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"Ha aiutato Putin a costruire l'Oreshnik": la rivelazione sulla Cina e il missile ipersonico russo

Secondo quanto riportato dal Telegraph forniture tecnologiche cinesi avrebbero permesso alla Russia di produrre il missile ipersonico Oreshnik aggirando così le sanzioni occidentali

"Ha aiutato Putin a costruire l'Oreshnik": la rivelazione sulla Cina e il missile ipersonico russo
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La Cina starebbe giocando un ruolo chiave, finora sottovalutato, nel rafforzamento dell’arsenale missilistico russo, permettendo a Vladimir Putin di aggirare le sanzioni occidentali e accelerare la produzione di nuove armi strategiche. Al centro di questa cooperazione c’è l’Oreshnik, un missile balistico ipersonico a capacità nucleare, già impiegato due volte in combattimento e in grado di colpire obiettivi in Europa in meno di venti minuti. Con una velocità che supera gli 8.000 chilometri orari, il missile può rilasciare fino a sei testate durante il volo, rendendo estremamente complessa qualsiasi intercettazione. L’uso recente dell’Oreshnik contro la città ucraina di Leopoli, a poche decine di chilometri dal confine polacco, ha acceso l’allarme non solo a Kiev ma anche nelle capitali occidentali, che vedono in quest’arma una minaccia diretta alla sicurezza europea. Dietro questo salto tecnologico, però, non ci sarebbe solo l’ingegneria militare russa, ma un flusso costante di macchinari, componenti e tecnologie provenienti da Pechino.

L'aiuto cinese a Putin

Secondo un’inchiesta del The Telegraph, la Russia starebbe utilizzando macchine utensili avanzate di fabbricazione cinese per produrre le testate dell’Oreshnik e di altri missili balistici. In particolare, l’attenzione degli investigatori si è concentrata su un tornio a controllo numerico (CNC) di tipo “carousel lathe”, individuato all’interno dello stabilimento statale di Votkinsk, il principale polo russo per la produzione missilistica, già colpito da sanzioni di Regno Unito, Stati Uniti, Unione europea e Giappone.

Questo impianto non realizza solo l’Oreshnik, ma anche sistemi come l’Iskander-M e il Topol-M, pilastri della deterrenza russa. L’indagine stima che la Cina abbia esportato verso Mosca tecnologia e attrezzature avanzate per un valore superiore a 10 miliardi di dollari, inclusi microchip, schede di memoria, cuscinetti a sfera, cristalli piezoelettrici e strumenti ottici.

Si tratta di componenti fondamentali per la produzione di armi di precisione, aerei da combattimento e sistemi radar, molti dei quali rientrano in una lista di beni ad alta priorità che decine di Paesi occidentali hanno vietato di esportare in Russia. Pechino, non avendo mai aderito al regime sanzionatorio, è diventata così un fornitore cruciale.

Un missile strategico

Questi flussi commerciali hanno consentito a Mosca non solo di mantenere, ma di espandere la propria capacità produttiva militare, riducendo la vulnerabilità alle pressioni economiche occidentali. Analisti militari sottolineano che uno dei punti deboli storici dell’industria della difesa russa è la lentezza e l’obsolescenza degli impianti produttivi, spesso incapaci di sostenere ritmi elevati senza un supporto esterno.

La manifattura cinese, molto più moderna ed efficiente, colma questo divario fornendo macchinari discreti per le esigenze belliche di Mosca. Non si tratta solo di missili: le stesse tecnologie alimentano la produzione di droni, inclusi modelli ispirati agli Shahed iraniani, e rafforzano la capacità russa nella guerra elettronica.

Secondo diversi centri di ricerca, la dipendenza della Russia dalla Cina è cresciuta in modo netto dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, trasformando Pechino in un perno essenziale della catena di

approvvigionamento militare del Cremlino. Un legame che, pur restando spesso nell’ombra, rischia di avere conseguenze durature sugli equilibri strategici globali e sulla capacità dell’Occidente di contenere l’espansione militare russa.

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