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Assegno ordinario di invalidità, cosa cambia nel 2026: a chi spetta e come funziona

La prestazione Inps resta legata ai contributi versati e alla riduzione della capacità lavorativa, ma la svolta arrivata dalla Consulta e recepita dall’Istituto apre ora all’integrazione al minimo anche per una parte dei lavoratori nel sistema

Assegno ordinario di invalidità, cosa cambia nel 2026: a chi spetta e come funziona
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L’Assegno ordinario di invalidità torna al centro dell’attenzione nel 2026, tra regole già note e una novità che amplia la tutela per una parte dei lavoratori. Si tratta di una prestazione previdenziale dell’INPS, disciplinata dalla legge 222 del 1984, destinata a chi vede ridotta a meno di un terzo la propria capacità lavorativa in occupazioni compatibili con le proprie attitudini. Non è quindi un sostegno assistenziale legato all’Isee, ma una misura che presuppone contributi versati: ne servono almeno cinque anni, di cui tre nel quinquennio precedente la domanda. L’assegno ha durata triennale, può essere rinnovato e dopo tre riconoscimenti consecutivi viene confermato automaticamente, salvo revisione.

A chi spetta e come funziona

La misura può essere richiesta da lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria, autonomi e iscritti alla Gestione Separata. La domanda si presenta online all’INPS oppure tramite patronato, allegando la certificazione medica. Un aspetto rilevante è che la prestazione non richiede la cessazione dell’attività lavorativa: può quindi convivere con il lavoro, anche se in presenza di determinati redditi scattano riduzioni sull’importo. L’INPS ricorda infatti che non c’è taglio se il reddito da lavoro resta sotto quattro volte il trattamento minimo annuo; oltre questa soglia la riduzione è del 25%, e sopra cinque volte il minimo sale al 50%.

Il passaggio ai 67 anni e il nodo pensione

L’assegno viene corrisposto fino all’età pensionabile e, al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, si trasforma d’ufficio in pensione di vecchiaia se risultano maturati i requisiti assicurativi e contributivi richiesti. Su questo punto la normativa è chiara: la trasformazione non è automatica in ogni caso, ma dipende dalla presenza dei requisiti contributivi.

La novità del 2026

Il cambiamento più importante arriva dalla Corte costituzionale, che con la sentenza n. 94 del 2025 ha dichiarato illegittima l’esclusione dall’integrazione al minimo per gli assegni ordinari di invalidità liquidati interamente con il sistema contributivo. In seguito, l’INPS ha recepito la decisione con la circolare n.

20 del 25 febbraio 2026, chiarendo che l’integrazione può spettare anche ai titolari di assegni “contributivi”, inclusi coloro che hanno scelto l’opzione contributiva o che percepiscono l’assegno nella Gestione Separata, sempre nel rispetto dei limiti di reddito previsti. Per il 2026 il trattamento minimo è pari a 611,85 euro mensili.

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