Marcus du Sautoy insegna a Oxford (Public Understanding of Science e Matematica), ha ricevuto il Berwick Prize e il Faraday Prize, ha scritto il bestseller L'enigma dei numeri primi, gira trasmissioni per la Bbc e viaggia spesso, per portare "fuori", nel mondo, la sua visione "inusuale" della matematica: "L'idea, oggi, è che siamo isolati in dei silos, perché il sistema educativo non incoraggia gli incroci fra discipline. Io cerco di mostrare che è possibile il contrario". Lo fa, per esempio, nel suo nuovo saggio, La matematica della creatività. Come i numeri danno forma al mondo (Bollati Boringhieri).
Professor du Sautoy, di solito matematica e creatività sono considerate in opposizione?
"Sì, tutti pensano che la matematica sia una materia fredda, logica e priva di emozioni, e che l'arte sia invece l'opposto, un modo caloroso di esprimere le proprie emozioni. Ma la matematica ha anch'essa un lato emotivo, legato allo storytelling e, d'altra parte, ritroviamo le sue strutture proprio all'interno delle opere d'arte. Insomma, la matematica è molto più vicina all'arte di quanto si pensi".
Che cosa le accomuna?
"La matematica è lo studio delle strutture. È il lavoro di noi matematici: studiamo strutture interessanti, che spesso si trovano anche nel mondo naturale, come i frattali, i numeri primi, la sezione aurea... E queste stesse strutture ritornano anche nelle opere d'arte, il che è comprensibile, visto che gli artisti sono affamati di strutture con cui lavorare. Stravinsky diceva: riesco a essere creativo solo grazie a vincoli enormi. Lo vediamo molto bene nella poesia, una forma di scrittura che ti costringe in una struttura vincolante, come accade nei sonetti di Shakespeare".
Che cosa ha a che fare Shakespeare con la matematica?
"È stata una sorpresa, chiacchierando con un collega a Oxford, scoprire che Shakespeare utilizzasse i codici matematici in maniera deliberata. La forza della struttura è nel creare aspettative che, poi, possono essere tradite. Per esempio, lui scriveva in "pentametri giambici, formati da dieci sillabe l'uno, ma il verso più celebre di tutti, To be, or not to be, that is the question... ne contiene undici: un numero strano, primo, indivisibile, che segna una rottura. È con queste undici sillabe che dice al pubblico dell'Amleto: sveglia, qui dovete ascoltare. E lo stesso accade quando Macbeth decide di assassinare Duncan: undici sillabe".
Usa altri numeri primi?
"Sì, laddove c'è della magia, come quando Puck nel Sogno di una notte di mezza estate versa la pozione d'amore, le sillabe diventano sette. È un codice: c'è qualcosa di magico in corso... Del resto, nell'epoca di Shakespeare c'era molta più fluidità fra le discipline: Leonardo e l'eredità dell'umanesimo italiano sono la rappresentazione perfetta di questa unione di arte e scienza".
Un altro legame sorprendente è quello fra La grande onda di Hokusai, la musica di Debussy e i frattali.
"Le singole strutture matematiche vengono utilizzate da artisti diversi e in modi diversi. Nel caso dei frattali, li ritroviamo nelle arti visive, nella Grande onda di Hokusai come nei dipinti di Pollock, con il suo dripping; nella letteratura, con la divisione in atti, a loro volta fratturati in scene; nell'architettura, di cui un esempio è il Taj Mahal, dove la stessa struttura è riprodotta in scala sempre maggiore, da un angolo a una stanza a tutto l'edificio, fino addirittura alla città di Agra stessa; o nella musica, come in Debussy, che compose La Mer ricorrendo alla matematica per esprimere il senso della turbolenza delle onde, attraverso i frattali, e ispirandosi a Hokusai e al suo dipinto".
Le sue strutture preferite?
"Una sono i numeri primi: gli atomi dei numeri, così fondamentali, eppure enigmatici. Non abbiamo ancora risolto il mistero se esista o meno una regola per prevedere la loro successione; l'unica sembrerebbe la casualità, che poi è a sua volta una struttura... Ma, quando gli artisti si servono delle strutture matematiche, consentono anche a noi matematici di osservare i problemi in modo meno convenzionale e più creativo: come la matematica modella l'arte, così l'arte stimola la mia creatività di matematico. Per me il matematico è un narratore, che racconta una storia sui numeri, le forme geometriche e l'universo, una storia legata a quella scritta dai romanzieri e dai poeti, dipinta dai pittori, suonata dai musicisti. Questo è un appello ai governi, che troppo spesso dimenticano le discipline umanistiche, quando si tratta di finanziamenti".
Che altro ama?
"La simmetria. È molto importante nella musica, per esempio nelle Variazioni di Bach, o nell'architettura. Si pensi alla Alhambra, dove sono stati esplorate tutte le possibilità di simmetria, ben prima che esistesse un linguaggio matematico per definirle".
La casualità è una struttura?
"Può sembrare un'anti-struttura, ma è un cambio di prospettiva stimolante per molti artisti. Un esempio letterario è In balìa di una sorte avversa di Bryan Johnson: è composto da 27 capitoli, ciascuno legato separatamente così che, a parte il primo e l'ultimo, tutti possano essere letti secondo un ordine scelto di volta in volta dal lettore. Si tratta di un romanzo sulla memoria e ogni capitolo è un ricordo diverso; perciò la casualità della struttura ci trasmette un messaggio profondo, sulla natura della memoria e la sua imprevedibilità".
La struttura più inaspettata?
"Forse la geometria iperbolica, che non è proprio conosciuta da tutti, eppure la ritroviamo nei
meravigliosi edifici curvi di Zaha Hadid, nelle creazioni di Anish Kapoor, nel tardo Le Corbusier, e perfino nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij e nella musica di Emily Howard. E, probabilmente, è la geometria dell'universo...".