Dieci anni fa, il 10 gennaio 2016, moriva David Bowie. Ma Bowie aveva già messo in scena la propria morte. Pensiamo a tutte le maschere che ha indossato e a tutti i personaggi che ha inventato. Per restare ai principali: Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Hollywood Jack, il Duca bianco, Nat Adler e il più vero, l'ultima incarnazione, il profeta cieco Lazarus. La fine di un personaggio era una morte simbolica. Le maschere non erano travestimenti ma manifestazioni diverse di se stesso. In questo, Bowie trasportava nel pop l'idea buddista di personalità come processo di trasformazione continua. Del resto, fece sempre tesoro delle lezioni buddiste frequentate alla Tibet House di Londra. Ma il trasformismo era anche un modo di esorcizzare il terrore di aver ereditato dalla madre il gene della follia, come accaduto all'amato fratello Terry, schizofrenico e suicida nel 1985.
Il paradosso è che, pur passando di maschera in maschera, Bowie ha scritto alcune delle canzoni più oneste della musica rock. Oneste a modo loro: obliquo, simbolico, esoterico. Chi ascolta distrattamente coglie i personaggi. Chi ascolta davvero sente un uomo che si confessa senza usare la prima persona.
L'eredità musicale di Bowie è enorme. Qui abbiamo scelto arbitrariamente dieci canzoni che, oltre a essere capolavori, ci sembrano spiegare chi fosse David Bowie.
SPACE ODDITY Una canzone sulla depressione mascherata da epopea fantascientifica. Il Major Tom che si perde tra le stelle è Bowie che annega nella tristezza e nella solitudine. Nasce dalla visione di 2001. Odissea nella spazio. Due volte nello stesso giorno. Sotto Lsd.
QUICKSAND Qui Bowie dice più o meno tutto quello che c'è da sapere sul suo conto. Si dichiara vicino alla Golden Dawn, la setta esoterica guidata dal poeta William Butler Yeats e colata a picco dal satanista Aleister Crowley. Evoca il buddismo, il nazismo magico e le potenzialità sovrumane da stimolarsi con la pratica della magia. Negli ultimi tour, la canzone (del 1971) viene ripescata e proposta al pubblico con un nuovo arrangiamento.
STATION TO STATION Altra professione esplicita di esoterismo. Le fotografie pubblicate sul disco (1975-1976) vedono Bowie, vestito da uomo delle stelle, consultare la cabala e studiare l'Albero della vita. La cabala, fondamento delle arti occulte, combina esperienze diverse. C'è lo studio degli insegnamenti scritti sugli attributi divini di parole e numeri. C'è poi la cabala estatica, che prevede esercizi di respirazione, movimenti e anche il canto rituale. Le visioni creano inedite associazioni di simboli, che il cabalista trascrive con un metodo senza filtri simile alla scrittura automatica dei surrealisti o al cut up di William Burroughs, metodo che Bowie utilizzerà sistematicamente. Attraverso questo processo, si accede alla vera spiritualità. Gli antichi cabalisti credevano che i trattati aiutassero a invocare il potere divino dell'universo per scatenarlo contro i demoni. I cabalisti moderni credono che i trattati spieghino come connettere il proprio spirito al potere divino. Il cabalista è un viaggiatore: si muove tra lo spirito e le stelle, tra il mondo interiore e la realtà oggettiva.
WARSZAWA Tra le più enigmatiche canzoni di Bowie. Ecco cosa dice la leggenda: Bowie si ferma in treno a Varsavia. Prima di ripartire, si fa un giro ed entra in un negozio di dischi dove ascolta un disco folk. Il testo della canzone cerca di riprodurre i suoni di quell'album. Le parole non hanno un significato, non sono nemmeno parole. Eppure comunicano. Coincidenza: il negozio di dischi era a pochi metri dalla casa dove fu inventato l'esperanto...
HEROES Canzone strappalacrime su una coppia che si bacia accanto al Muro di Berlino, in attesa di separarsi. Ispirata, in realtà, da un bacio del produttore Tony Visconti rubato alla cantante Antonia Maass nei pressi del Muro. Si dicute da sempre del significato delle virgolette nel titolo.
LOOK BACK IN ANGER Trattato di demonologia in formato pop. Bowie si intrattiene con l'Angelo della morte. Canzone d'apertura nelle tournée degli anni Novanta.
ASHES TO ASHES Nel 1980 torna il Major Tom e confessa: ma quale astronauta, era un tossico massacrato dalla tristezza.
UNDER PRESSURE Il mega-successo che non si doveva fare. Fu la comune casa discografica a volere l'alleanza dei Queen con Bowie, due grandi nomi che sembravano essersi arenati. Non fu semplice convincere Freddie Mercury.
BLACKSTAR e LAZARUS Blackstar è il brano che dà il titolo al disco uscito due giorni prima della morte di Bowie. Lazarus, l'uomo che torna dalla morte, è invece il titolo sia di un singolo di Blackstar sia del musical-testamento di Bowie. In entrambi i casi, siamo di fronte a un Crowley in purezza. Nei video, c'è una incredibile quantità di riferimenti al mondo esoterico di Bowie, che non ha più voglia di "velare" le sue credenze. Non è un caso che Bowie recuperi le immagini del 1975 nel suo congedo dal mondo materiale. In Lazarus, l'uomo delle stelle risolve il mistero della vita, interrogandosi nuovamente sulla cabala, e si prepara a diventare spirito, secondo i passaggi stabiliti dall'alchimia. Sarà un Sol Niger, il Sole nero, una Blackstar dunque, la stella nera che emette luce bianca, un simbolo di rinascita in senso spirituale, anche attraverso il lutto e la rovina della materia, una fonte di energia nascosta, un matrimonio mistico tra Yin e Yang, bianco e nero, Sole e Luna, gli aspetti in apparente contrasto della nostra vita e del mondo. Una versione di Blackstar conteneva tre litografie alla base delle quali compaiono formule chimiche di vari stadi della fusione nucleare che conducono alla formazione di una stella.
La Blackstar ha la forma del pentagramma, che esprime il dominio dello spirito sugli elementi. Armato di questo segno, l'iniziato può vedere l'infinito attraverso alla facoltà che si chiama occhio dell'anima. Il terzo occhio, quello che Ziggy Stardust aveva disegnato sulla fronte.