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Milano e via stretta Bagnera, la storia del primo serial killer

Conosciamo via Bagnera, la via più stretta di Milano ancora oggi nota come luogo di innumerevoli omicidi a opera del primo serial killer d'Italia

Milano e via stretta Bagnera, la storia del primo serial killer

A pochi passi da via Torino a Milano, tra via Santa Marta e via Nerino, da sempre il mistero avvolge una piccola e lugubre stradina nota come via Bagnera. La più stretta e corta della città, dal formato così limitato e fortememte ridotto che, un tempo, veniva semplicemente nominata come stretta Bagnera. Un luogo davvero singolare che, ancora oggi, trasuda segreti dai muri che ne soffocano il percorso. Un'atmosfera che si amplifica con le luci fioche della sera e il buio della notte.

Solo i milanesi sono a conoscenza delle vicende che ne hanno caratterizzato l'esistenza, e del sangue versato negli scantinati della via, conseguenza diretta delle gesta di quello, che a tutti gli effetti, è una sorta di precursore e ancora oggi considerato il primo serial killer d'Italia e d'Europa. Un primato davvero macabro che ha deviato il percorso esistenziale di questa piccola via, tingendo di nero il suo passato, ancora oggi poco noto. Scopriamo insieme le macabre vicende di stretta Bagnera.

Milano noir, il primo serial killer

Stretta Bagnera

Per chi ama perdersi tra i vicoli che si diramano da via Torino sarà capitato di imbattersi negli affascinanti percorsi che collegano Santa Marta e via Nerino, proprio a pochi passi dal Duomo di Milano. Si tratta di vie ricche di storia e fascino, spesso legate alle settimane meneghine dedicate al design, ma anche location uniche che nascondo misteri. Dalle zone più affollate non sarà difficile capitare proprio all'interno di via Bagnera, una piccolissima stradina di comunicazione caratterizzata dalle dimensioni anguste. Attraversandola, mentre si cammina sul pavé, si avverte in modo tangibile il senso di costrizione dato dalle pareti alte dei palazzi e dal formato ridotto della stessa stradina.

Un senso di claustrofobia che aumenta durante le ore serali, quando l'atmosfera diventa lugubre riportando in vita i trascorsi macabri della stessa via. Un tempo nota come stretta Bagnera è stata testimone involontaria di un numero corposo di omicidi perpetrati da Antonio Boggia, meglio noto come il primo seria killer d'Italia e d'Europa. Le sue vicende anticipano anche le gesta di Jack lo squartatore, sconvolgendo la vita dei milanesi di fine 1800.

L'uomo, un tempo muratore, si trasferisce a Milano prendendo moglie e residenza proprio in via Nerino, lavorando prima come fuochista e poi come amministratore dello stesso caseggiato, di proprietà di Ester Maria Perrocchio. Molto amato per il suo buon carattere, per l'assidua frequentazione della chiesa e della parrocchia, Antonio Boggia è un vero insospettabile agli occhi della gente. Appassionato del lusso e delle aste di pregio, è in grado di affabulare la gente tanto da catturare la loro fiducia e diventandone delle prede. Queste caratteristiche gli permettono di farsi intestare beni e proprietà senza grosse difficoltà.

La storia degli omicidi di stretta Bagnera

Stretta Bagnera scorcio

Il protagonista indiscusso di queste macabre vicende è proprio Antonio Boggia, che, attraverso una falsa procura era diventato amministratore dello stabile e dei beni di Ester Maria Perrocchio. Le vittime del killer, affascinate dalla sua parlantina, lo seguivano fino nello scantinato del palazzo certe di poter ammirare la sua collezione di pezzi di antiquariato. Ma qui venivano uccise, derubate e barbaramente smembrate, per poi finire sotterrate in gran numero proprio nello stesso luogo. Le azioni criminali presero il via nel 1849, ma l'assenza della proprietaria dello stabile insospettì il figlio Giovanni Maurier, che ne denunciò la scomparsa, finendo per credere alle confessioni dei custodi dello stesso palazzo, certi della partenza della donna verso il lago di Como, dove si sarebbe stabilita. Ma gli stessi sottolinearono anche lo strano comportamento di Antonio Boggia, che aveva iniziato a gestire lo stabile come amministratore.

Un dettaglio che aveva insospettato il figlio, che aveva finito per cedere davanti a una serie di lettere spedite dalla madre al killer dove specificava le sue disposizioni nei confronti dello stabile. La cosa stava per perdere smalto quando il giudice Crivelli, responsabile delle indagini, confermò al figlio come Boggia avesse cercato di truffare la donna. Lo stesso aveva cercato di farsi affidare la procura dello stabile attraverso un atto notarile, subito annullato e che aveva fatto scattare le indagini. Lo stesso Antonio Boggia, in passato, si era già macchiato di una serie di truffe e anche tentati omicidi come quello a Giovanni Comi, un vecchio contabile inseguito in stretta Bagnera e tramortito con una scure, ma scappato fortunatamente all'aggressione.

La relativa denuncia aveva condotto Antonio Boggia davanti al tribunale, che lo aveva giudicato folle e fatto internare in manicomio. Una reclusione purtroppo fin troppo breve, che gli aveva permesso di ritornare a piede libero e proseguire nei suoi omidici, fino alla scomparsa di Ester Perrocchio, che aveva spinto in avanti le indagini. Torchiato a dovere il killer aveva finito per confessare, facendo ritrovare il corpo della donna e di tutte le vittime nascoste nel sottoscala e nello scantinato di via Nerino, per un totale di dieci omicidi. Le azioni di Antonio Boggia sconvolsero la città di Milano, tanto che finì condannato per impiccagione e successivamente decapitato. La testa venne spedita a Cesare Lombroso presso il gabinetto anatomico dell'Ospedale Maggiore. Secondo la leggenda quando si passa da via Bagnera si può avvertire ancora lo spirito del killer, che si muove per la stradina come un avvolgente vento gelido.

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