La Difesa scende in campo per sostenere la produzione industriale

Il ministro Guerini ha proposto di utilizzare personale e risorse della Difesa per aiutare la produzione industriale nazionale legata al settore sanitario

La Difesa scende in campo per sostenere la produzione industriale

Per vincere la battaglia contro il coronavirus Covid-19 potrebbe scendere in campo la Difesa, e non solamente tramite l'impiego di maggiore personale di quello che sta già pattugliando le nostre strade con l'operazione Strade Sicure, bensì per aiutare direttamente la produzione industriale nazionale di materiale medico e sanitario legato all'emergenza.

Come riporta La Stampa, sul tavolo del Consiglio dei Ministri di oggi arriverà la proposta del ministro Guerini di produrre gel disinfettanti in casa, nello Stabilimento chimico-farmaceutico militare che si trova a Firenze. In attività sin dal 1853 rappresenta un'eccellenza non solo delle nostre Forze Armate ma anche della stessa sanità nazionale: oltre alla necessità di produrre particolari sostanze per un uso prettamente militare, come ad esempio l'atropina, un antagonista degli aggressivi chimici nervini come il Sarin, nello stabilimento vengono mantenute le linee di produzione di farmaci "orfani" o per malattie rare, primariamente per dare la copertura medica ai nostri soldati quando si trovano ad operare in zone del globo dove certe patologie, come la semplice malaria, sono endemiche.

Nella storia dello stabilimento ci sono stati anche degli interventi straordinari di produzione rivolta esclusivamente per scopi civili in occasione di particolari emergenze: ricordiamo quando nel 1986, durante l'incidente alla centrale nucleare Chernobyl che produsse una nuvola radioattiva che funestò mezza Europa, si attivò in tempi rapidissimi e produsse in meno di 24 ore 500mila compresse di ioduro di potassio, farmaco usato per combattere i danni alla tiroide provocati dallo iodio131, isotopo radioattivo estremamente pericoloso presente nella nube.

Oppure quando, nel 1998, si attivò per conto del Ministero della Salute, per produrre due dei principali farmaci della terapia del professor Di Bella: la soluzione ai retinoidi e le compresse di melatonina, la cui sperimentazione purtroppo non ha fornito i risultati attesi. In quella occasione furono rapidamente prodotte 2.400.000 compresse di melatonina e 10.400 flaconi di soluzione ai retinoidi.

In tempi più recenti, nel 2009 in occasione della pandemia di A/H1N1, la cosiddetta influenza suina, i chimici militari produssero capsule del farmaco antivirale Oseltamivir, un farmaco antivirale per il trattamento e la profilassi della influenza tipo A e B.

Insomma, nello stabilimento di chimica farmaceutica militare non si è mai smesso di lavorare, anche al di fuori dei tempi di emergenza sanitaria, ed è proprio per questo che dispone di attrezzature all'avanguardia e personale altamente specializzato che, se autorizzati, possono attivarsi per scopi civili e preparare nel pieno rispetto delle specifiche normative di settore farmaci solidi - orali e iniettabili - presidi medico-chirurgici come il gel disinfettante e kit di pronto soccorso.

La Difesa poi, dal punto di vista strettamente della produzione di apparecchiature mediche, si è già attivata da un paio di giorni quando 25 tecnici militari sono arrivati alla Siare Engineering, una ditta del bolognese che produce respiratori per la ventilazione polmonare di terapia intensiva. L'azienda infatti, data l'alta richiesta di macchinari di questo tipo data dall'emergenza coronavirus, non riesce a soddisfarla con il proprio personale specializzato e pertanto sono stati mandati di rinforzo gli operai con le stellette.

A fronte di questa situazione che evidenzia come certi settori industriali privati abbiano bisogno di un intervento statale in casi di emergenza, le parole del presidente francese Macron di ieri risuonano come un monito per tutti e soprattutto dovrebbero esserlo per noi. Durante il suo intervento alla nazione il presidente ha infatti detto che "delegare la nostra alimentazione, la nostra protezione, la nostra capacità di prenderci cura del nostro ambiente di vita ad altri è una follia. Dobbiamo prendere il controllo, costruire ancora di più di quanto già non lo si faccia una Francia, un'Europa sovrana, una Francie e un'Europa che tengono fermamente il destino nelle loro mani. Le prossime settimane e i prossimi mesi necessiteranno di decisioni di rottura in questo senso. Me ne farò carico".

Quando usciremo da questa piaga che sta mettendo in ginocchio il nostro Paese, e ne usciremo, occorrerà ripensare al "sistema Italia" così come lo conosciamo. Proprio avendo ben presenti le parole di Macron, dovremo rivedere il nostro sistema produttivo in senso meno liberista e globalista riappropriandoci quindi di intere filiere ormai delocalizzate all'estero o letteralmente sparite dal tessuto produttivo nazionale perché non in grado di essere concorrenziali sul mercato globale. L'esempio delle mascherine sanitarie è perfettamente calzante in questo senso: un'azienda di Galliate (No) ha riattivato due linee per produrre tute protettive monouso e mascherine, un'attività dismessa 15 anni fa a causa della concorrenza cinese.

Questa epidemia, ormai diventata pandemia, ha messo allo scoperto tutti i limiti della globalizzazione e delle regole del mercato, limiti che hanno oltrepassato i confini del lavoro e del commercio per toccare i nervi scoperti della stessa sopravvivenza di una popolazione, come evidenziato proprio dal presidente francese, che di certo non è mai stato un sovranista.

Stiamo quindi vivendo un cambiamento epocale causato dal virus che potrebbe vedere la fine del liberismo e del globalismo per passare possibilmente in una nuova era in cui nazioni o gruppi di nazioni dovranno rendersi autosufficienti e per la propria stessa sopravvivenza: una sfida per il futuro che l'Italia non può non accettare.

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