Dalla supercazzola a Cannes: 90 anni fa nasceva Ugo Tognazzi

Iniziò a recitare da ragazzino, nella compagnia del dopolavoro. Proseguì sotto le armi, durante la II Guerra mondiale. Il successo arrivò con la prima satira della tv e la commedia all'italiana. Vinse la Palma d'oro a Cannes

Dalla supercazzola a Cannes: 90 anni fa nasceva Ugo Tognazzi

Da ragazzino aveva lavorato in un salumificio, ma fin da allora, attraverso una piccola compagnia del dopolavoro aziendale, coltivò la sua vera grande passione, la recitazione. Ugo Tognazzi nasceva a Cremona il 23 marzo 1922, esattamente novanta anni fa. Sotto le armi, durante la Seconda guerra mondiale, aveva fatto divertire i suoi commilitoni esibendosi sul palco. Poi iniziò a fare un lavoro "normale", l'archivista. Ma nel giro di poco tempo capì che la sua vita sarebbe stata per lo spettacolo. Notato tra diversi dilettanti che si esibivano in un teatro di Milano, venne scritturato dalla compagnia teatrale di Wanda Osiris. Poi, nel 1950, l'esordio nel cinema, a fianco di Walter Chiari, con I cadetti di Guascogna. L'anno dopo con Raimondo Vianello (video) diede vita a un fortunatissimo sodalizio che andò avanti per anni, fino al grande successo raggiunto agli albori della tv, con il varietà Un due, tre (video) il primo vero grande esempio di satira sul piccolo schermo, che arrivò a prendere in giro persino il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Lo "scherzetto" fu ripagato dalla cancellazione del programma. Ma Tognazzi non se la prese e, a distanza di anni, dopo l'ennesima goliardata (si fece fotografare ammanettato con alcune finte edizioni di giornali che annunciarono l'arresto del grande vecchio delle Br) rivendicò "il diritto alla cazzata".

Il successo al cinema

Sterminata è la filmografia, dal primo film di Mario Mattòli, nel 1950 (I cadetti di Guascogna), a La battaglia dei tre tamburi di fuoco (1990). Arrivato al successo con la tv, Tognazzi proseguì con il cinema recitando in diverse commedie all'italiana, dove si divertì nel rimarcare la distanza tra il mondo contadino della sua terra, la Bassa padana, e la Milano degli affari e dell'industria.

Tanta quantità (nel 1959 girò 16 film), ma anche qualità: vinse tre David di Donatello come miglior attore (nel 1967 con L'immorale, nel 1971 con La Califfa e nel 1976 con Amici miei), e quattro Nastri d'argento. Nel 1981 arrivò la consacrazione internazionale, con la Palma d'oro come migliore attore protagonista al Festival di Cannes, con La tragedia di un uomo ridicolo (video).

Con i suoi amici di Amici miei

Nel 1975 uscì nelle sale una pellicola che lasciò il segno, Amici Miei.  Ci aveva lavorato il premio Oscar Pietro Germi, che però morì prematuramente. Il film fu così finito da Mario Monicelli. Ne nacque una fortunata trilogia (a girare l'ultima pellicola fu Nanni Loy). Indimenticabili quei quattro inseparabili amici fiorentini che affrontano la vita sempre sul filo dell'ironia, con lo scherzo elevato a ragione di vita: Raffaello "Lello" Mascetti (Tognazzi), Rambaldo Melandri (Gastone Moschin), Giorgio Perozzi (Philippe Noiret), Guido Necchi (Duilio Del Prete, poi Renzo Montagnani), il professor Sassaroli (Adolfo Celi). Indimenticabile - e imitatissima - la supercazzola (guarda il video), quello strano giro di parole toscanamente strafottente usato per confondere l'interlocutore prendendosi ovviamente gioco di lui, in un altalenante trionfo della commedia tragicomica (video).
 

Tanti amori e quattro figli

Nonostante una vita costellata di successi e soddisfazioni negli ultimi anni Tognazzi soffrì di depressione. La morte arrivò all'improvviso, nel sonno, con un'emorragia cerebrale che lo portò via il 27 ottobre 1990. Lasciò quattro figli: Ricky, nato dalla storia con Pat O'Hara, una ballerina irlandese che lavorava con lui negli anni Cinquanta. Thomas, nato dalla relazione con l'attrice norvegese Margarete Robsahm (che sposò nel 1963) con cui aveva recitato ne Il mantenuto (video). Gli ultimi due figli, Gianmarco e Maria Sole, nacquero dalla storia con Franca Bettoja, anche lei attrice, che Tognazzi sposò nel 1972. A tutti e quattro i figli Ugo ha lasciato, in eredità, l'amore per il cinema e il teatro.
 
 

 

 

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