Liberateci dai professori d'odio

Da "scrofa" a "bioriosa", si moltiplicano gli insulti contro Giorgia Meloni. A qualcuno dà fastidio il successo di FdI?

Liberateci dai professori d'odio

Se tre indizi fanno una prova, forse siamo di fronte a un piccolo, significante problema. Quello del rapporto tra la “cultura”, o meglio tra gli “intellettuali”, e la destra di ispirazione meloniana.

Finché FdI era relegata a bandierina dello schieramento parlamentare, ferma al 5% dei voti, il partito era considerato una sorta di riserva indiana degli irriducibili “fasci”. Un gruppo da sopportare, ma senza preoccuparsi troppo. Ora che invece Fratelli d’Italia sta conquistando ampi spazi nell’ambito politico italiano, qualcosa è cambiato. Meloni è più presente in tv. I sondaggi la danno davanti al Pd del redivivo Enrico Letta. E da mesi si moltiplicano gli insulti che professori, intellettuali e radical chic le rivolgono in barba al credo anti-sessista delle sinistre tutte.

In principio fu Giovanni Gozzini, storico e docente all’Università di Siena, che durante una trasmissione radiofonica fiorentina definì la leader di FdI con una serie di epiteti animaleschi non proprio da gentleman. Era il 19 febbraio scorso. Gozzini insultò “l’ortolana” Meloni colpevole di portare avanti un “nazionalismo retorico, demenziale, ignorante”. La “pesciaiola”, che “non ha mai letto un libro in vita sua”, per il professorone non avrebbe dovuto rivolgersi “da pari a pari” con gente come Draghi. Insomma una “rana dalla bocca larga”, o meglio “una vacca”, “una scrofa” di cui Gozzini voleva “stigmatizzare il livello di ignoranza e presunzione”.

Vero è che al prof l’Università ha poi sospeso lo stipendio per tre mesi e il diretto interessato s’è cosparso il capo di cenere. Ma cronaca insegna che il suo non era, e forse non sarà, un caso isolato. Tra gli odiatori si erano iscritte pure le sardine, che pure nacquero con l’intento di portare avanti “la non violenza verbale e fisica”. A fine del 2019 un gruppo Fb collaterale alle sarde di Santori comparvero profluvi di insulti tipo “demente”, “pazza da manocomio”, “bestia”, “gollum”, “merd**”, “sgorbia”, “spregevole” e “feccia”. La raccolta di ingiurie della Meloni è degna ormai di un collezionista d’arte.

Il resto è storia di questi giorni. Sorvoliamo sulla scelta della libraia di non vendere l’autobiografia: la libreria è la sua e ne fa ciò che vuole. Diverso il discorso per il professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Simon Levis Salman, che ha condiviso sui social la fotografia del libro “Io sono Giorgia” messo a testa in giù sugli scaffali Feltrinelli. E lo stesso dicasi per il collega dell’Università di Teramo, Guido Saraceni, che nel mettere a confronto il volume meloniano col suo romanzo se l’è presa con la “solita boriosa arroganza da urlatrice di piazza” della leader di FdI.

Qui, sia chiaro, il sessismo c’entra davvero poco. Meloni non è nel mirino dei professori d’odio perché donna. Ma perché di destra. Il fatto che l’erede del Movimento sociale italiano sfiori il 20% deve far attorcigliare le budella a qualcuno. Poi per carità: farla fuori dal vasino può capitare a tutti, il discorso vale anche quando a farsi scappare il dito sulla tastiera sono prof dell'area culturale di centrodestra. Ma ad apparire quantomeno strano è che non tutti quelli che offendono Meloni poi riescono ad ammettere l’errore. Gozzini chiese scusa. E gli va dato atto. Salman invece ha tentato un’incredibile autodifesa, cercando di far passare quel post con Meloni a testa in giù - stile piazzale Loreto - come “erroneamente interpretato e fatto oggetto di strumentalizzazione politica”. I sodali lettarati si sono schierati con lui, non sia mai biasimare un compagno che sbaglia: qualcuno ha parlato di “macchina del fango”, altri di “me…da neofascista che avanza”. Anche Saraceni - rispondendo a questo Giornale - invece di scusarsi ha preferito rincarare la dose, rilanciando l'accusa di “sguaiata aggressività” alla leader Fdi.

Va bene. Così sia. Però poi non lamentatevi se qualcuno arriva a dire che forse è il caso di stare alla larga da queste Università. Perché logica dice: è meglio rimanere un po’ più ignoranti che venire indottrinati da odiatori di professore.

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