Leggi il settimanale

"Sono di sinistra e voto Sì. Separare è atto di civiltà"

Dividere giudici e pm: l'avvocata Paola Ponte segue Pisapia che ha aperto il fronte dei progressisti pro Nordio

"Sono di sinistra e voto Sì. Separare è atto di civiltà"
00:00 00:00

Avvocato, lei è di sinistra. Conferma?

"Confermo".

E il prossimo weekend al referendum voterà Si".

"Confermo".

Paola Ponte, avvocato penalista, è una delle figure di punta della campagna a favore della riforma della giustizia che domenica e lunedì affronterà la sfida del referendum. Nel variegato mondo del Sì, è tra gli esponenti più dichiaratamente appartenenti allo schieramento progressista: un'area che in queste settimane si è trovata a fronteggiare l'accusa - lanciata spessa con toni brutali - di appoggiare una legge varata da un governo reazionario. Ma che da venerdì scorso si è rinfrancata, con l'appoggio decisivo di Giuliano Pisapia, l'ex sindaco di Milano che con il suo whatsapp al Giornale ha annunciato - gelando i puri e duri del No - il suo voto favorevole alla riforma.

Si aspettava che Pisapia uscisse così nettamente allo scoperto?

"Ero abbastanza certa che fosse per il Sì: come penalisti crediamo negli stessi valori e lui è un po' il nostro papà. E non solo dal punto di vista anagrafico. Ma siamo in una situazione in cui a sinistra molti ci hanno pensato quattro volte prima di rendere noto il loro voto favorevole alla riforma. Insomma: col cuore speravo tantissimo che Giuliano prendesse posizione, ma non ero davvero sicura che lo avrebbe fatto".

Da sinistra sono arrivate reazioni pesanti. Gli hanno dato del traditore, lo hanno accusato di senilità.

"Un po' me lo aspettavo, perché intorno alla riforma e al referendum il clima è talmente infervorato che non permette più di analizzare le argomentazioni di chi la pensa diversamente da noi. Ma sono rimasta ugualmente colpita da questa dimostrazione di intolleranza"

Perché?

"Chiarisco: c'è intolleranza in entrambi gli schieramenti, da destra e da sinistra. Ma ognuno di noi dalla sua parte politica si aspetta qualcosa di meglio. Non è stato cosi".

Quanto conta in questo scontro il contenuto della riforma e quanto la contrapposizione politica?

"Purtroppo da entrambe le parti ha prevalso la logica dello scontro politico. Questo per noi penalisti è il rammarico più grande, perché non siamo riusciti a portare la discussione nel merito del provvedimento.

Ormai ci siamo, tra sei giorni si vota. Cosa cambierà?

"Se vince il Sì avremo effetti positivi sul giusto processo. Se vince il No tutto resterà come prima. Con una conseguenza inevitabile: della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri che per noi è una forma di civiltà giuridica, non si parlerà più per chissà quanto tempo".

E quindi?

"Questo sarebbe un peccato. Ed è per questo che stiamo mettendo l'anima nella campagna per il Si".

Che strascichi lascerà questa campagna referendaria?

"Io credo che, qualunque sia l'esito del voto, non sarà facile lasciarsi alle spalle la storia di queste settimane".

Addirittura?

"Si è combattuta una specie di guerriglia urbana di parole che lascerà cumuli macerie, persone che si sono insultate sui social non torneranno facilmente a parlarsi serenamente".

Lei vive in tribunale, conosce molti giudici.

Quanti ce ne sono che voteranno Sì?

"Una quota, anche se minoritaria, c'è. Ma hanno difficoltà a prendere posizione, perché in questo clima asfissiante e giudicante, sanno che si tirerebbero addosso una marea di parole molto difficili da sopportare".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica