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Il Vallese promette i soldi, ma i risarcimenti non arrivano: "Mandano le bollette delle spese mediche"

Dal Cantone ora rassicurano che i primi pagamenti arriveranno entro questa settimana ma saranno solo 45 su quasi 150 vite spezzate nell’inferno di Crans-Montana

Il Vallese promette i soldi, ma i risarcimenti non arrivano: "Mandano le bollette delle spese mediche"
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È passato un mese da quando l’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana si è portato via la vita di 40 giovani, saliti a 41 per la morte di un 18enne nella giornata di ieri, lasciando segni indelebili sul corpo di altri 115 ragazzi. Tantissimi dei feriti sono ancora ricoverati tra la Svizzera, l’Italia, la Francia e gli altri Paesi di provenienza ma ora una delle famiglie coinvolte nella strage, forse tra le più colpite a fronte di due figlie che si trovavano entrambe nel locale e che ancora sono ricoverate, ha voluto alzare la voce per rendere noto un elemento finora rimasto sconosciuto. I famosi 10mila franchi promessi dalla Confederazione nell’immediato per far fronte alle spese vive, quindi rientro in patria dei feriti, prime cure e supporto alle famiglie, non sarebbero ancora arrivati.

A renderlo noto è Leila Micheloud, residente a Réchy in Svizzera, che ha spiegato al quotidiano Blick che “le bollette arrivano comunque nella cassetta delle lettere. Per esempio quelle della cassa malati. Anche per il resto, non posso semplicemente dire: oh, al momento è un po' difficile con i soldi”. Le figlie della signora Micheloud hanno 18 e 20 anni e si trovano ricoverate in due strutture diverse: la più grave è la maggiore, Farah, che fino a una settimana fa si trovava ricoverata con gravissime ustioni all'ospedale di San Gallo mentre ora è stata trasferita in una struttura più vicina a casa, a Morges, anche se le sue condizioni restano critiche. La minore, Meissa, invece, si trova in cura a Sion e le sue condizioni destano meno preoccupazioni ma è comprensibile lo stato d’animo di una famiglia che di punto in bianco si trova con due figlie gravemente ustionate per aver partecipato a una semplice festa di Capodanno.

“Al mattino facciamo visita a Farah, al pomeriggio siamo da Meissa e la sera la passiamo con la nostra figlia più piccola, Naiel, di 14 anni”, spiega ancora la donna. Entrambi i genitori delle ragazze si trovano attualmente in congedo malattia, altrimenti non sarebbe possibile per loro far fronte a tutto, e ricevono regolarmente lo stipendio ma ora la famiglia ha costi aggiuntivi non indifferenti da sopportare: “Solo le spese di viaggio sono notevoli, e anche piccole cose come il caffè o i pasti nella mensa dell'ospedale si accumulano rapidamente”. Ecco perché quei 10mila franchi farebbero comodo alla famiglia: “Abbiamo le spese adesso, non tra qualche settimana”.

Il quotidiano svizzero-tedesco ha contattato Jérôme Favez, capo del Servizio dell'azione sociale del Canton Vallese, il quale ha spiegato che “prima di poter procedere ai pagamenti, è stato necessario effettuare diverse importanti verifiche amministrative. Innanzitutto, occorreva individuare le vittime e i loro congiunti che non si erano fatti vivi spontaneamente”. Inoltre, per i minorenni, “è stato necessario individuare formalmente gli aventi diritto all'autorità parentale. Per i defunti, bisognava stabilire se fossero sposati o meno e, in caso contrario, raccogliere informazioni sui loro genitori”.

I primi pagamenti sarebbero in emissione entro questa settimana: “Finora sono state completate 45 pratiche che possono ora essere trasmesse all'amministrazione finanziaria cantonale per il pagamento. I versamenti dovrebbero arrivare sui conti dei beneficiari entro mercoledì”. Ma è passato oltre un mese per appena 10mila franchi.

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