Scena del crimine

"Un femminicidio di 'serie b'. A Sanremo si parli di Saman"

A febbraio comincerà il processo per l'omicidio della 18enne pachistana. L'appello dell'associazione "Senza Veli sulla Lingua": "Un ricordo di Saman al Festival. Pene esemplari per gli imputati"

"Un femminicidio di 'serie b'. A Sanremo si parli di Saman"

"Nessuno parla della terribile vicenda di Saman Abbas. Le uniche due donne che hanno denunciato pubblicamente la terribile usanza del matrimonio forzato sono state il primo ministro Giorgia Meloni e l'onorevole Stefania Ascari. E gli altri? Mi sembra abbastanza evidente che quello di Saman sia considerato un femminicidio di 'serie b'". Lo denuncia con forza Ebla Ahmed, presidente nazionale dell'associazione "Senza Veli sulla Lingua", che si è costituita parte civile nel processo per omicidio e occultamento di cadavere a carico di cinque familiari della 18enne pakistana uccisa a Novellara la notte tra il 30 aprile e il 1°maggio del 2021.

"Noi dell'associazione chiediamo che vengano inflitte pene esemplari a tutti e cinque gli imputati perché quello di Saman è un 'caso fotocopia' di tante altre giovani ragazze pakistane, e non solo, che sono vittime dei matrimoni forzati. È una realtà che purtroppo esiste anche nel nostro Paese e con cui bisogna fare i conti. Parlo da donna musulmana che ha scelto di vivere liberamente e si oppone a questa usanza barbara del matrimonio forzato", dice ancora alla nostra redazione.

Nei giorni scorsi l'autopsia ha confermato che il cadavere trovato a Novellara fosse quello di Saman. Dottoressa Ahmed, ha mai pensato che la ragazza potesse essere ancora viva?

"Assolutamente no. Non c'erano dubbi che Saman fosse stata vittima di una congiura familiare, del clan. E al riguardo voglio sottolineare che se Danish (Hasnain, lo zio, ndr) ha parlato, indicando il luogo in cui l'avevano sotterrata, non è perché abbia avuto un sussulto di coscienza. È stato un imam, durante i colloqui in carcere con l'indagato, a convincerlo. Altrimenti non avremmo mai conosciuto il tragico destino di Saman".

Da donna musulmana, la stupisce il modo in cui Saman è stata seppellita?

"Saman non è stata seppellita ma letteralmente gettata in un fosso, senza un minimo di pietà o rituale. Di solito, quando una persona di fede musulmana muore, viene avvolta in un telo bianco e seppellita con la testa rivolta verso La Mecca. Questo a prescindere che si tratti di un decesso per cause naturali o altre circostanze. Nei confronti di Saman invece c'è stata pura cattiveria. Quasi a volerla punire due volte: dapprima uccidendola e poi negandole una degna sepoltura. Solo perché non voleva sposare il cugino".

Dal 2016 in Pakistan il delitto d'onore è considerato un reato. Come spiega il caso di Saman?

"Il delitto d'onore è considerato un reato a tutti gli effetti, almeno sulla carta. Il punto è che in alcune aree rurali del Pakistan è ancora accettato. La ragazza giovane, solitamente promessa in sposa a un cugino benestante, che si oppone al matrimonio forzato, 'deve essere punita' con la morte perché lede l'onorabilità della famiglia. Nel caso di Saman poi, c'era 'un aggravante', cioè che avesse scelto un altro ragazzo, estraneo al clan".

Lei ha sempre sostenuto che Saman "poteva essere salvata". Ne è ancora convinta?

"Certo. Saman aveva denunciato, aveva trovato il coraggio di schierarsi contro la sua famiglia. È mancata un rete di protezione attorno alla ragazza e poi, altro aspetto fondamentale, è stata tradita dalla madre".

Ritiene che Nazia Shaheen, la madre di Saman, abbia avuto un ruolo decisivo in questa vicenda?

"La madre di Saman ha fatto da esca, ha convinto la figlia a tornare a casa. Avrebbe potuto e dovuto farle da scudo, aiutarla a scappare. E invece l'ha accompagnata nei suoi ultimi passi, verso la morte. Nazia è complice tanto quanto gli altri quattro indagati di questo atroce delitto".

Pensa che si trovi in Pakistan?

"Dico di sì. E credo che non la troveranno facilmente. Nazia è al sicuro in Pakistan, può contare sulla protezione del clan. Continuerà a fare la sua vita, come se nulla fosse successo".

E Shabbar crede che sarà estradato?

"Mi auguro vivamente che venga estradato in Italia, ma nutro dei forti dubbi al riguardo. Quello che possiamo fare, nell'attesa che ci sia l'udienza definitiva per l'estradizione di Shabbar Abbas, prevista per il prossimo 19 gennaio, è continuare a parlare di Saman. La comunità pakistana deve manifestare, scendere in piazza e prendere posizione rispetto a questa vicenda. Poi anche i media possono fare la loro parte".

In che modo?

"Nei giorni in cui comincerà il processo per l'omicidio di Saman Abbas, si svolgerà il Festival di Sanremo. Oltre a essere la più importante rassegna canora della musica italiana, seguitissima da molte persone, il festival può veicolare parole, immagini e messaggi sui diritti delle donne. Noi dell'associazione 'Senza veli sulla lingua', chiediamo ad Amadeus un ricordo della povera Saman. Questo potrà dare maggiore risonanza al caso, nella speranza che atrocità del genere non si ripetano mai più".

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