Televisione di frontiera, nel senso più letterale del termine. A partire da quelli che sono i più grandi luoghi di transito rapido della modernità: gli aeroporti. Il fenomeno di casa nostra è la serie Stop! Border Control Roma Fiumicino, che apre le porte del più grande aeroporto italiano, il Leonardo da Vinci, per raccontare da vicino l'attività della polizia di frontiera aerea. Prodotta da Omava per Warner Bros Discovery, in collaborazione con Aeroporti di Roma e distribuita da Adr Distribution, ormai siamo alla quarta stagione che si compone di 12 episodi da 60 minuti ciascuno e offre un percorso nei luoghi più inaccessibili dei terminal e alle operazioni di controllo, mostrando le strategie adottate per garantire la sicurezza dei passeggeri e contrastare crimini e traffici illeciti (la serie è visibile su D-Max o in streaming su Discovery+, Hbo Max, YouTube e Apple Tv).
Perché piace al pubblico? Le puntate sono terribilmente immersive, svelano tecniche diaboliche per il trasporto di droga, stratagemmi di contrabbando e le difficoltà quotidiane vissute dagli agenti per tenere sotto controllo i passaggi di frontiera. Con un approccio superdocumentaristico, il programma restituisce la complessità del lavoro svolto dietro le linee di sicurezza, tra casi concreti e operazioni straordinarie. Ovvio che il racconto quindi diventa avvincente e in più porta il pubblico a vedere cosa succede in uno spazio, quello dell'aeroporto dove gli capita di passare spesso, insomma uno spazio di frontiera che è anche un po' suo. E in effetti dopo aver visto la serie non guarderete più la sala d'attesa nello stesso modo.
Su Now e su Sky crime potete reperire anche Fiumicino: operazione Sex&Clean. In questo caso vedrete un'indagine molto specifica che segue la complessa filiera che c'è dietro la commercializzazione di una delle droghe più temute degli ultimi anni, il Gbl, ovvero il gamma-butirrolattone, un precursore della così detta droga dello stupro. Ma non appena il gamma-butirrolattone entra in contatto con la saliva umana il suo effetto è molto simile a quello di un potente barbiturico: si va dalla stimolazione del desiderio sessuale, allo stordimento, ai rischi immediati per la salute se i dosaggi vengono sbagliati, la dipendenza invece è quasi una garanzia. Il documentario racconta bene tutto il percorso dalla scatola, il più possibile anonima e con doppio fondo, con cui arriva in aeroporto la sostanza grezza, sino ai consumatori di cui vengono raccolte le testimonianze anonime.
Ma non solo Italia quello della caccia aeroportuale al traffico di sostanze è diventato un vero classico: Airport Security. La prima serie venne sviluppata in Australia, nel 2004 per poi esportare il format anche in tutto il resto del mondo. Per l'Europa, ad esempio, esiste una versione Spagna. Il programma tv originale è realizzato per il canale Seven Network; è un factual, che ha accumulato una quindicina di stagioni e oltre 200 episodi (da 30 minuti ciascuno). I factual, questi documentari che seguono indagini vere, hanno formati brevi e costi di produzione medio-bassi, casi che cambiano a ogni puntata, danno così vita a un racconto unscripted, senza sceneggiatura, tramite un'attenta scelta dei casi e un montaggio accurato per mantenere alta la tensione. Per di più il format è riproducibile all'infinito e ogni Paese, ogni aeroporto, ci mette la sua tipicità. Insomma l'effetto è quello di una narrazione che ricalca quella di un piccolo capolavoro cinematografico come Maria Full of Grace (film sempre del 2004) che racconta le peripezie di una ragazza costretta a fare il corriere della droga, ma spontanea e con quel carico di grottesco che solo la realtà può avere.
Al di là della questione dell'intrattenimento, però, da tutte queste docuserie emerge la vastità del mercato illegale di sostanze, armi e non solo che si muove nel mondo. E un conto è raccontato in una serie, un altro vedere dal vero il livello di pervasività e creatività criminale...