Alla (ri)scoperta di Westworld, la serie sul rapporto uomo-macchina

Dopo tre anni di assenza sta per tornare in tv il "mito" di Westworld, la serie prodotta da JJ Abrams e Jonathan Nolan. Al centro del racconto c'è ancora la lotta tra umani e robot sensienti

Alla (ri)scoperta di Westworld, la serie sul rapporto uomo-macchina

Oggi è impossibile restare a galla nell’universo televisivo che stiamo vivendo. C’è un’offerta così ampia che non risulta facile navigare a vista, e con tutte le piattaforme streaming disponibili in Italia è ancora più difficile capire come muoversi in questo mondo in continua evoluzione. Forse, proprio per questo motivo, alcune serie che meritano di essere viste passano inosservate. Un discorso che calza a pennello quando si parla di Westworld, serie a tinte sci-fi della HBO, creata (tra l’altro) da Jonathan Nolan e prodotta da JJ Abrams che sta per tornare in tv con gli episodi inediti della stagione numero 4. A quasi tre anni dalla conclusione del terzo capitolo, la serie che mette in scena una lotta impari tra umani e macchine, torna in scena dal prossimo 26 giugno in America. In Italia, ancora una volta su Sky e Now Tv, dal prossimo 4 luglio.

Westworld è qualcosa di unico per il panorama televisivo contemporaneo. È una serie di alto profilo che non scende a patti con il pubblico, costruendo una narrazione così intricata che non è facile da seguire ma che regala una rilettura e uno sguardo algido a quel rapporto che c’è tra uomo e intelligenza artificiale. Si perde molto spesso in voli pindarici e in dissertazioni filosofiche sull’inconsistenza dell’anima e di quanto una macchina possa provare le stesse emozioni di un essere umano. Una serie complessa che piace proprio per queste caratteristiche. E ora vi spieghiamo perché è da vedere senza se e senza ma.

Un’oscura odissea sull’alba della coscienza artificiale

La vicenda è ambientata in un futuro vicino e lontano. Il Westworld del titolo è uno dei sei parchi, di proprietà di una multinazionale che sperimenta la costruzione di robot sensienti, che regala ai suoi facoltosi clienti esperienze emozionali quanto più vicine alla realtà. Una di queste "linee di narrazione" è quella del vecchio West in cui si mescolano umani e macchine in un gioco al massacro. Un mondo costruito nei minimi dettagli che sembra essere vero. Gli androidi – che vengono chiamati host – vivono all’infinito la loro giornata. A ogni ciclo viene resettata la memoria così da poter continuare la loro missione fino a quando il robot non viene smembrato e ricostruito. La rivolta, però, è dietro l’angolo.

La stagione uno, infatti, mostra quanto può essere fallace questo esperimento sociale nel momento in cui si scopre che gli host, anche se resettati, conservano una memoria di quello che accade attorno a loro. La prima a cominciare a sviluppare un dubbio sulla sua natura è Dolores (Evan Rachel Wood). Questo punto di rottura è dovuto proprio a Robert Ford (Anthony Hopkins) il quale, aggiornando continuamente il server degli host, non ha fatto altro che rendere umani i suoi stessi robot. Scoccata la scintilla della rivolta, la seconda e terza stagione amplia lo spettro di indagine. Da una parte si cerca di capire se una macchina può avere – per davvero – una coscienza, e dall’altra si scopre che, oltre al Far West, ci sono altri parchi a tema di Westworld. La rivolta è dunque solo la punta dell’iceberg.

Westworld, quel mondo dove tutto è concesso

Come si evince da questa (breve) descrizione della storia, si intuisce che la seria tv inanella una vicenda piena di spunti di riflessione dove niente è ciò che sembra. Gioca bene i suoi tempi, dilatandoli all’estremo, per raccontare una vicenda cruda e sporca sulle follie della mente umana e fin dove si può spingere la scienza, sfiorando anche l’impossibile. Ciò che si delinea è un affresco barocco e decadente sulla realtà che stiamo già vivendo, ponendo al pubblico una domanda a cui è un’utopia trovare una risposta. È possibile far coesistere pacificamente gli uomini e le macchine? Westworld si muove su questa linea in punta di piedi, senza prendere le difese di nessuno, patteggiando sia per l’uno che per l’altro, lasciando allo spettatore il compito di decidere da che parte stare.

Perché vedere la serie tv?

Sicuramente non è una serie dedicata a chi cerca un puro intrattenimento. Westworld lo mette in chiaro fin dall’inizio. Piace a chi è un amante del vero sci-fi e a quel tipo di pubblico che cerca una serie fuori dagli schemi e che stimola la sua immaginazione. È da vedere perché regala un bellissimo e inquietante spunto di riflessione sui passi da gigante intrapresi dalla scienza moderna.

Prima c’era il film di Michael Crichton

La serie tv della HBO altri non è che un adattamento di un omonimo film – in Italia conosciuto come Il mondo dei Robot – che è arrivato nei cinema nel lontano 1973. Diretto da Michael Crichton, autore anche de Il Mondo Perduto e di serie come ER – Medici in prima linea, il film è stato un vero e proprio successo di critica e pubblico dato che è stato uno dei primi a parlare di un possibile rapporto tra uomo e robot. Era ambientato ad inizio degli anni 2000 e, come la serie tv, anche il lungometraggio raccontava di una rivolta da parte delle macchine in un parco a tema Far West. Un successo che ha spinto le major a realizzare un sequel, dal titolo Futerworld del 1986. Inoltre, nel 1980 è stata prodotta anche una serie tv ma di scarso successo che è stata cancellata dopo 5 episodi.

Blade Runner che ha ispirato la serie tv

Libero arbitrio e la natura della coscienza umana. Due temi molto importanti che sono il perno della serie tv. Temi che sono stati al centro di un altro cult della fantascienza a cui Jonathan Nolan ha ammesso di essersi ispirato. A quanto pare la versione moderna di Westworld non sarebbe esistita senza il Blade Runner di Ridley Scott che, come la serie della HBO, ha raccontato il difficile rapporto tra uomo e androidi. Il regista ha infatti descritto la serie "come il prossimo capitolo della storia dell’umanità, nel quale gli esseri umani smetteranno di essere i protagonisti a favore di nuove forme di intelligenza".

Nel cast dovevano esserci Clint Eastwood e Gary Oldman

Tanti sono i volti noti del grande cinema che hanno preso parte a Westworld. Primo fra tutti Antony Hopkins che ha partecipato alla prima e alla seconda stagione. Secondo i rumor che sono trapelati in rete, all’inizio la serie doveva avere un cast molto diverso. Infatti sono circolati i nomi di Clint Eastwood e di Gary Oldman. Il primo avrebbe dovuto interpretare il capo della Delos, il secondo doveva vestire i panni dell’Uomo Nero, uno degli azionari della società, che vuole vivere al massimo la sua esperienza in Westworld. Ai casting però si è deciso per un cambio di rotta.

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