Accuse gravissime quelle che aleggiano nell'aria. Mentre si rafforzano sempre di più i sospetti su Andrea Sempio come assassino di Chiara Poggi, a Brescia si lavora per un'altra inchiesta, quella che vede indagato l'ex pm Mario Venditti. Ma non solo. Anche Giuseppe Sempio, padre del presunto killer.
I 45 mila euro e i sospetti dei pm
Certi movimenti di denaro, ingiustificati fino ad oggi, hanno attirato l'attenzione degli inquirenti. Venditti è indagato a Brescia per corruzione in atti giudiziari. L'inchiesta è legata al delitto di Garlasco, poiché i magistrati bresciani ipotizzano che l'ex pm possa aver ricevuto denaro per favorire l'archiviazione di Andrea Sempio nel 2017. Il sospetto, quindi, è che l'indagine di quegli anni, chiusa molto in fretta, sia stata "comprata".
Ecco perché adesso vengono sentiti i tre avvocati che all'epoca costituivano la difesa di Andrea Sempio: Federico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi. I tre legali sono stati ascoltati in contemporanea a Brescia.
Secondo le accuse, una volta appreso delle indagini a carico di Andrea Sempio, qualcuno si sarebbe subito attivato per reperire i soldi da dare agli investigatori. Si parla di 45 mila euro. Cifra che i tre avvocati avrebbero preso dalla famiglia Sempio come compenso per non ben precisate spese legali. Il periodo è quello che precede le brevissime indagini che si svolsero tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017. Gran parte di queste somme non è risultata coperta da regolare fattura o parcella ufficiale, motivo per cui i legali sono finiti sotto inchiesta.
Le dichiarazioni degli avvocati
Lo scorso 12 novembre, il procuratore Francesco Prete ha convocato i tre avvocati e qualcuno ha rilasciato dichiarazioni sconcertanti.
Simone Grassi, ad esempio, ha ammesso di aver ricevuto circa 15mila euro praticamente "per non aver fatto nulla". Il legale ha spiegato di essersi semplicemente limitato a fare delle fotografie alle scarpe di Andrea Sempio. Trattandosi di un avvocato civilista, non aveva potuto fornire chissà quale contributo alla difesa. A suo dire, a occuparsi di tutto sarebbe stato Massimo Lovati, che avrebbe concordato la cifra di 45 mila euro. Denaro dato in tranche e poi spartito.
Una ricostruzione respinta da Massimo Lovati, che davanti ai pm ha affermato l'esatto contrario: erano i colleghi a ricevere il denaro e poi a consegnarlo a lui. "Mi chiamavano, mi recavo al loro studio e prendevo il denaro", ha dichiarato, come riportato da Il Corriere.
L'esposto di Alberto Stasi, secretato, è finito quasi subito nelle mani dei legali di Andrea Sempio? Secondo Lovati, il documento sarebbe arrivato dalle mani del giornalista Giangavino Sulas (deceduto, quindi impossibilitato a difendersi), ma i pm non credono a tale versione, perché sugli atti c'è il timbro ufficiale della Procura generale di Milano.
All'avvocato Soldani sono state invece chieste spiegazioni circa i contatti telefonici tra lui, Andrea Sempio e il carabiniere Sapone. Risposta: "Non ricordo". E poi, in merito all'archiviazione: "Mai parlato con il pm".
Pochi giorni dopo i colloqui con i tre avvocati (20 novembre 2025), è stata chiamata l'ex pm Giulia Pezzino, co-assegnataria con Mario Venditti del fascicolo su Sempio. Pezzino ha ribadito la correttezza dell'indagine da lei condotta e ha escluso di aver autorizzato Sapone a parlare con l'indagato. Ha però affermato di aver avuto dei contatti con l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale storico dei Poggi. Sarebbe stato Tizzoni a procurare i vecchi atti relativi al processo a Stasi.
I pm hanno poi chiesto del genetista Francesco De Stefano, che nel 2014 dichiarò il DNA raccolto inutilizzabile. "Avete avuto indicazioni da Tizzoni per sentire De Stefano?", è stata la domanda dei magistrati. Risposta: "Sì, ritengo di sì".
Le intercettazioni
Del resto, ci sono delle intercettazioni che avvalorano le ipotesi degli inquirenti. Nella loro informativa, i carabinieri di Milano, riferendosi alle indagini del 2016-2017 parlano di “anomalie riscontrate in relazione alle attività di indagine”.
Ascoltato nella sua auto, il 9 febbraio Andrea Sempio diceva: “Cacciando i soldi si sistema”. E, ancora, lo stesso giorno: “Si fa solo così e basta”. Il 10 febbraio, giorno che precedeva quello dell’interrogatorio, l’indagato “era a conoscenza di alcuni aspetti che venivano riportati nell’istanza presentata dalla difesa Stasi”, affermano i carabinieri. Ciò poteva essere possibile soltanto entrando in possesso - in modo illecito - della documentazione. “Adesso bisogna che troviamo la formula di pagare quei signori lì”, diceva Giuseppe Sempio alla moglie.
La procura di Brescia non avrebbe dubbi. Si attende solo che i pm Alessio Bernardi e Donato Greco definiscano il fascicolo, decidendo come procedere: archiviare, o procedere.
A breve, inoltre, sarà depositata l’informativa della polizia giudiziaria.Mario Venditti, intanto, continua a dichiararsi innocente. A suo dire, non vi erano elementi sufficienti a carico di Andrea Sempio, pertanto decise di archiviare l’indagine.