Delbono: "Se rinviato a giudizio, non mi dimetto"

Il sindaco in tribunale cinque ore: "Sereno, ho chiarito tutto". Deve rispondere di peculato, abuso d'ufficio e truffa aggravata per i soldi pubblici spesi in viaggi all'estero quand'era vice presidente della Regione. Lo accusa la ex compagna, Cinzia Cracchi

Bologna - Cinque ore sotto torchio. L’interrogatorio del sindaco di Bologna Flavio Delbono si è concluso intorno alle 14 ed è stato secretato dagli inquirenti. Tuttavia all’uscita della procura il sindaco, che è indagato per peculato, abuso di ufficio e truffa aggravata, ha commentato brevemente l’interrogatorio. "Sono molto sereno e rassicurato" ha detto spiegando che la prima parte dell’audizione ha riguardato domande del pm Morena Plazzi sui viaggi e le trasferte contestate a Delbono quando era vicepresidente della Regione Emilia Romagna.

"Non mi dimetto" Delbono non si dimetterà neppure se dovesse essere rinviato a giudizio all’interno dell’inchiesta. Lo ha chiarito lui stesso in un’intervista tv. "L’idea non esiste e non mi ha mai sfiorato il cervello, io non sono ricattabile". Delbono avrebbe detto al pm durante l’interrogatorio di 5 ore di oggi che ci sarebbe stato un errore ma non una truffa fornendo "ampi elementi" per dimostrare di non aver usato soldi pubblici a fini personali.

L'interrogatorio Successivamente, all’incirca dopo le prime due ore, l’indagato, assistito dall’avvocato Paolo Trombetti, ha reso dichiarazioni spontanee sul bancomat dato in uso alla sua ex segretaria (e compagna) Cinzia Cracchi (anche lei indagata per peculato e abuso d’ufficio), sugli incontri avuti di recente con la donna e sulla cosiddetta pista bulgara. A propostito delle missioni, Delbono ha spiegato: "Abbiamo fornito ampi elementi per dimostrare l’uso corretto delle risorse pubbliche e anche elementi testimoniali che possono attestare la correttezza del mio comportamento".

Messico e nuvole Restano in ballo però altri due viaggi in Messico per i quali la procura gli ha contestato la truffa aggravata ai danni della Regione. Su questo aspetto il primo cittadino ha chiarito: "Rimane un errore dell’ufficio probabilmente indotto da una incomprensione che ha prodotto un rimborso non dovuto a mio favore di circa 400 euro". Si tratterebbe della diaria percepita ugualmente dall’ex numero due della Regione nonostante, secondo l’accusa, fosse in vacanza in un villaggio a Santo Domingo. "Ovviamente sarà mia premura - ha aggiunto Delbono - provvedere alla restituzione di queste risorse non dovute alla Regione Emilia Romagna". E ha aggiunto che la cifra limitata "non può che essere frutto di un disguido, non certo di un disegno criminoso".

Il bancomat Per quanto riguarda invece l’uso del bancomat, intestato a un suo amico, Delbono ha precisato: "Si tratta di una operazione assolutamente tra due amici, non c’è nessun legame di affari, ma nasce dalla restituzione di una anticipazione che io avevo fatto a lui per un acquisto di una casa che poi non si è materializzato". Ulteriori chiarimenti sono stati forniti anche per quanto riguarda gli incontri con la Cracchi: "Negli ultimi tempi ci sono stati in presenza di un testimone" specificando di non poter rivelare il nome del testimone. Tuttavia in queste occasioni, "non c’è stata da parte mia nessuna dazione di denaro, nessuna offerta o proposta". Infine per smentire la cosiddetta pista bulgara, il sindaco ha detto che "è semplicemente una mia quota di una società in Bulgaria con un commercialista bolognese, società che nasce nel 2006 e che ha fatto due acquisti immobiliari e una cessione immobiliare, ovviamente alla luce del sole. Questi movimenti sono registrati nella mia dichiarazione dei redditi". Ai cronisti che gli hanno chiesto quando parlerà ai cittadini, come promesso, si è limitato a rispondere: "Presto parlerò ai cittadini". E sulle modalità ha detto: "Ci sto pensando".

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.