dell'Associazione Nazionale Magistrati nel confronto sul referendum in corso sono figlie di una visione chiusa della magistratura come, appunto, casta separata.
Una casta che racchiude in sé varie sotto-caste che sono le attuali correnti della magistratura che la riforma tende a sradicare.
Casta perché sostanzialmente agisce come una corporazione, ma specie come una corporazione di intoccabili, come sono appunto le caste. Basti pensare che la Anm sta utilizzando i fondi che vengono dalle quote degli iscritti per la campagna referendaria, fatta anche di pubblicità devianti, a cominciare da quella secondo cui la vittoria del SI comporterebbe una sottoesposizione dei pubblici ministeri al ministro della giustizia e al governo.
Dentro la corporazione dei magistrati, l'Anm, ci sono non pochi magistrati che si sono espressi o in ogni caso voteranno per il SI. Ma, dato che si tratta appunto di una corporazione, anche le quote associative da essi versate sono utilizzate per la campagna per il NO.
L'emersione della magistratura raccolta nella Anm, non come ordine (come prevede la Costituzione) ma come casta è figlia di un modello con una cultura purtroppo diffusa anche in altri ambiti della vita associata.
Casta per eccellenza è quella dei magistrati, specie per come si sta trasformando in questa fase, ma di corporazioni è piena l'Italia. Versiamo in una sorta di "rifeudalizzazione", o di "feudalesimo di ritorno", in un quadro in cui le troppe corporazioni diffuse nel Paese fungono anche da catene che ostacolano o bloccano la crescita.
La cultura e la pratica corporativa ereditata dal fascismo che aveva istituito la Camera dei Fasci e delle Corporazioni in fondo per certi aspetti non è mai venuta meno. E oggi la sinistra si pone come erede più accreditato di questa cultura, visto che si è eretta come un sol uomo a difendere la casta e corporazione racchiusa nell'Anm.
L'unica via per espellere il potere delle corporazioni è quella delle riforme.
Per ciò che concerne la corporazione-magistratura, la maggioranza di governo ha avuto il coraggio finalmente, dopo troppi anni e decenni, di varare una riforma appropriata, superando il modello del riformismo immobile.
Guarda caso a difendere il modello sostanzialmente corporativo è l'italica sinistra, anche perché Schlein, Landini e compari non hanno certo letto gli atti della Costituente né ben conoscono le
posizioni della sinistra da cui provengono nel corso dell'elaborazione della Carta Costituzionale.A differenza tra gli altri di un grande ex presidente della Corte Costituzionale, già parlamentare comunista, come Augusto Barbera.