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Salto con gli sci, bufera hot. Il nuovo doping è ingrandire il pene

Salto con gli sci, bufera hot. Il nuovo doping  è ingrandire il pene
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Parte dal pene l’inchiesta che ha scosso il mondo ovattato del salto con gli sci. Un dettaglio anatomico che diventa variabile tecnica, sospetto di frode, caso internazionale. Ai Giochi di Milano-Cortina 2026, l’Agenzia mondiale antidoping si ritrova a valutare un’ipotesi mai esplorata prima: l’ingrandimento temporaneo del membro maschile come possibile strumento per volare più lontano. A sollevare il “penis gate” è stato il tabloid tedesco Bild, citando voci interne secondo cui alcuni atleti si sarebbero iniettati acido ialuronico per alterare le scansioni corporee 3D utilizzate per misurare le tute. Nel salto con gli sci, pochi millimetri fanno la differenza. Il cavallo della tuta arriva alla base dei genitali e una misura falsata può tradursi in più tessuto, più superficie, più portanza. Più metri in aria. Secondo uno studio, anche solo due centimetri in più nell’ampiezza della

tuta possono garantire cinque o sei metri aggiuntivi di distanza: un margine enorme in una disciplina spesso decisa da dettagli infinitesimali.

La Wada, per ora, frena. Il direttore generale Olivier Niggli, da Milano, ha detto di non avere elementi concreti, ma ha aperto a un esame formale qualora emergessero indizi. Intanto a Predazzo, sede delle gare olimpiche, su indicazione dei giudici sono iniziati controlli sulla conformità delle tute. Il presidente dell’agenzia antidoping, Witold Banka, interpellato, ha sorriso: il salto con gli sci è popolarissimo in Polonia, «ci darò un’occhiata». Ma «le iniezioni sul pene non sono doping», precisa l’urologo Antonini. Tradotto: l’ipotesi fa sorridere, ma non troppo. Il terreno è scivoloso. La manipolazione delle tute ha già lasciato cicatrici profonde, soprattutto in Norvegia. Lo scorso

anno Marius Lindvik e Johann André Forfang sono stati sospesi tre mesi dopo la scoperta di cuciture rinforzate nel cavallo ai Mondiali: un trucco da laboratorio tessile costato medaglie, squalifiche e la caduta di un intero staff tecnico. Nei bar di Oslo e Trondheim, dove il salto con gli sci è religione nazionale, la vicenda rimbalza tra ironia e imbarazzo.

C’è chi scherza, chi si indigna, chi invoca redenzione dopo l’ennesimo scandalo. Perché se per volare più in alto si arriva fin lì, il problema non è solo regolamentare: è culturale. E il vero salto, forse, resta quello dell’etica.

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