La Ue: no al cioccolato puro italiano, sì invece al formaggio senza latte dell'est

Dopo aver autorizzato la vendita del «vino senza uva», zuccherato artificialmente, invecchiato con legno e segatura e ottenuto dalla fermetazione dei lamponi, ora Bruxelles apre la strada a un'invasione di tavolette fatte con grassi vegetali.

Bocciato il cioccolato puro italiano, quello vero e genuino, quello buono, quello fatto di solo cacao. Promosso invece, e a pieni voti, il formaggio senza latte che arriva dall'est. Uno scherzo? Un controsenso? No, è soltanto lo strano modo usato dall'Unione Europea per difendere i prodotti orginali.
Dunque, per Bruxelles si può fare il formaggio con la caseina o con altri ingredienti posticci. E si può, stando alle normative comunitarie ribadite da varie sentenze, anche alzare artificialmente il livello di alcol del vino con lo zucchero e invecchiarlo con pezzi di legno o di segatura al posto della classica maturazione in botti di rovere. Di più: si arriva all'assurdo di permettere la circolazione del vino senza vino, cioè senza uva, con i ribes e i lamponi che sostituiscono i grappoli. Ma per il nostro cioccolato non si può scrivere «puro» sull'etichetta.
«É l'evidente dimostrazione di un comportamento contraddittorio che spesso mette in difficoltà i prodotti del Made in Italy, provocando un grave danno economico», afferma la Coldiretti, che non ha preso molto bene la lettera di messa in mora inviata dalla Commissione europea. La Ue diffida infatti i produttori italiani a continuare a utilizzare sulle tavolette la denominazione 'cioccolato puro': si violerebbe il diritto europeo, come indicato nella sentenza contro l'Italia della Corte di giustizia del 25 novembre 2010. Quella scritta serviva per differenziare il cioccolato vero, a base di solo burro di cacao, dagli alimenti che contengono grassi vegetali come succedanei. Ma non si può più usare.
A subire gli effetti delle normative comunitarie sono stati numerosi altri prodotti e, a loro insaputa, molti consumatori. Per effetto della normativa comunitaria e nazionale è già Oltre al vino e al latte finti, sugli scaffali dei supermercati girano con il visto Ue pure le aranciate con solo il 12 per cento di succo di agrumi. Che dire poi dell'indicazione di origine, obbigatoria per la carne bovina ma non per quella di maiale, per la frutta fresca ma non per quella trasformata, per il latte fresco ma non per quello a lunga conservazione e per i formaggi? Mistero europeo.