La regina Elisabetta tradita dalla sua tata

Marion Crawford è una figura poco conosciuta, ma vicinissima alla royal family, in particolare alla regina Elisabetta e detiene il triste primato di prima donna e primo membro dello staff che tradì Sua Maestà

Tutte le persone che lavorano per la regina Elisabetta e, più in generale, a Buckingham Palace devono firmare un accordo di riservatezza che vieta loro di raccontare la vita privata della royal family. Rispettarlo per sempre, anche solo per dovere morale, una volta che l’incarico di lavoro è terminato, è tutt’altro discorso. Una delle figure chiave che ruotano attorno alle famiglie reali è quella della tata. La “nanny”, come viene chiamata in inglese, conosce tutti i segreti dei suoi protetti, li educa, trascorre con loro moltissimo tempo, persino più dei genitori, dunque la sua influenza e il rapporto che si stabilisce tra lei e i royal baby è profondo e di grande rilievo.

Spesso abbiamo sentito parlare delle tate del principe Carlo. Della gelosia di Lady Diana nei confronti della tata del principe William, ma non dimentichiamo che anche la regina Elisabetta ha avuto una nanny. Una donna che l’ha allevata con amore per poi tradirla in un modo piuttosto sciocco. La sua storia non è molto conosciuta, ma il magazine Marie Claire ha contribuito a renderla nota proprio in questi giorni. La tata si chiamava Marion Crawford, era scozzese e la royal family nutriva nei suoi confronti una fiducia incrollabile. Arrivò a Buckingham Palace, nel ruolo di tata supplementare, quando la piccola regina Elisabetta (all’epoca una principessa figlia dei duchi di York) aveva solo 6 anni e la sorella Margaret 2.

Nel 1936 Edoardo VIII abdicò per sposare Wallis Simpson ed Elisabetta divenne l’erede al trono. A quel punto il ruolo di Marion divenne ancora più importante e la ragazza, che aveva 27 anni, dovette rimandare a tempo indeterminato il suo matrimonio. Era impossibile, infatti, che la Crawford potesse dedicarsi a una famiglia e alla futura sovrana d’Inghilterra contemporaneamente. Si sarebbe sposata solo quando lo avesse fatto anche Lilibet. Queste erano le regole che Marion rispettò finché la sua protetta non si fidanzò. Rassegnate le sue dimissioni la “Crawfie” (così la chiamavano la regina Elisabetta e Margaret) sposò l’uomo che l’aveva attesa per ben 17 anni.

Nel 1949 la rivista americana Ladies’ Home Journal le avrebbe offerto circa 80mila dollari per raccontare la sua vita a palazzo. Marion contattò la regina madre Elizabeth Bowes-Lyon per chiederle il permesso di rivelare le sue memorie, ma la risposta fu secca: “Se lo facessi proprio tu, allora non dovremmo mai più fidarci di nessuno” . Alla fine Marion e la sua ex datrice di lavoro sarebbero giunte a un accordo: prima di svelare qualunque indiscrezione la Crawford avrebbe dovuto sottoporla all’approvazione della regina. Inoltre il nome della tata non sarebbe mai comparso sul giornale. Marion sarebbe rimasta una fonte anonima. La tata firmò il contratto con la casa editrice, ma non si sarebbe accorta di una clausola che permetteva agli editori di pubblicare tutti i suoi racconti senza l’autorizzazione della royal family.

Nel 1949 la donna, aiutata da un ghostwriter e istigata dal marito piuttosto avido, mise su carta le sue memorie, le inviò alla casa editrice e, allo stesso tempo, le sottopose alla revisione della Regina Madre. Quest’ultima non gradì affatto l’idea del libro, benché non vi fosse riportato nulla di scandaloso. Comunque ormai era troppo tardi. La biografia, dal titolo “The Little Princesses: The Intimate Story Of HRH Princess Elizabeth and HRH Princess Margaret by Their Governess” è in commercio ancora oggi. Sembra che Marion Crawford sia stata il primo membro dello staff a diffondere indiscrezioni non autorizzate sui Windsor e a trasformarle in un libro, pratica (grazie a lei) ormai divenuta fin troppo usuale.

La Regina Madre giudicò la pubblicazione alla stregua di un tradimento. Avrebbe detto alle figlie che la loro tata era “andata fuori di testa”. Marion divenne una presenza sgradita a Buckingham Palace e le fu revocato il diritto di vivere al Nottingham Cottage (a Kensington Palace), un privilegio che la royal family le aveva concesso come premio per la sua dedizione al lavoro. La Crawford si sarebbe vendicata cominciando a raccontare senza remore tutto ciò che sapeva del re e della sua famiglia (e, dove non sapeva, a inventare). Arrivò a firmare un articolo in cui non risparmiò cattiverie sugli invitati al Trooping The Colour del 1955. Peccato, però, che la manifestazione fosse stata cancellata a causa di uno sciopero.

I lettori capirono che il pezzo era solo un cumulo di bugie e Marion Crawford, insieme al giornale per cui lavorava, vennero denunciati per truffa. La ex tata avrebbe guadagnato tanto di quel denaro da potersi comprare una casa vicino alla residenza di Balmoral, ma si sarebbe resa conto del disastro che aveva combinato solo dopo la morte del marito, nel 1977. Avrebbe perfino tentato il suicidio, consumata dal senso di colpa. La regina Elisabetta e la sua famiglia, però, non la perdonarono mai. Continuarono a passare davanti casa sua senza neppure voltarsi. La ex tata, rammaricata, disse: “Il mondo mi è passato accanto e non posso sopportare che coloro che amo mi passino davanti per strada”. Quando morì, nel 1988, nessuno di loro andò al suo funerale o le inviò un fiore. I Windsor cancellarono il suo nome dalla loro storia quando era ancora in vita, un drammatico ostracismo che Crawfie avrebbe potuto e dovuto evitare.

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