La destra italiana? Parla al femminile

Idee, lotte e vite delle donne "non di sinistra": spesso vituperate, tutt'altro che irrilevanti

La destra italiana? Parla al femminile

L'altra metà del cielo è facilmente divisa a sua volta. Succede perfino nella lotta alla discriminazione, come dimostrano decine di polemicucce trite, i j'accuse e l'indifferenza calibrati col bilancino, a seconda dell'area di appartenenza. Donne, sì, ma non proprio tutte uguali... E, anche nella storia del nostro Paese (o meglio, nella sua autorappresentazione politico/ideologica) ci sono donne e donne, cioè donne di sinistra - portabandiera della narrazione del femminismo e della battaglia femminile - e donne di destra - curiosamente, quasi inesistenti o, se esistenti, da criticare.

Eppure, le donne a destra ci sono state, e ci sono, nel senso che nel corso del Novecento italiano è esistito «un mondo femminile politicamente impegnato, culturalmente attivo e socialmente partecipe» anche «al di là della sinistra», come raccontano Francesco Maria Del Vigo e Domenico Ferrara in La donna s'è destra (Giubilei Regnani, pagg. 228, euro 17; in libreria dal 25 settembre); in appendice al saggio, una intervista a Giorgia Meloni, unica donna a capo di un partito nel nostro Paese. Una realtà nonostante la quale, ancora oggi, molti e molte rimangono convinti che certe battaglie siano appannaggio di una parte sola, quella «giusta», cioè la sinistra. E basta.

Certo, come spiegano Del Vigo e Ferrara, per molti anni la destra ha proposto una narrazione di sé fatta di una «realtà virilmente rappresentata dal corpo del capo, dall'epica delle marce e delle trincee, dallo sforzo e dallo scontro fisico»; ma, dal Futurismo in poi, passando per Fiume, il Ventennio e la Seconda guerra mondiale e, in seguito, attraverso la fondazione dell'Msi, le battaglie degli anni Ottanta, la nascita di An e poi l'arrivo al governo dopo il '94, a destra le donne hanno un ruolo, portano avanti le loro idee e hanno vite a volte straordinarie (come Margherita Besozzi o Piera Gatteschi), a volte terribilmente segnate dalla violenza, come accade negli anni Settanta. Un capitolo, guarda caso, facilmente dimenticato...

«Ci sono storie, esperienze ed esistenze dimenticate per pigrizia, per indolenza, per il timore di confrontarsi con un'idea differente dalla propria e poi magari scoprire di avere qualcosa in comune» dicono gli autori e, forse, proprio queste cose in comune sono quelle che incutono più timore, soprattutto sotto la stessa metà del cielo. Invece sono storie che vale la pena (ri)scoprire.

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