Migrante in quarantena sulla Moby Zaza si getta dalla nave: e adesso le Ong parlano di "prigione"

Nelle scorse ore un tunisino che stava trascorrendo la quarantena a bordo della Moby Zaza, ancorata a largo di Porto Empedocle, si è buttato dalla nave ed è stato trovato morto. Scatta la polemica, Sea Watch: "Prigione galleggiante"

Migrante in quarantena sulla Moby Zaza si getta dalla nave: e adesso le Ong parlano di "prigione"

È operativa soltanto da sabato, dopo settimane di richieste soprattutto da parte di numerosi sindaci siciliani, e già è al centro di un importante episodio di cronaca destinato a far discutere anche sul fronte politico. Il riferimento è alla nave Moby Zaza, l’unità navale a largo di Porto Empedocle ed usata per far trascorrere a bordo la quarantena ai migranti approdati in Sicilia in piena emergenza coronavirus.

Nella scorsa notte un tunisino si è lanciato dalla nave, facendo perdere le sue tracce. Dopo alcune ore, un elicottero della Capitaneria di Palermo, così come riportato da LaPresse, ha ritrovato il corpo del giovane migrante. Per lui purtroppo non c’è stato nulla da fare: il ragazzo è morto annegato dopo essersi lanciato dalla Moby Zaza.

Si è trattato del primo caso del genere per quanto riguarda un mezzo adibito ad ospitare le quarantene dei migranti, considerando non solo la Moby Zaza ma anche la Raffaele Rubettino, la motonave della Tirrenia che nei giorni scorsi ha avuto a bordo più di 150 migranti sbarcati dalle navi Ong Alan Kurdi ed Aita Mari.

E con il passare delle ore stanno scoccando non poche polemiche, in relazione soprattutto alla permanenza dei migranti all’interno dell’unità navale della Moby. Il deputato Riccardo Magi di +Europa, ha parlato addirittura di “tragedia annunciata”: “Il governo deve porre fine alla prassi disumana, illegittima e costosa della sorveglianza sanitaria a bordo di navi appositamente noleggiate per migranti salvati in mare o arrivati autonomamente sulle cose italiane – si legge in una nota di Magi – Ancora prima della tragica morte del ragazzo tunisino avvenuta stanotte, avevo presentato un'interpellanza ai ministri dell'Interno e dei Trasporti, perché chiarissero i diversi aspetti controversi della questione.”

“La trovata di realizzare una sorta di hotspot galleggiante impiegando la Moby Zaza – ha poi proseguito il rappresentante di +Europa – e ancora prima la nave Rubattino, oltre a comportare lo sperpero di ingenti risorse pubbliche non sembra rispettare le norme nazionali e internazionali sulle procedure finalizzate all'identificazione e alla eventuale richiesta di protezione”.

Ancora più dura una delle Ong più impegnate nel Mediterraneo centrale, ossia la tedesca Sea Watch: “Poteva essere accolto a terra ma è morto su una nave-quarantena, l'invenzione creata dal governo al solo scopo di giustificare la decisione incomprensibile di dichiarare non sicuri i porti italiani – hanno scritto i rappresentanti dell’organizzazione su Twitter – Per i naufraghi si è rivelata una nuova prigione”.

Per la verità la Moby Zaza nei giorni scorsi aveva già suscitato polemiche, ma per un altro motivo: quello cioè inerente i costi. Così come denunciato dal parlamentare della Lega Alessandro Pagano, l’unità navale della Moby costa quasi un milione di Euro al mese, una media di 4.000 Euro a testa per ogni migrante ospitato al massimo della capacità del mezzo, il quale può contenere a bordo 250 persone in cabine singole. Secondo il deputato della Lega, la Moby Zaza è una vera e propria nave da crociera “con a bordo ogni genere di confort”.

Dunque, se da una parte c’è chi parla di prigioni galleggianti, dall’altro lato i costi ed il tipo di nave usata hanno suscitato polemiche per sistemazioni costose offerte ai migranti in piena emergenza economica dovuta al coronavirus.

Ed è proprio l’attuale emergenza sanitaria alla base della scelta di usare una nave per le quarantene. La necessità di far rispettare le distanze sociali anche ai migranti, ha creato difficoltà nel reperire strutture idonee sulla terraferma per ospitare chi è arrivato nelle ultime settimane. A Lampedusa ad esempio, il locale hotpost non ha più i posti necessari per far entrare altri migranti. Inoltre, dallo scorso 8 aprile i porti italiani risultano non sicuri proprio per via dell'emergenza sanitaria.

Da qui la richiesta dei sindaci dell’agrigentino e di altri comuni della Sicilia di evitare di far sbarcare altre persone, mantenendo invece i migranti a bordo di un’apposita nave. Che, come si può evincere da quanto scritto sopra, appare sempre più al centro delle polemiche.