Morti di fama e "influencer" stroncati già da Dostoevskij

Esce il racconto satirico "Il coccodrillo". Una storia che anticipa i nostri tempi tra celebrità e cretini di sinistra

Morti di fama e "influencer" stroncati già da Dostoevskij

Un coccodrillo, in esposizione presso una sorta di circo, inghiotte un uomo per intero. Non è l'inizio di una barzelletta. È invece l'incipit di un racconto satirico di Fëdor Dostoevskij, Il coccodrillo (a cura di Serena Vitale, Adelphi, pagg. 98, euro 12). L'uomo non muore e si adatta a vivere con piena soddisfazione nello stomaco gigantesco dell'animale. Non solo. Scopre di poter parlare attraverso le fauci. Mirabile effetto, molto suggestivo. L'inghiottito riflette: l'infortunio è una splendida occasione per diventare famoso e riscattare anni di anonimo lavoro nella burocrazia ministeriale della Russia zarista.

L'uomo diventa un filosofo progressista, e inventa quattro o cinque nuovi sistemi sociali nel corso di una giornata. Sua moglie, una affascinante sciocchina, si appresta a inaugurare un salotto mondano, dove invitare personaggi in vista al fine di discutere le teorie del marito. Nel frattempo il saltimbanco, proprietario del coccodrillo, si rallegra. Gli incassi crescono, e i giornalisti accorrono per scrivere dell'interessante avvenimento.

Il novello Giona, senza balena ma con coccodrillo, non ha dubbi: «Sono tutto pervaso di grandi idee e soltanto adesso posso meditare a mio agio su come migliorare le sorti dell'umanità. Dal coccodrillo, adesso, verranno la verità e la luce». Modernità, imprenditoria, grande borghesia, proletariato: niente sfugge al neo-filosofo. Bisogna rilanciare gli investimenti, servissero soldi, si possono sempre sottrarre a quei retrogradi di contadini. Dal ventre oscuro di un coccodrillo, si può cambiare il volto al mondo. Basta «chiudere gli occhi, ed ecco che ipso facto inventi tutto un paradiso per l'intera umanità». Certo, bisognerà dibattere o meglio abbattere le altre dottrine economiche ma non c'è problema: «È vero: prima bisogna confutare tutto, ma è così facile confutare tutto dall'interno di un coccodrillo; di più: è come se da dentro il coccodrillo si vedesse tutto più distintamente». Anche se regna l'oscurità.

Con questa metafora, Dostoevskij ridicolizza gli amanti delle magnifiche sorti e progressive: sono fenomeni da baraccone. E anche dei fannulloni: «Ma io dimostrerò che anche un fannullone - anzi, di più - soltanto un fannullone può capovolgere le sorti dell'umanità. Tutte le grandi idee, così come le tendenze dei nostri giornali e delle nostre riviste, è evidente, sono nate da poltroni nullafacenti come sono io adesso».

Come scrive Serena Vitale nel breve saggio a conclusione del libro, molti pensarono di aver riconosciuto il protagonista. Si tratterebbe di Nikolaj Cernysevskij, teorico del socialismo utopico, filosofo materialista, democratico rivoluzionario, giornalista, scrittore, da poco confinato in Siberia come «criminale di Stato». Dostoevskij respinse ogni identificazione e disse di aver scritto «una birichinata letteraria» seguendo l'esempio di Gogol. Il racconto, del 1865, ebbe comunque guai con la censura, forse perché, già che c'era, l'autore infieriva sulle comiche gerarchie dell'amministrazione zarista.

Basterebbe questo per rendere stimolante (e divertente) la lettura del Coccodrillo. Ma non è tutto. Infatti Dostoevskij sembra indovinare i meccanismi della celebrità da social network. Un coccodrillo che inghiotte un uomo non sarebbe un ottimo soggetto per un video virale su TikTok? Un coccodrillo parlante che discetta di giustizia sociale non avrebbe un seguito da milioni di like? Siamo o non siamo in un'epoca nella quale un premio Nobel per la fisica diventa famoso per la ricetta degli spaghetti e virologi di dubbio spessore scientifico elargiscono pareri su qualunque cosa? Avete in mente cosa potrebbe diventare un coccodrillo parlante e di sinistra? Sicuramente ruberebbe la scena a Enrico Letta, che ha detto di avere gli «occhi della tigre». Poca roba rispetto a un intero uomo-coccodrillo di sicura fede riformista.

Leggiamo cosa dice l'inghiottito: «Da molto tempo desideravo un'occasione che facesse parlare tutti di me, ma non ci riuscivo, incatenato com'ero dalla mia modesta importanza e dal mio non alto grado... E ora ci sono riuscito semplicemente passando per le fauci di un coccodrillo. Ogni mia parola sarà ascoltata, ogni mia sentenza ponderata, tramandata, stampata. Mi farò conoscere!». Non sembrano le parole di un influencer famoso per essere famoso? Uno di quei personaggi che pontificano su qualunque cosa dopo esser diventati celebri per un'idiozia o per essere idioti? Se poi combiniamo le due cose, il progressismo e il successo da social, entriamo nel mondo degli opinionisti del piffero, pardon, del Twitter e del Facebook, un mondo virtuale di cretini reali però intelligenti, una specie pericolosissima come ben sapeva Leonardo Sciascia: «Intorno al 1963 si è verificato in Italia un evento insospettabile e forse ancora, se non da pochi, sospettato. Nasceva e cominciava ad ascendere il cretino di sinistra: ma mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare. Si credeva che i cretini nascessero soltanto a destra, e perciò l'evento non ha trovato registrazione».

L'uomo-coccodrillo ha grandi aspirazioni, le stesse di molti filosofi, scrittori, giornalisti in preda ad attacchi di narcisismo dovuti a una decina di like: «Ammaestrerò l'oziosa folla. Forte della mia esperienza, diverrò un esempio di grandezza e umiltà di fronte al destino! Sarò, per così dire, una cattedra, dall'alto della quale comincerò a istruire l'umanità».

Il nuovo maestro ha un solo rovello: essere scambiato per un «filosofo da poltrona», che grida alla rivolta senza rinunciare al lieve tepore e alla assoluta sicurezza del ventre del coccodrillo. Oggi forse diremmo, con un'altra metafora animalesca, «leone da tastiera» al posto di «filosofo da poltrona».

L'umorismo non

è una dote che siamo abituati ad associare a Dostoevskij. In realtà, Serena Vitale mostra in modo rapido ma convincente quanto lo scrittore russo fosse spiritoso e sarcastico. Il coccodrillo ne è un'ottima testimonianza.

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