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"Mio padre, lo “scrivendolo” che stava sempre con il drago"

La figlia, Lietta Manganelli, svela idiosincrasie, segreti e amori del "Manga"

"Mio padre, lo “scrivendolo” che stava sempre con il drago"

Giorgio Manganelli nel 1946 sposò Fausta Chiaruttini, matrimonio faticoso e breve da cui nacque l'anno dopo una figlia, che fu cresciuta dai nonni. «Papà voleva battezzarmi Lietta ma il prete diede di matto: non voleva. E allora lui per cattiveria mi dette i nomi di tutte le donne della sua famiglia: sua madre, che detestava: Amelia; sua suocera: Antonia; e sua cognata: Fiorella... Ho tre nomi. Ma per tutti fin dal primo giorno fui Lietta. E così sono rimasta».

Siete stati vicini nel corso della vostra vita?

«Da adulti sì, da bambina, no: l'ho perso a tre anni, poi l'ho ritrovato quando ne avevo 18, ma da quel momento non ci siamo più lasciati. E non eravamo più padre e figlia, ma due adulti che si piacevano tanto. Un giorno mi disse una cosa tragicamente bellissima. Eravamo a pranzo, mi toccò una mano - lui che non abbracciava mai nessuno - e mi disse: Pensa che strano: riesco a volerti bene nonostante tu sia mia figlia. Una cosa tipica di Manganelli».

Chi era Manganelli?

«Uno, nessuno, centomila. Pirandello deve averlo incontrato da qualche parte prima di scrivere il suo romanzo... Quando mio padre morì, al funerale trovai persone che mi parlavano di un uomo che io non sapevo chi fosse... Mille Manganelli diversi che non conoscevo. Mi sembrava di essere in una delle sue tragicommmedie, quella in cui al funerale due figli seguono il feretro di una persona che non c'entra nulla né con l'uno né con l'altro. Mi dicevano: Ah, Giorgio era così..., Ah, Giorgio era cosà.... Lì ho capito che lui riusciva a presentarsi a ogni persona secondo quello che quella persona aveva bisogno che lui fosse. Cosa che spiega il numero strepitoso di donne della sua vita: per ognuna lui era un uomo diverso».

Pietro Citati lo definì un «malinconico tapiro»...

«Come diceva di se stesso, Manganelli era un uomo brutto che si gioiva della sua bruttezza. Non era un adone ma era affascinante. Una volta eravamo a Parma per un convegno. Stava parlando, e una bella signora, elegante, seduta accanto a me, mi dice in estasi: Io non ho capito niente, ma Madonna come parla bene...».

Narratore, critico, giornalista, poeta... Cos'era Manganelli?

«Un uomo travolto dalle parole. Che per lui erano più importanti della realtà, di quello che mangiava, di quello che faceva, dei muri di casa sua. Diceva che le parole volevano parlargli. Lui le prendeva e le metteva insieme. Non sono io che scrivo ma sono le parole che vogliono essere scritte, diceva. Lui si definiva scrivendolo. Si sedeva e scriveva le parole che gli venivano dette».

Il Manga da vivo fu considerato un outsider, un oggetto non edificato: oggi è un classico.

«Non molto tempo fa, per la prima volta, ho trovato un manuale scolastico con quattro pagine su Manganelli! È stato uno shock. A lungo non è stato considerato. Ora le cose stanno cambiando. Anche in università si cominciano a fare tesi su di lui»,

Manganelli ha pubblicato più da morto che da vivo...

«Colpa mia. Anni fa ho fondato un Centro studi Giorgio Manganelli: sta in piedi in qualche modo, senza aiuti pubblici. Ho sempre cercato di far sì che mio padre non venisse dimenticato pubblicando tutto, anche cose minori, libri meno centrali rispetto ai suoi titoli principali, ma che comunque danno un'idea di quello che lui pensava, scriveva, faceva... Il povero Manganelli ha sulla testa un pregiudizio gigantesco: che se non hai tre lauree non lo capisci; che è di nicchia, complicato... Ma non è vero. Quando qualcuno mi dice Da dove inizio a leggere tuo padre?, io faccio la controdomanda: A te cosa piace? Libri di viaggio? Ci sono. Saggi? Ci sono. Narrativa? C'è. Articoli giornalistici? Ci sono. Le riscritture? Ci sono. Io le odoro: dal suo Pinocchio a Cassio governa a Cipro che è una riscrittura meravigliosa dell'Otello. E se vuoi romanzi di una pagina, c'è Centuria...».

Manganelli conobbe Calvino, Arbasino, Ceronetti, Eco... che rapporto aveva con gli scrittori?

«Non andava d'accordo con nessuno. Aveva un pessimo rapporto con gli scrittori e meraviglioso con gli artisti: Baruchello, Fontana... Lui non sapeva disegnare, ma la sua passione era scarabocchiare fumetti. Ne faceva molti nelle lettere alle sue fidanzate. Aveva inventato Ciolino, un pittore che fa quadri bellissimi che vende benissimo... Forse quello che avrebbe voluto diventare lui...».

Lui inventava sempre storie

«E sempre dalla parte opposta rispetto a quella che di solito vedono gli altri.

Da bambina mi raccontava la favola di San Giorgio e il drago, ma vista dalla parte del drago, con la Principessa che urla a San Giorgio di lasciare stare il mostro. Ma non eravamo d'accordo che io dovessi ucciderlo?, le chiede. E ora cosa faccio?!. Queste cose le faceva spesso. Con me e con gli altri...».

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