La scomparsa improvvisa e tragica di Maria Rita Parsi, avvenuta ieri a Roma, lascia un vuoto profondo. Un vuoto proporzionato alle sue straordinarie capacità di studio, analisi e divulgazione di alcuni fra i problemi più gravi aperti nella società italiana.
Psicologa, psicoterapeuta e psicopedagogista, Maria Rita Parsi è stata una figura di raro spessore culturale e professionale, uno spirito autenticamente leonardesco: una donna intellettualmente, professionalmente e umanamente prismatica. Con grande passione si alternava fra Roma e Milano, affiancando all'attività clinica di psicoterapeuta quella di interprete e testimonial di alcune delle questioni più delicate del Paese. In particolare, si è spesa per i diritti dei bambini e per il tema della natalità, anche nel ruolo di presidente della Fondazione Bambino, così come per l'analisi dei nodi irrisolti dell'adolescenza.
Fino agli ultimi tempi ha continuato a indagare con attenzione nuove forme di disagio sociale, promuovendo la pubblicazione di un volume dedicato al fenomeno dei cosiddetti maranza (Piumini e Catene. Storie di Maranza, Curcio Editore), scritto da Alessio Gallicola e Roberto Arditti, accompagnato da un suo saggio.
Da molti anni Maria Rita era una delle psicologhe e psicoterapeute più presenti nel dibattito pubblico, distinguendosi per una passione civile rara, espressa anche attraverso una costante partecipazione televisiva pure come esperta dei problemi della scuola. Il progetto La scuola al centro, che curava nei dettagli da tempo, meriterebbe oggi di essere in larga parte attuato.
Si è sempre impegnata anche sul piano giornalistico, collaborando con numerose testate. Negli ultimi anni era stata coinvolta con intelligenza e lungimiranza da Tommaso Cerno come editorialista de Il Tempo.
La professoressa Parsi è stata inoltre una delle voci più autorevoli sulla questione femminile, occupandosi con competenza di temi drammatici come lo stalking, la violenza sessuale e il femminicidio. Per questo impegno aveva ricevuto, fra i molti riconoscimenti, il Premio Eccellenza Donna 2021.
La sua produzione editoriale conta circa un centinaio di libri, dedicati alle tematiche che hanno attraversato tutta la sua vita di studio e di insegnamento universitario. Molti di questi testi sono nati e si sono sviluppati in parallelo alla sua attività accademica.
Negli ultimi anni il suo spirito leonardesco si era esteso anche ad altri ambiti: svolgeva con passione civile il ruolo di vicepresidente dell'Academy di cultura e politica Giovanni Spadolini (che io presiedo), ed era attiva anche nel mondo editoriale, dirigendo diverse collane per Curcio Editore e collaborando con quest'ultima alla creazione di una nuova università privata. La sua scomparsa lascia un grande vuoto, nel suo staff, ma anche nelle redazioni di vari programmi televisivi, che davanti ad un femminicidio non avevano dubbi a chiamare la Parsi per sentire la sua opinione. Una scomparsa che soprattutto priva il Paese di una testimonial intelligente, appassionata e scientificamente solida di alcune fra le più gravi questioni aperte della società contemporanea.
Un altro dei grandi vuoti che lascia questa donna straordinaria - ultrasettantenne con l'energia, la passione e il volto di una trentenne - riguarda il suo magistero umano e culturale. Uno dei suoi libri più noti, ripubblicato più volte anche negli Oscar Mondadori (Ingrati.
La sindrome rancorosa del beneficato), affronta il tema dell'ingratitudine verso i maestri e gli educatori. A Maria Rita Parsi, invece, siamo tutti profondamente grati.Il suo lascito è ineludibile: merita di essere valorizzato, custodito e promosso nel modo migliore.