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Attacco all'Iran: in azione anche i bombardieri supersonici B-1 Lancer

Washington ha affidato ai bombardieri supersonici B-1 Lancer la seconda missione di bombardamento strategico pianificata nell’operazione Epic Fury, colpendo nuovi obiettivi e mantenendo alta la pressione su Teheran

Attacco all'Iran: in azione anche i bombardieri supersonici B-1 Lancer
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Washington ha affidato ai bombardieri supersonici B-1 Lancer la seconda missione di bombardamento strategico pianificata nell’operazione Epic Fury, colpendo nuovi obiettivi e mantenendo alta la pressione su Teheran.

Nella notte tra domenica e lunedì, tre bombardieri supersonici B-1B “Lancer” del 28° Stormo Bombardieri dell’Aeronautica Militare statunitense sono decollati dalla base aerea di Ellsworth, nel Dakota del Sud, e hanno condotto attacchi contro siti di lancio e strutture di comando e controllo di missili balistici in Iran, prendendo parte all’Operazione Epic Fury.

Come i B-2A impiegati nel raid precedente, i Lancer hanno effettuato una missione di andata e ritorno direttamente dal territorio continentale degli Stati Uniti. Dopo un volo non-stop verso gli obiettivi, i tre bombardieri hanno sorvolato lo Stretto di Gibilterra, ricevendo rifornimento in volo sopra l’Atlantico e il Mediterraneo dalle aerocisterne dislocate nelle basi europee.

Quello di ieri notte è il secondo attacco consecutivo lanciato dall’America continentale, un elemento che suggerisce che gli Stati Uniti intendano condurre una campagna di pressione strategica “sostenuta” piuttosto che una risposta reattiva, nonostante il potente dispositivo militare che il Pentagono ha deciso di schierare nel Golfo.

Gli analisti affermano che, dal punto di vista operativo, l’impiego dei B-1 dalla base di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, avrebbe garantito “maggiore efficienza”, considerando il raggio di combattimento di oltre 5.000 chilometri del B-1B; per questo la scelta di partire direttamente dagli Stati Uniti sembra intesa a veicolare un messaggio politico e militare preciso: dimostrare la portata globale della proiezione di potenza degli Stati Uniti, cercando di mantenere il controllo sull’escalation. Uno schema che richiama, per modalità, le operazioni condotte in Siria tra il 2017 e il 2019.

Introdotto negli anni ’80, il B-1 Lancer è un bombardiere strategico supersonico quadrireattore ad ala a geometria variabile, con un equipaggio di quattro persone. Nato per missioni nucleari e convenzionali, dal 2007 è stato riconvertito esclusivamente all’impiego convenzionale. Con un’autonomia superiore ai 12.000 chilometri – estendibile grazie al rifornimento in volo – il Lancer è in grado di operare in qualsiasi teatro operativo e può essere scelto per la sua flessibilità e capacità di trasportare un’ampia gamma di munizioni, comprese le bombe guidate Joint Direct Attack Munition e i missili standoff aria-superficie.

L’escalation in Medio Oriente ha portato il livello di allerta al livello “Bravo” in tutte le basi della regione. Nel frattempo, il Comando Centrale degli Stati Uniti, Centcom, ha confermato la perdita di tre F-15E Strike Eagle dell’Aeronautica Militare statunitense. Schierati in supporto all’Operazione Epic Fury, i tre cacciabombardieri sono stati abbattuti “per errore” in Kuwait in episodi di “fuoco amico” che hanno coinvolto le difese aeree kuwaitiane. Tutti e sei i membri degli equipaggi, piloti e navigatori, si sono eiettati e sono stati recuperati.

L’impiego combinato di bombardieri strategici B-2A e B-1B, di missili BGM-109 Tomahawk lanciati da unità navali di superficie e sottomarine, e dei nuovi missili di precisione Precision Strike Missile (PrSM) dai lanciatori terrestri Himars, fa assumere

all’Operazione Epic Fury i contorni di una campagna strutturata che non mira solo a colpire gli obiettivi di alto livello e le infrastrutture strategiche dell’Iran, ma anche a dimostrare le capacità tattiche degli Stati Uniti.

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