Cronaca nera

"È viva". Il padre di Saman rompe il silenzio: cosa ha detto ai magistrati

Il padre di Saman Abbas avrebbe detto al giudice che la figlia è viva: è l'ennesima versione sull'accaduto o non sa cosa sta accadendo in Italia?

"È viva". Il padre di Saman rompe il silenzio: cosa ha detto ai magistrati

Saman è viva”. Lo avrebbe detto Shabbar Abbas al giudice di Islamabad. L’uomo è accusato in Italia per il concorso in omicidio della figlia Saman Abbas, del suo sequestro e di occultamento di cadavere.

Shabbar era atteso oggi per l’udienza programmata nel tribunale pakistano e per lui è stata chiesta l'estradizione. Il suo legale ha ottenuto di prendere visione della documentazione italiana entro 7 giorni. La figlia Saman è scomparsa la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio 2021 a Novellara: gli inquirenti si sono subito orientati verso l’ipotesi del delitto d’onore, perché la 18enne si era opposta a un matrimonio forzato. In un’intercettazione telefonica, Shabbar avrebbe ammesso candidamente di essere stato lui a ucciderla per il proprio onore.

Non si sa se l’ultima dichiarazione di Shabbar - cioè che Saman sarebbe in vita - sia solo l’ennesima versione della storia: i parenti dissero che la giovane fosse fuggita in Belgio. Quindi la sua potrebbe essere semplicemente un’autodifesa a oltranza. O forse l’uomo è del tutto ignaro di ciò che accade in Italia.

A Novellara infatti, in un casolare abbandonato, si scava per recuperare dei resti umani. Sarebbero quelli di Saman: c’è quasi la certezza per via di diversi fattori, ma naturalmente dovranno essere eseguite le indagini di rito affidate agli esperti. Uno dei fattori consiste nel fatto che gli inquirenti sono stati condotti in quel luogo dallo zio della ragazza, Danish Hasnain, accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio.

La collaborazione di Danish c'è stata - ha spiegato il suo nuovo legale Liborio Cataliotti - e lo dice l'atto del verbale di rinvenimento del cadavere, con la sua presenza in loco, messo a disposizione stamattina dalla Procura per noi difensori”.

In altre parole quel presunto accordo granitico di 5 persone che hanno giurato sul Corano - ossia i 5 rinviati a giudizio - Shabbar, Danish, la madre di Saman Nazia Shaheen, i cugini Ikram Ijaz e Noumanoulaq Noumanulaq - starebbe venendo meno.

Non ipoteco il futuro processuale del mio assistito - ha aggiunto Cataliotti - e non commento atti in divenire o non ancora realizzati. Quello che posso dire è che effettivamente ha dato il suo apporto. Che ce ne sia uno ulteriore, staremo a vedere il prosieguo. Ad ora non saprei, perché significherebbe prevedere sviluppi di un processo difficile e richiederebbe un'introspezione psicologica della persona che non è facile per me che lo conosco da solo due giorni”. Cataliotti auspica una sinergia tra le parti per giungere alla verità.

Inoltre altri dettagli emergono dalla documentazione degli inquirenti. Danish e Ikram si sarebbero incontrati in carcere. Pare che Danish abbia ammesso di non aver detto tutto e che potrebbe ripensarci, e di non aver più paura di andare in carcere in Pakistan. Ikram avrebbe invece confessato di essere disonorato, giurando che se non vedrà più sua madre si suiciderà. E avrebbe aggiunto un ulteriore, agghiacciante dettaglio sull'omicidio: "Io la immobilizzavo per le gambe mentre Danish e l’altro cugino la soffocavano".

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