Racconto da Torino sui legami tra islamismo e sinistra. La Scala apre con un'opera censurata dall’URSS. Spazio ai presepi dei lettori. E poi l'editoriale di Feltri sulla “flottiglia”. Il direttore Cerno vi racconta cosa c'è nel Giornale di oggi
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Racconto da Torino sui legami tra islamismo e sinistra. La Scala apre con un'opera censurata dall’URSS. Spazio ai presepi dei lettori. E poi l'editoriale di Feltri sulla “flottiglia”. Il direttore Cerno vi racconta cosa c'è nel Giornale di oggi
Dai soldi di Hamas per pagare i viaggi alla Albanese al silenzio di Schlein sugli insulti sessisti alla Meloni passando per la profezia di Trump fino a LeBron James e molto altro: il direttore Cerno vi racconta cosa c'è nel Giornale di oggi
Proponiamo di raccontare quel pezzo di Paese che non ha coraggio di dire chi è, nello spirito di Indro Montanelli. La prima piccola grande novità in edicola: il Giornale avrà di nuovo il nome del suo fondatore sotto la testata
Roberto Parodi: "Sono convinto che Sala non stia facendo cose per il bene di Milano, ma per altri motivi. Sta facendo cose che interessano a lui per il suo prossimo futuro, non sta facendo il sindaco"
Roberto Parodi: "Tesla, ibride, Euro 6 e 7 che inquinano poco vanno benissimo, perché fanno parte del progresso. Il problema è quando la politica interviene e impone dei divieti. Le società automobilistiche europee si sono tagliate le gambe da sole"
Roberto Parodi: "Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno dato quello che potevano, specialmente la possibilità di studiare in buone scuole ed è quello che spero di fare con i miei figli. Da lì ho capito che era fondamentale cercare di fare soldi. Ma non per avidità di denaro"
C’è un’Italia che cambia pelle senza cambiare schiena dritta. Roberto Parodi ne è un esempio perfetto. In questa puntata di Chi fa l’Italia, con Hoara Borselli, racconta la sua “prima vita” da ingegnere e banker internazionale, cresciuto nell’epoca dei Barbarians at the Gate, tra JP Morgan, grandi operazioni e bonus da film anni ’80. Un mondo brillante e rischioso, che dopo le crisi dei dot-com e dei subprime inizia però a perdere fascino e prospettiva. Poi lo “switch”: i libri scritti la domenica e i lunghi viaggi in moto diventano lavoro. Yves Confalonieri lo nota, Mediaset gli affida Born to Ride, poi arriva Diario della motocicletta su Rai2, la direzione di Riders e una seconda carriera costruita sulla passione, non sulla rendita. Fino alla terza vita professionale, esplosa con il Covid: la crisi della carta, l’ascesa dei social, una nuova forma di narrazione che genera community, contenuti e – sì – anche reddito. Al centro, un’idea chiarissima del denaro: i soldi servono a risolvere problemi, non a riempire garage di Porsche. Parodi racconta come abbia scelto di investire per i figli, nelle case, più che nei simboli di status. Mentalità da investitore, ma senza idolatria del conto corrente. E poi il capitolo che lo ha reso un bersaglio prediletto degli ecologisti militanti: il “naftone”, l’auto d’epoca usata come provocazione contro il Green Deal ideologico, le ZTL a colpi di telecamera, le piste ciclabili tracciate sulla vernice mentre il traffico esplode. Numeri alla mano, Parodi contesta un ambientalismo che pesa sull’1% delle emissioni globali e dimentica il buon senso: prima si misurano effetti reali su traffico e inquinamento, poi si decide. Ne esce un ritratto dell’Italia che fa, ma soprattutto che ragiona: un Paese fatto di persone che hanno cambiato lavoro, si sono rimesse in gioco, non hanno paura di dire che la modernità non coincide con il divieto permanente. Una conversazione che parla di soldi, libertà, città e responsabilità politica, con il tono schietto di chi ha vissuto tre vite e non ha più niente da recitare
Angelo Moratti racconta a Hoara Borselli la crisi del mercato e tutto ciò che è successo dopo il crollo delle Torri Gemelle. "Ho imparato la lezione più grande della mia vita. I banchieri che prima cercavano di diventare miei amici si distaziavano; gli amici di mio padre mi guardavano e dicevano "Un disastro", gli avvocati non volevano difendere la società. In quel momento devi avere la forza necessaria per prendere decisioni dure e sopravvivere".
Tutto è cambiato. Angelo Moratti racconta a Hoara Borselli la nuova visione dell'imprenditore americano: "Mi chiedono di trovare un appartamento a Milano e sperano di poter fondare la prossima start up in Italia". Moratti sottolinea che non è solo una "questione di tasse" ma anche di "un ecosistema florido che permette all'imprenditore straniero di portare creatività e talento".
Dal sogno americano a quello italiano. Angelo Moratti racconta a Hoara Borselli perché il trend si è invertito: "I figli dei miei amici italiani mi chiedono di aiutarli ad accedere alle nostre università. Non solo per il valore degli atenei italiani, ma anche per la qualità della vita in Italia".