Attentati, blitz e allarmi bomba: così l'allarme islamico è tornato in Francia

L'estremismo islamico torna a far tremare la Francia. Un fenomeno mutaforma che ora prende di mira giovani e insegnanti. Cambiano anche gli autori: la polizia francese lancia l'allarme sui nord-caucasici radicalizzati

Attentati, blitz e allarmi bomba: così l'allarme islamico è tornato in Francia

L'estremismo islamico torna in Europa come uno spettro. Mentre il conflitto in Medio Oriente non accenna a disinnescarsi, l’Europa corre a sprangare porte e finestre. Soprattutto la Francia di Emmanuel Macron, il Paese che negli ultimi anni è stato più volte teatro di stragi. E mentre il presidente presiede un nuovo vertice per la sicurezza, un allarme bomba nel liceo di Arras protagonista della tragedia di venerdì scorso, riporta nel panico un'intera nazione.

L’allerta era già salita la scorsa settimana, all’indomani dell’attacco di Hamas in Israele, in particolar modo in luoghi sensibili come monumenti principali, luoghi di culto e soprattutto le banlieue. Ma la paura è tornata quando venerdì scorso, ad Arras, un uomo armato di coltello ha ucciso un insegnante nel liceo “Gambetta”, al grido di "Allah u Akbar".

L'estremismo islamico bussa alle porte di Arras

Un gesto singolo, non un attentato organizzato, ad opera di un ex studente, Mohamed Mogouchkov, un giovane ceceno di circa 20 anni arrestato insieme al fratello, schedato dalle forze di sicurezza con la fiché S, riservato alle persone da monitorare per legami con l'estremismo islamico. Il fratello, anche lui arrestato, era stato accusato negli anni scorsi di aver progettato un attentato e di apologia di terrorismo. Lui stesso, come schedato "S", era oggetto di sorveglianza "fisica", quindi diretta in base ai suoi spostamenti, sia a intercettazioni telefoniche.

Secondo quanto trapela, il profilo della famiglia dei due fratelli non è dei più lineari. Padre, madre e cinque figli sono in Francia ma non hanno mai ottenuto documenti regolari o nazionalità francese. Il padre è stato espulso anni fa in Russia, la madre con i figli vive in un centro di accoglienza dopo che diverse organizzazioni umanitarie si erano opposte all'espulsione di tutta la famiglia nel 2014. Il figlio più grande, Mosvar, è in carcere dal 2019, coinvolto in un progetto di attentato contro l'Eliseo. Nel 2023 è stato condannato a 5 anni per omessa denuncia.

Il suo ruolo nel progetto sarebbe stato quello di girare un video dell'azione progettata per poi diffonderlo su Internet. In questi anni, il passaggio alla misura del braccialetto elettronico era stata revocata poiché Mosvar è stato sorpreso a diffondere su X contenuti violenti di propaganda all'Isis. Nei giorni precedenti l'attacco di Arras, l'assalitore aveva mantenuto contatti stretti con almeno tre persone attraverso app di messaggistica criptate: il padre Iakub Mogouchkov, espulso e non localizzato, il fratello Movsar, in carcere a La Santé e condannato per la sua implicazione in un progetto di attentato all'Eliseo, e un amico, a sua volta detenuto. Secondo una fonte prossima all'inchiesta citata da Le Parisien, il giovane avrebbe avuto scambi in cui esaltava l'offensiva di Hamas.

Il fantasma dell'estremismo islamico: nessun luogo è più "sicuro"

Un gesto potenziato dai fatti dell’ultima settimana, ma che danno fondatezza alla particolare preoccupazione per la radicalizzazione dei giovani nord-caucasici espressa dalla polizia francese da settimane. Ma, soprattutto, l'attacco mina alle fondamenta la République per almeno tre ordini di ragioni: ancora una volta prende di mira una scuola, un insegnante, nonché il mondo di giovani e studenti riproponendo i fantasmi del Bataclan o dell’omicidio di Samuel Paty; in secondo luogo cala sul sistema scolastico francese l’ombra, mutatis mutandis, dei mass shootings americani; in ultima istanza, ripropone, sintetizzando le prime due questioni, il tema dell’integrazione mal riuscita e della prevenzione fallace.

I parallelismi con l’attentato di tre anni fa risultano quantomeno inquietanti: il 16 ottobre del 2020, Samuel Paty venne assassinato nelle vicinanze della scuola in cui insegnava a Conflans-Sainte-Honorine, nella regione di Parigi. All’insegnante fu anch’egli bersaglio di un terrorista ceceno, rifugiato in Francia con la sua famiglia, che fu poi ucciso dalla polizia. Prima di commettere l'indicibile, Abdoullakh Anzorov, alias "Al Ansar Chechen 270" sul web, aveva appena visto un video di odio che deplorava il fatto che l'insegnante 47enne avesse mostrato vignette del profeta in classe.

Nella stessa giornata di venerdì, mentre montava la marea della rabbia e dell’incredulità, un altro episodio ha gettato la Francia nel caos: Macron, dopo aver visitato il liceo di Arras, ha confermato che un altro "tentativo di attentato" "in un'altra regione" è stato sventato grazie a un intervento delle forze dell'ordine. Il presidente si riferiva all'arresto di un uomo a Limay, nella banlieue di Parigi, noto per la sua radicalizzazione e vicinanza al mondo dell'estremismo islamico, appena uscito da una sala di preghiera e diretto con un coltello da cucina verso una scuola.

Ma Parigi tenta di non cedere al caos e alla paura: il preside del liceo Gambetta ha deciso di riaprire la scuola all’indomani dell’attentato agli alunni che desiderassero tornare. “Si è scelto di non cedere al terrorismo, di non lasciarci dividere da nulla. E anche di ricordare che la scuola e l'insegnamento sono al cuore di questa lotta contro l'oscurantismo” ha dichiarato Macron.

L'arma più potente: la mente

Ma nonostante gli appelli all’unità giunti sia dall’alto che dalla società, oggi i francesi tornano ad aver paura. L’odio, il risentimento, il fanatismo non colpiscono più luoghi simbolo, obiettivi sensibili, ma quanto di più sacro possa avere una società: insegnanti e studenti. Ed è questa diversione verso un nuovo tipo di obiettivi da parte dell'estremismo islamico che semina nuovamente il terrore fra insegnanti e famiglie, nelle strade, rendendo tutti i luoghi “insicuri”. Settemila soldati della forza Sentinel sono stati schierati sul territorio francese, mentre il Paese è passato al livello di allerta più alto del sistema Vigipirate, tornando a blindarsi.

Ma non si può restare blindati all’infinito, come gli ultimi 22 anni ci hanno insegnato: soprattutto perché di fronte al fanatismo non c’è intelligence, controllo o prevenzione che tenga, soprattutto quando si tratta di singole mine vaganti, magari

caricate a pallettoni da autorità religiose. Dobbiamo ricordarlo: l’11 settembre 2001 è stato permesso da un manipolo di uomini armati di temperino e nulla più. Dimostrando che non c’è arma più pericolosa della mente umana.

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