Le terapie prospettate a Elena e a Romano sarebbero state "inutili" e quindi una forma di "accanimento terapeutico". Insistere sarebbe stato "non dignitoso" per la sensibilità e la percezione dei due pazienti. Ecco perché averli accompagnati a morire alla clinica Dignitas di Zurigo, non configura, per Marco Cappato, il reato di aiuto al suicidio. Con queste motivazioni, che richiamano anche una recente sentenza della Corte Costituzionale (la 66 del 2025) la gip Sara Cipolla, dopo tre anni, archivia la posizione del tesoriere dell'associazione Luca Coscioni.
Cappato si era autodenunciato nelle ore successive agli episodi, in quanto per lui si è trattato di una forma di "disobbedienza civile" allo scopo di tutelare la dignità delle persone coinvolte.
Cioè della signora Elena, 69enne veneta malata terminale di cancro, e poi Romano, 82 anni, ex giornalista e pubblicitario, affetto da una forma grave di Parkinson. A chiedere l'archiviazione erano stati il pm Luca Gaglio e la ex aggiunta Tiziana Siciliano.