A Pollone, nel Biellese, c’è un nuovo indirizzo che prova a rimettere in moto il centro del paese partendo da ciò che in Italia continua a funzionare meglio di molte strategie urbanistiche: una tavola condivisa. Si chiama Codirosso ed è il progetto voluto da Felice Piacenza, aperto l’8 maggio in uno spazio che per oltre quarant’anni è stato legato alla figura di Aurelio Rosso, artigiano conosciuto da tutta la comunità locale. Non un semplice recupero nostalgico, però. Piuttosto un tentativo di trasformare una memoria di paese in un locale contemporaneo, costruito attorno a pizza, cucina conviviale e filiera corta.
Il nome tiene insieme entrambe le anime. Da una parte il riferimento diretto ad Aurelio Rosso e alla storia del luogo; dall’altra il codirosso, piccolo uccello dal piumaggio acceso e dalla natura irrequieta. “La mia pizzeria nasce così: inquieta, viva, con il desiderio di muoversi”, racconta Piacenza. Una definizione che sintetizza abbastanza bene l’idea del progetto: evitare il format standardizzato della pizzeria contemporanea e lavorare invece su un’identità strettamente legata al territorio.
L’ambizione, almeno nelle intenzioni, va oltre l’apertura di un nuovo locale. Codirosso nasce infatti anche come operazione di presidio sociale in un paese che per anni ha avuto un ruolo centrale nella vita culturale del Biellese e che oggi cerca nuove occasioni di aggregazione. Il modello è quello ormai sempre più diffuso dei locali di provincia che provano a fare comunità prima ancora che ristorazione: spazi accessibili, informali, con prezzi sostenibili e una forte attenzione ai rapporti con i produttori della zona.

La proposta gastronomica parte naturalmente dalla pizza. Il menu alterna focacce al padellino, pizze classiche e signature, tutte disponibili sia con impasto tradizionale sia in versione croccante. La linea è chiara: ricette riconoscibili, ma costruite utilizzando ingredienti del territorio piemontese e biellese.
Tra le focacce compaiono combinazioni come Paletta, Madama Reale e insalata di campo, preparata con la specialità biellese a base di spalla del maiale, in questo cado della Macelleria Lafranco, formaggio Madama Reale del Caseificio Rosso ed erbe spontanee. Oppure Bagna cauda & Salam d’la Duja, che rilegge uno dei prodotti simbolo piemontesi attraverso una spuma di bagna cauda e salam d’la duja.
Più articolata la sezione delle signature. La Rustica delle Alpi mette insieme toma da polenta, salsiccia di Bra, cardoncelli, fondo bruno ed erbe di campo. Blu Selvatico lavora invece sui contrasti tra blu di capra, salsa speziata e lardo croccante. Acque Fredde prova infine a spostarsi verso una linea più fresca con crema di Castelrosso, trota affumicata, cipollotto, sesamo e limone.
Accanto alle pizze c’è una piccola cucina pensata per accompagnare il momento conviviale senza trasformare il locale in un ristorante classico: vitello tonnato, carne cruda, carciofi fritti, capunet primaverili e un’arancina biellese con riso, ragù e toma del Caseificio Rosso, che mescola Piemonte e Sicilia in modo quasi inevitabile vista la presenza in squadra di Riccardo Di Giovanni, pizzaiolo palermitano arrivato a Pollone proprio per seguire il progetto.

Il rapporto con i produttori locali è uno degli aspetti più concreti dell’operazione. Non soltanto forniture a chilometro ridotto, ma anche l’idea di sviluppare progressivamente una piccola autoproduzione grazie a un orto con meleto situato a pochi metri dal locale. Un progetto ancora in evoluzione, che dovrebbe portare in cucina erbe, ortaggi ed essenze coltivate direttamente dalla squadra.
Codirosso dispone di circa settanta coperti e di un giardino esterno, elemento che nei piccoli centri continua a fare la differenza soprattutto nella stagione estiva. Il concept development è stato seguito da Dom Carella con Arkana & Consulting.
Ma oltre consulenze e format, la partita vera si giocherà sulla capacità del locale di diventare un punto di riferimento quotidiano per Pollone. Più che una destinazione gastronomica, un posto dove fermarsi con naturalezza. E, di questi tempi, non è poco.