Cascina Caremma rimette le mani in pasta e lo fa senza nostalgie da cartolina. Torna la Festa del Pane, appuntamento che nei giovedì di gennaio e febbraio – dal 21 in avanti – riporta al centro un gesto antico e molto concreto: coltivare, macinare, impastare, cuocere. Nel cuore del Parco del Ticino, a una trentina di chilometri dal centro di Milano, la cascina apre le porte a un’esperienza che tiene insieme agricoltura, cultura materiale e convivialità, senza grandi proclami ma con una pratica chiara: partire dai cereali coltivati nei propri campi biologici e portarli, senza scorciatoie, fino alla tavola.
Il filo conduttore di questa edizione è il miglio. Cereale umile, resistente, dimenticato con una certa fretta dall’agricoltura moderna, eppure per secoli alla base dell’alimentazione quotidiana in Lombardia, prima che grano e mais prendessero il sopravvento. Il miglio cresce dove altri si arrendono, richiede poca acqua, si adatta ai terreni difficili. Oggi Caremma lo rimette al centro e non si tratta di un’operazione di revival fine a sé stessa ma di una scelta agricola sensata, che parla di biodiversità, equilibrio del suolo e anche di inclusione alimentare: il miglio è naturalmente senza glutine e permette, banalmente, a più persone di sedersi alla stessa tavola.
La Festa del Pane, però, non si limita a raccontare. Si fa. Gli ospiti impastano, infornano e mangiano ciò che hanno preparato, utilizzando il forno a legna del Seicento, cuore storico della cascina. Ognuno realizza due Pan de Mej: uno da portare a casa e uno destinato all’assaggio, servito con panna da affioramento. Il Pan de Mej, dolce simbolo della tradizione lombarda, nasce da ingredienti semplici e da una farina – quella di miglio – che per generazioni ha accompagnato feste popolari e tavole contadine. Qui torna a essere un gesto pratico, condiviso, senza musealizzazioni.
Accanto al laboratorio, la serata prosegue con un percorso gastronomico che utilizza i cereali coltivati in cascina – miglio, segale, mais, riso integrale e grano tenero – come struttura portante del menu. Una serie di piatti che costruiscono una narrazione coerente della cucina rurale lombarda: dal sacchetto del pane casereccio al tagliere di salumi e formaggi, dal flan di stagione con crema di zola alla zuppa di cipolla e scarola gratinata con toma e crostini di segale. E poi il miglio decorticato con ceci e verdure, il panino al vapore ripieno di cassoeula, fino al Pan de Mej originale che chiude il cerchio.
Il senso dell’operazione sta tutto qui: mettere in relazione generazioni diverse senza idealizzare il passato, raccontare la sostenibilità come pratica quotidiana e non come slogan, restituire all’agricoltura il suo ruolo concreto.
Alla fine resta qualcosa di tangibile: un pane fatto con le proprie mani, un sapere agricolo condiviso, un legame diretto con la terra. Il costo del laboratorio con cena è di 39 euro a persona. Prenotazioni allo 029050020 o sul sito di Cascina Caremma.