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Tomba di Pamela Genini profanata, indagato l’ex: si cerca la testa della 29enne

Francesco Dolci è stato interrogato per ore dai carabinieri. Nel mirino degli inquirenti foto, versioni contraddittorie e tracce sul loculo

Pamela Genini e la cagnolina Bianca (Foto Social)
Pamela Genini e la cagnolina Bianca (Foto Social)

Si chiude il cerchio attorno al mistero della profanazione della tomba di Pamela Genini, la 29enne uccisa lo scorso ottobre a Milano dal compagno Gianluca Soncin. Nella mattinata di mercoledì 6 maggio l’ex fidanzato della donna, Francesco Dolci, è stato convocato al Comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, dove è rimasto per ore davanti agli investigatori e al pubblico ministero Giancarlo Mancusi. Dopo l’interrogatorio fiume, il 41enne è ora formalmente indagato nell’inchiesta aperta dalla Procura di Bergamo per vilipendio e occultamento di cadavere. Inoltre è stata disposta una perquisizione immediata dell’abitazione dell’uomo alla ricerca della testa della vittima.

Il mistero della tomba profanata

Il caso aveva sconvolto l’opinione pubblica il 23 marzo scorso, quando i familiari di Pamela Genini si erano recati al cimitero di Strozza per trasferire il feretro dalla sistemazione provvisoria alla nuova tomba fatta realizzare dalla famiglia. Proprio in quel momento era stata scoperta l’orrore: la bara era stata aperta, il corpo della giovane decapitato e la testa portata via. Da allora gli investigatori stanno cercando di ricostruire chi possa aver violato il loculo e soprattutto il movente dietro un gesto tanto macabro quanto inquietante.

Francesco Dolci ascoltato per ore

Francesco Dolci, che in passato aveva avuto una relazione con Pamela e che negli ultimi anni aveva continuato a definirsi suo amico, è arrivato nella tarda mattinata al comando di via delle Valli. Secondo quanto emerso, prima si sarebbe presentato alla caserma di Almenno San Salvatore per consegnare ulteriore materiale ritenuto utile alle indagini, comprese alcune denunce e informazioni che lui stesso sosteneva di voler mettere a disposizione degli inquirenti. Successivamente sarebbe stato indirizzato al comando provinciale di Bergamo. Poco dopo il suo arrivo è giunta anche la legale Eleonora Prandi, mentre all’interrogatorio ha preso parte direttamente il pm Mancusi, titolare dell’inchiesta.

Le contraddizioni e le verifiche degli investigatori

Gli investigatori stanno cercando di verificare le numerose dichiarazioni rilasciate da Dolci nelle ultime settimane sia ai carabinieri sia ai media. L’uomo aveva più volte sostenuto che la profanazione della tomba potesse essere collegata a “brutti giri” frequentati da Pamela prima della morte, arrivando persino a consegnare in Procura una lista di nomi di persone che, secondo lui, avrebbero potuto avere interesse a trafugare il cadavere. Ora però gli inquirenti starebbero confrontando queste versioni con gli elementi raccolti attraverso testimonianze, accertamenti tecnici e immagini delle telecamere di sorveglianza. Particolare attenzione sarebbe stata riservata anche ai filmati dei giorni precedenti alla scoperta della profanazione.

Le fotografie del loculo

Uno degli elementi che ha attirato maggiormente l’attenzione degli investigatori riguarda alcune fotografie scattate proprio da Francesco Dolci alla tomba di Pamela. Si tratta di otto immagini realizzate tra il 7 novembre e il 23 marzo, giorno in cui venne scoperta la profanazione. Secondo quanto raccontato dallo stesso Dolci, quelle foto servivano a documentare presunte anomalie nella chiusura del loculo, come viti spostate o segni di trascuratezza sulla lapide provvisoria. Ma gli investigatori starebbero osservando soprattutto un altro dettaglio, una traccia sospetta nell’angolo inferiore della struttura che potrebbe essere compatibile con il mastice utilizzato per richiudere il loculo dopo l’apertura.

Come sarebbe stata profanata la bara

La ricostruzione degli investigatori è agghiacciante. Chi ha agito avrebbe svitato la lastra provvisoria di plastica, rimosso la schiuma espansa che sigillava la chiusura e aperto la bara.

Successivamente sarebbe stato tagliato il rivestimento di zinco all’altezza della testa e il corpo sarebbe stato decapitato con un taglio netto alla base del collo. Dopo aver portato via la testa della giovane, il responsabile avrebbe richiuso tutto utilizzando silicone, cemento e mastice nel tentativo di non lasciare tracce.

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